Fabrizio Corona, recensione della serie Netflix Io sono notizia: ossessioni e misfatti di un "nemico pubblico"

Disponibile su Netflix dal 9 gennaio, la docu-serie Io sono notizia si tiene lontana dal rischio agiografia di Fabrizio Corona, provando, al contrario, ad analizzare il fenomeno mediatico "smontandolo" in pezzi

Fabrizio Corona durante la registrazione di Io sono notizia per Netflix

Arriva oggi su Netflix una docu-serie dal gran potenziale, se non fosse che è già "nata vecchia", e proprio per colpa del suo protagonista: Fabrizio Corona.
Fin dal principio è giusto infatti svelare l'arcano: no, Io sono notizia - 5 puntate firmate da Massimo Cappello e Marzia Maniscalco - non nomina neppure il caso Signorini. Non avrebbe potuto per mere questioni di cronologia.

In quella continua corsa a perdifiato vero il successo e lo scoop a tutti i costi, Corona ha "fregato" ancora una volta qualcuno, insomma, facendo esplodere la bomba che rischia di travolgere molto più del palinsesto Mediaset a soli due giorni dall'annuncio di Netflix.
Ottenendo un effetto duplice: il motivo per cui praticamente tutti guarderanno le 5 puntate è sostanzialmente lo stesso per cui poi tutti resteranno delusi.

Il caso Alfonso Signorini scuote Mediaset: dalle accuse di Fabrizio Corona al caos del GF Vip Il caso Alfonso Signorini scuote Mediaset: dalle accuse di Fabrizio Corona al caos del GF Vip

Fabrizio Corona tra narcisismo e realtà

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Nina Moric è stata sposata con Fabrizio Corona dal 2001 al 2007, ed è madre del suo primo figlio, Carlos Maria

Una dinamica ricorrente nella vita lanciata al massimo del "Paparazzi King", come da titolo scelto da Netflix per lanciare la docu-serie sul mercato internazionale. Una definizione - il Re dei paparazzi -, come suggerito da Marianna Aprile (qui una delle tre voci narranti e critiche, insieme allo scrittore Enrico Dal Buono e a Marco Travaglio), che deve essere stata coniata certamente anni fa da Corona in persona, pietra fondante di quella auto-narrazione compiaciuta in cui pare ormai impossibile distinguere la persona dal personaggio.

Ed è proprio in queste crepe che si inserisce la natura documentaristica della serie, finendo per sottolineare la dissonanza esistente tra la versione del diretto interessato e quella fornita da chi, quel sedicente Paparazzi King, l'ha visto crescere, cadere, rialzarsi. Una sorta di divinità pagana e mefistofelica nel racconto di sé (alimentato da alcune dichiarazioni di Lele Mora e della lucida ma pur sempre "cuore di mamma", Gabriella Previtera), un bugiardo cronico nelle parole del sodale Maurizio Sorge, solo un "pagliaccio" in quelle di Nina Moric, traviata ex moglie, vera controparte drammatica in questa tragicommedia che la serie finisce per diventare.

Cosa racconta Io sono notizia: il Corona (poco) inedito dalla nascita a Falsissimo

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Fabrizio Corona conduce dal 2023 il podcast/video-show Falsissimo. Le ultime due puntate, quelle sul Alfonso Signorini, hanno raccolto oltre 10 milioni di visualizzazioni in pochi giorni

Massimo Cappello e Marzia Maniscalco sono partiti esattamente dall'inizio, dal quel 29 marzo del 1974 a Catania, quando Fabrizio Maria Corona nasce, figlio di Vittorio Corona, quel padre giornalista dalla schiena dritta e dai grandi ideali (di sinistra, a differenza del figlio), che porterà tutta la famiglia a Milano, negli anni '80, lasciando una Sicilia troppo stretta nel suo conservatorismo.

Perchè è subito necessario specificare una cosa: quella dell'ormai più famoso tra i Corona (come sottolinea con amarissima ironia Marco Travaglio) non è una storia di rivalsa e neppure di ribellione. Fabrizio infatti cresce nel boom economico del capoluogo lombardo, nel cuore ricchissimo di una città che si sta posizionando al centro del mondo. Circondato da agi, personaggi famosi dello spettacolo, della politica e dell'editoria, il futuro Re dei paparazzi cresce con il segreto desiderio, come confesserà alla mamma, di "diventare bravo come papà".

Ma la natura è natura, con le sue auree ambizioni e con le sue debolezze, e Fabrizio Corona ne ha una particolare, il suo mostro: i soldi. Dove il padre rifiuta anche incarichi milionari per non dover scendere a patti con la propria coscienza, il figlio rivende di nascosto tutti i costosi omaggi che arrivano a casa per Natale.

"Nel suo inconscio la povertà corrisponde alla perdita di valore" spiega mamma Gabriella. E la conferma, sotto forma di esempio, arriva da un'altra delle donne della sua vita, Nina Moric: "Per Fabrizio anche la paternità è stato solo un modo per monetizzare". Iperbole? No, considerando l'aborto (da lui suggerito e da lei colpevolmente accettato) dei due gemellini, rei di non essere arrivati al "momento giusto", lo stress lavorativo a cui, come suo agente, sottoponeva la modella incinta di Carlos Maria.

"Il carcere non mi ha insegnato niente": i problemi con la giustizia

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Lo scandalo di Vallettopoli, che ha portato Corona in carcere per la prima volta nel 2006, è stata la pietra tombale sulle attività del suo mentore, Lele Mora

I soldi, nella vita di Corona, persona e personaggio, sono origine e metro di ogni cosa, dall'amore al successo: per avidità distrugge l'impero di Lele Mora e finisce in carcere una prima volta, nel 2006, con l'inchiesta Vallettopoli. Comincia così una parte importante della sua vita, quella dei guai con la giustizia, che raggiunge il suo climax nel 2015, con la condanna in via definitiva da parte della Cassazione a 13 anni e 2 mesi di galera per estorsione.

