EPiC: Elvis Presley in Concert, musica e sudore di una divinità scesa in terra

Baz Luhrmann mette insieme materiale d'archivio saturando l'aurea sacra del Re. Ne esce fuori un film concerto alternativo che trova il suo scopo nelle parole, nelle lacrime e nell'intimità. La nostra recensione.

Elvis Presley

Bisogna rifarsi alle parole di Baz Luhrmann per capire fino in fondo cosa sia - e cosa rappresenti - EPiC: Elvis Presley in Concert. "Qualcosa di nuovo", dirà il regista, "né documentario, né film-concerto, bensì qualcosa che si lega alla grandezza di Elvis" rivelandone le ineguagliabili vibrazioni divine. Appendice che segue il biopic-capolavoro con Austin Butler, mostrando la reale forza e la reale vulnerabilità di un uomo segnato dalla grandezza.

Epic Film Elvis
Elvis Presley

Potremmo dire: una sorta di operazione ibrida costruita mettendo insieme materiale d'archivio trovato negli infiniti archivi della Warner Bros. Saturando vecchi filmati in 35 e 8mm, e facendoli sudare attraverso un colore capace di essere una storia a sé, Luhrmann parte dal restauro del materiale a disposizione per strutturare un'opera molto simile a un flusso di coscienza capace di incrociare voce, lacrime e musica. Quanto basta per creare il giusto mix.

EPiC: la voce di Elvis, sul palco con il Re

Questa è la forza di EPiC: la voce di Elvis. Luhrmann, recuperando una registrazione originale di ben 45 minuti, affida al Re l'andamento del film, definendo i confini di un'operazione che immortala la 'divinità' (non solo musicale) all'apice della sua carriera, sia sul palco dei molti - troppi - concerti a Las Vegas sia dietro le quinte, tra sala prove, conferenze stampa, riflessioni, postulati di vita e frammenti di memoria. Ed è tutto qui, in fondo: se la partenza impiega qualche minuto di troppo a ingranare, sarà poi la cover di Yesterday, voce e chitarra, ad accendere il film. Un momento che, per intimità e potenza, merita da solo la visione.

Baz Luhrmann e il valore dello storytelling musicale

E poi? Poi c'è il valore dello storytelling musicale, eccitante e terrificante, per un'esperienza quasi mistica. Elvis, bocciato in musica, schiacciato dal peso del successo, abbracciato a sua mamma (l'amore della sua vita), voglioso di profetizzare i suoi brani oltre il territorio americano, restando però intrappolato tra le luci effimere di Las Vegas. La sua gabbia d'oro. Diventerà - per volere dell'ambiguo Colonnello Parker, suo manager - schiavo di un sistema che lo ha sfinito fino a distruggerlo.

Epic Elvis Scena Film
Sul palco con il Re

Eppure, sul palco, habitat naturale di Presley, viene fuori tutta la sua carica, il suo inaspettato umorismo: tiene come nessun altro, in un'estasi mistica che parte dalle gambe arrivando fin su ai capelli neri corvino. Brividi, meraviglia, tragedia, bellezza. Inutile sciorinare la lista dei brani in scaletta, tutti da cantare: Hound Dog, Suspicious Minds, Burning Love, Always On My Mind.

Elvis, divorato dai baci delle fan, come se fosse un cristo sudato sceso dalla croce; Elvis aggrappato alla sua immagine, santino pagano di un immaginario pop entrato nelle pagine sacre. Se è illeggibile, forse, lo scopo cercato da Baz Luhrmann (e non è nemmeno così importante), EPiC: Elvis Presley in Concert diventa un semplice ma emotivo reminder sulla drammaturgia di un profeta che ha vissuto troppo, e per troppo poco tempo.

Conclusioni

Baz Luhrmann torna a raccontare Elvis in un film ibrido che illumina la sua potenza divina. Uomo, Dio, Re, musicista. Un tripudio musicale saturo e compresso, che punta sulle parole e sull'emotività. Non aggiunge nulla, e a tratti sembra un'operazione estranea, tuttavia enfatizza l'aurea sacrale di Presley, ricordando il perché sia stato il più grande di tutti.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Elvis!
  • La fotografia.
  • I brani scelti.
  • L'inquadratura finale.

Cosa non va

  • A tratti, sembra un'operazione illeggibile.