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Fabian Going To the Dogs, la recensione: il fumo sopra Berlino

La recensione di Fabian Going To the Dogs, il film di Dominik Graf che arriva nelle sale italiane dopo essere stato in concorso alla Berlinale 2021.

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Fabian - Going to the Dogs: una foto del film

Nel marzo del 2021, il nuovo lungometraggio di Dominik Graf, oggetto di questa recensione di Fabian Going To the Dogs, era un po' un film "fantasma": selezionato in concorso alla Berlinale, che spezzò in due l'evento con una parte online - per stampa e professionisti - a marzo e una fisica, all'aperto e per il pubblico pagante, a giugno. E nel primo caso alcuni titoli, sparsi nelle varie sezioni, erano o completamente assenti dal server che consentiva ai giornalisti di vederli, o disponibili in modo limitato tramite geoblocking. Nel caso specifico del concorso, si trattava di assenza totale per i due film tedeschi in corsa per l'Orso d'Oro, disponibili solo su richiesta per determinate testate.

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Fabian - Going to the Dogs: Tom Schilling in una sequenza

Una strategia che da un lato metteva in evidenza la volontà dell'industria nazionale di tutelare due oggetti teoricamente fragili - il film di Graf, adattamento di un celebre romanzo degli anni Trenta, e l'opera prima di Daniel Brühl, regista e protagonista di una commedia autoironica - nel contesto di un evento particolare quale una Berlinale non del tutto in presenza, ma dall'altro faceva pochi favori a due pellicole che forse non erano tra le più forti del concorso di quell'anno, ma senz'altro non meritavano di essere l'oggetto di una sorta di caccia al tesoro nell'ambito di una kermesse già di suo più stratificata e meno lineare del solito.

C'era una volta a Berlino...

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Fabian - Going to the Dogs: Tom Schilling in un'immagine

Fabian Going To the Dogs trae ispirazione dal romanzo di Erich Kästner Fabian, storia di un moralista, dato alle stampe nel 1931, sulla vita di un giovane tedesco nella Repubblica di Weimar. Trattasi, per l'esattezza, di Jakob Fabian (Tom Schilling), che passa le giornate a scrivere testi pubblicitari per una marca di sigarette e le notti a visitare locali e bordelli insieme all'amico edonista Stephan Labude (Albrecht Schuch), con un punto di vista prossimo al nichilismo per quanto riguarda i rapporti umani, a causa dei traumi legati al servizio militare durante il primo conflitto mondiale. Una sera fa la conoscenza di Cornelia Battenberg (Saskia Rosendahl), aspirante attrice, e tra i due è colpo di fulmine, anche se lei esita a definire esattamente che cosa prova per Fabian. E i dubbi in merito continuano ad accompagnare la vita quotidiana della coppia, tra incertezze professionali e turbamenti personali...

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Tre ore a spasso con Fabian

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Fabian - Going to the Dogs: Saskia Rosendahl in un'immagine

C'è un paradosso al centro del film, che dura 176 minuti (quasi come il recente Opera senza autore, sempre con Schilling e Rosendahl e concepito come un affresco storico della Germania del Novecento, ma con un riferimento cronologico più ampio). Da un lato, tale lunghezza è la cifra stilistica di Dominik Graf, che viene dalla televisione e lì continua a lavorare con una certa frequenza (in particolare, ha firmato diversi episodi del popolare poliziesco teutonico Tatort), abituato quindi a racconti dilatati nel tempo, come già accaduto sempre in concorso a Berlino nel 2014, quando presentò le quasi tre ore di Beloved Sisters, sulla vita del poeta Friedrich Schiller. Dall'altro, complice l'esiguo numero di pagine della fonte letteraria, conferisce al tutto un'aria eccessiva, debordante, autocompiaciuta, che per certi versi è compatibile con l'edonismo mostrato sullo schermo ma toglie anche un po' di mordente ai momenti più potenti sul piano emotivo.

Recensione Beloved Sisters (2014)

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Fabian - Going to the Dogs: Meret Becker, Tom Schilling durante una scena

Eppure, l'operazione diverte, principalmente perché, come altrove nella sua filmografia, Graf sa avvalersi degli interpreti giusti per aggiungere pathos a una storia che traballa in alcuni punti a livello narrativo, e l'affiatamento esistente fra Schilling e Rosendahl, due delle migliori giovani promesse del cinema tedesco contemporaneo (lui in costante ascesa dopo la rivelazione con Oh Boy, un caffè a Berlino nel 2012, lei acclamata a Locarno nel 2021 e in precedenza pluripremiata per Lore, anch'esso di dieci anni fa), è una miscela molto efficace in questo opulento viaggio per la Berlino che fu, dove la Storia si lascia intravedere ma non si fa particolarmente sentire, lasciando ai volti a metà tra cinico e speranzoso dei protagonisti il compito di trasportarci in un'altra epoca.

Conclusioni

Chiudendo la recensione di Fabian Going To the Dogs, ci dichiariamo complessivamente soddisfatti e divertiti dal nuovo lungometraggio di Dominik Graf, bulimico ma interessante ritratto della Berlino degli anni Trenta.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
5.0/5

Perché ci piace

  • Tom Schilling e Saskia Rosendahl funzionano nuovamente come coppia sullo schermo.
  • La ricostruzione visiva della Berlino di allora è affascinante.

Cosa non va

  • La durata generosa comporta delle digressioni che sminuiscono a tratti la forza emotiva del racconto principale.