Paradossalmente la parte più conosciuta - e meno legata al gossip auto-documentato - della vita di Fabrizio Corona diventa nella serie anche la più interessante. E godibile da una punto di vista squisitamente narrativo. Trasformati da tragedia a grottesco dramma, per il tono scelto dal protagonista (che la serie volutamente esagera, contrapponendo al suo punto di vista quello diametralmente opposto di altri "testimoni" delle sue cadute), gli anni di reclusione finiscono per diventare un racconto corale.

Fabrizo Corona, con le sue vicende, resta il centro narrativo di Io sono notizia ma non più, fortunamente, quello emotivo, sostituito da una galleria di personaggi assai più torbidi ma a loro modo interessanti. Dal compagno di cella Pietro, il calabrese che ogni sera prima di dormire mandava un bacio all'indirizzo di Totò Riina, a Emiliano Dolcetti, il bresciano condannato a 18 anni di carcere per aver decapitato la zia.

Più di ogni altro, lo spettatore che non abbia riconosciuto subito quel nome, Matteo Chigorno, che ci viene presentato dal primo episodio come ex giornalista e conoscente di Corona, per poi scoprire, solo alla fine, che è più noto alle cronache per essere stato l'assassino del gallerista milanese Giovanni Schubert nel 2010, condannato all'ergastolo.

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Fabrizio Corona durante le riprese della serie Netflix Io sono Notizia

La discesa negli inferi di Io sono notizia allarga così finalmente lo sguardo oltre Fabrizio Corona, in quella zona grigria dove il male e la condanna morale scivolano e sfumano verso la curiosità morbosa e, oseremmo dire, il desiderio di comprensione che va oltre l'umano giudizio.

Un tale campionario di bestialità da spingere pure il "bad boy" a prendere le distanze: proprio lui che ha trasformato il fango in oro, pare avere un moto di repulsione. Fuggendo ancora una volta dall'esame di coscienza, Corona, in cella, si riscopre (pur senza fortuna) fotografo e indagatore. Con occhio clinico e cinico, ma con poca profondità: "Il carcere non mi ha insegnato niente, non mi ha dato limiti in nulla" dirà più volte nella serie.

Fabrizio Corona, il "Forrest Gump" del panorama mediatico italiano

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Fabrizio Corona è stato uno dei principali esponenti di un sistema mediatico che, dagli anni '90, con la nascita delle tv private, ha mutato la propria missione e l'aspetto della società italiana

Scorrendo tutte d'un fiato le quasi 5 ore di Fabrizio Corona: Io sono notizia, c'è un dato che più di altri impressionerà gli spettatori: la quantità di volte in cui la vita di Fabrizio Corona ha incrociato le vicende del nostro Paese, dalla cronaca alla politica. Come nota lo scrittore e giornalista Enrico Dal Buono, l'ex Re dei Paparazzi è stato testimone, spesso privilegiato, anche involontario, di personaggi ed eventi che, a proprio modo, hanno segnato la storia collettiva.

Da personaggio di spicco dell'ala seppur più "innocua" del berlusconismo, al fianco del mentore Lele Mora, fino agli incredibili intrecci con i protagonisti della cronaca nera (lui, lo "sciacallo mediatico" della strage di Erba, si ritroverà anni dopo, nel carcere di Opera, a essere servito ogni mattina per colazione da Olindo Romano), Fabrizio Corona ha attraversato tre decenni di storia italiana come un Forrest Gump in carne e ossa.

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Un ritratto di Fabrizio Corona

Riflessione che sposta ancora l'attenzione costantemente al di fuori dalla parabola del protagonista stesso, verso quell'ecosistema mediatico che, a partire dagli anni '90, con l'arrivo di nuove riviste e soprattutto delle TV private, ha mutato completamente forma. Un'informazione non più divisa in compartimenti stagni, ma ibrida, capace di mescolare serio e faceto, sacro e profano, cronaca e gossip.

La caduta di quelle barriere imposte ha travolto il pubblico, ormai scettico verso i canali di informazione tradizionali e "limitanti", aprendo la strada ai Fabrizio Corona: personaggi non solo in grado di cercare la notizia ma addirittura di crearla, in qualunque contesto e con qualunque mezzo, in un sistema sempre più morboso e controllante.

La vita privata si mescola a quella pubblica all'interno di un impianto mediatico ormai basato sull'apparire a tutti i costi, dove presenziare è più importante del portare contenuti: quella presenza è, al contrario, il contenuto stesso (emblematica la presenza del tronista per eccellenza, Costantino Vitagliano).
Un sistema che ha visto, e continua a vedere, in Fabrizio Corona uno dei massimi esponenti, attraverso i decenni e i mezzi di informazione: se prima si chiamavano "paparazzate" oggi si chiama Falsissimo.

Conclusioni

Io sono notizia è docu-serie che tradisce, fortunatamente le attese: nè agiografia nè apologia di Fabrizio Corona, i cinque episodi mirano a indagare le ragioni del suo sinistro fascino ma, soprattutto, quelle del suo potere mediatico attraverso tre decenni di storia italiana.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • il regista Massimo Cappello e la co-sceneggiatrice Marzia Maniscalco non si approcciano con sguardo giudicante
  • il tono da tragicommedia che ben si addice al personaggio
  • la presenza di interventi lucidi e critici

Cosa non va

  • una riflessione valida ma che non aggiunge niente di nuovo nè sul personaggio nè sulla persona
  • una serie che pare già "scaduta" al suo debutto perchè non menziona neppure il caso mediatico del momento