Dopo anni di rincari costanti, password condivise bloccate e un'offerta sempre più frammentata, il mercato dell'intrattenimento domestico potrebbe essere a un punto di svolta clamoroso. E se il futuro dello streaming fosse... gratis? Ci è caduto l'occhio su un articolo di Business Insider che riportava indiscrezioni secondo cui colossi del calibro di Disney, Paramount e la stessa Netflix starebbero valutando un'ipotesi che fino a poco tempo fa sembrava fantascientifica: l'introduzione di piani di abbonamento totalmente gratuiti.
Non si tratta di una marcia indietro che farebbero per generosità, ma di una mossa difensiva, strategica e ragionata, contro un nemico comune che sta monopolizzando il tempo degli spettatori: lo strapotere di YouTube. D'altra parte lo stesso Reed Hastings di Netflix lo aveva accennato in alcune interviste ai tempi del lancio di Disney+, indicando quella piattaforma free più che il neonato servizio streaming come uno dei loro principali concorrenti. E ci aveva visto lungo. Allora vediamo perché la "subscription fatigue" sta costringendo le piattaforme a ripensare i propri modelli di business e cosa può cambiare, concretamente, per noi spettatori.
La "Subscription Fatigue" e lo strapotere di YouTube
Il termine tecnico è "subscription fatigue", come quella relativa ai cinecomic di cui si è parlato negli ultimi anni, ma relativa alle piattaforme a pagamento. Qualcosa che si diffonde da un ambito all'altro e ci dovrebbe far capire che forse stiamo facendo troppo di tutto, portando il pubblico a una stanchezza cronica che può degenerare in rifiuto. Nello specifico, questa fatica si traduce per l'utente in frustrazione e disdette. Quanti abbonamenti streaming si possono realisticamente mantenere attivi ogni mese? Di fronte all'aumento generale dei costi, molti consumatori stanno facendo un passo indietro, selezionando solo uno o due servizi principali.
In questo vuoto di attenzione, si è inserito prepotentemente YouTube. La piattaforma di Google non è più solo il regno dei "creators" o dei videoclip musicali: è diventata, di fatto, la nuova televisione. Grazie a contenuti sempre più professionali, accessibilità immediata e un modello basato quasi interamente sull'inserzione pubblicitaria, YouTube sta raccogliendo fette enormi di pubblico e di tempo, sottraendo di fatto visualizzazioni ai colossi di Hollywood. E per competere con un gigante che offre ore di intrattenimento a costo zero, l'industria dello streaming tradizionale, cresciuta repentinamente anche grazie al boost dato dal lockdown di qualche anno fa, deve necessariamente adattarsi e trovare nuove armi.
Disney, Paramount e l'ipotesi dei piani 100% gratuiti
È in questo scenario in divenire che prende quota l'ipotesi dei servizi FAST (Free Ad-supported Streaming Television). Si tratta di qualcosa di diverso dai "piani Base con pubblicità" introdotti recentemente da alcune piattaforme, che richiedono comunque un pagamento mensile ridotto, perché la novità che starebbero vagliando major come Disney e Paramount è la creazione di veri e propri livelli di accesso free.
Ma come potrebbe funzionare? Potrebbe essere un'esperienza simile a quella della televisione tradizionale o di piattaforme già esistenti come Pluto TV o Tubi: palinsesti lineari, o librerie on-demand selezionate, inframezzate da interruzioni pubblicitarie gestite direttamente dalla piattaforma. Per le aziende sarebbe un modo per monetizzare un bacino di utenti enorme, ovvero quegli utenti non disposti ad abbonarsi, attraverso la vendita di spazi pubblicitari mirati; d'altra parte per gli utenti significherebbe accedere a cataloghi ridotti di film e serie TV, probabilmente non le ultimissime uscite, senza dover vincolarsi con un abbonamento e inserire i dati della carta di credito.
Anche Netflix guarda al modello FAST?
Se per Disney e Paramount circolano già voci, qual è invece la posizione di Netflix, che è il leader di questo mercato? Ufficialmente c'è sempre stata molta cautela sull'argomento, con l'idea di continuare a puntare sul piano standard con pubblicità, rafforzandolo. Però anche in questo caso delle voci iniziano a girare e la dichiarazione del co-CEO Greg Peters che "un'offerta free potrebbe aver senso in alcuni mercati" ci fa capire che una riflessione in merito si sta facendo. Probabilmente non sarebbe una soluzione applicabile agli USA e altri paesi forti, ma si potrebbe sperimentare in Asia o parti dell'Europa per capire che impatto potrebbe avere.
E sarebbe un passaggio forte, quasi epocale, perché se anche la piattaforma che ha rivoluzionato l'intrattenimento sdoganando il concetto di binge-watching a pagamento dovesse cedere al richiamo del gratuito, pur sostenuto da inserzioni, saremmo di fronte alla certificazione definitiva della fine della cosiddetta Golden Age dello streaming in abbonamento. Almeno così come l'abbiamo conosciuta fin qui.
Cosa cambia per gli spettatori: stiamo tornando alla TV tradizionale?
Lo scenario è incerto, perché incerta è la situazione in cui ci stiamo muovendo. Incerto è anche il pubblico, sopraffatto da troppi contenuti su tante piattaforme. Ma se i piani gratuiti dovessero diventare realtà, si andrebbe a creare una sorta di paradosso che lanciamo come provocazione: l'evoluzione dello streaming ci riporterebbe in qualche modo al punto di partenza, ovvero al modello della televisione lineare tradizionale? La rivoluzione sarà stata inutile o quasi?
Gli spettatori si troveranno di fronte a un bivio: pagare abbonamenti premium per un'esperienza senza interruzioni e con accesso a tutto il catalogo, oppure accettare il compromesso della pubblicità per guardare contenuti gratuitamente. Bisognerà capire quali potrebbero essere le limitazioni per chi accetta il compromesso o che eventuale aumento potranno avere i piani a pagamento, così come tanti altri dettagli che probabilmente non sono chiari nemmeno ai diretti interessati al momento. L'unica certezza è che degli interventi saranno necessari e che una corsa ai ripari contro lo strapotere di YouTube è inizia e che lo scenario futuro, più o meno prossimo, sarà diverso dall'attuale.