Dog Days

2018, Commedia

Recensione Dog Days: la felicità è a 4 zampe

La recensione di Dog Days, pellicola di Ken Marino dove i veri protagonisti sono i cani e i (buoni) sentimenti. Nelle sale dal 13 settembre.

Dog Days Vanessa Hudgens

Dopo un'intera carriera trascorsa tra cinema e TV davanti alla macchina da presa, e dietro le quinte dell'intrattenimento come sceneggiatore e produttore, Ken Marino ha deciso negli ultimi anni di cimentarsi nella sacra arte della regia. L'attore finalmente (?) approda nei cinema italiani nelle vesti di cineasta con Dog Days, rom-com corale ambientata tra le strade della nichilista Los Angeles. Città che fa sfondo a tante favolette familiari, d'amicizia e d'amore il cui atteso lieto fine ha il sapore dell'ovvietà.
Come il titolo presagisce i veri protagonisti di questo film, tanto leggero da risultare inconsistente, sono i cani che con la loro connaturata capacità di farsi amare con un solo sguardo riescono a salvare i loro migliori amici dalla solitudine, trasformandosi all'occorrenza anche in deliziosi "cupidi" a quattro zampe.

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Da Nina Dobrev a Finn Wolfhard, un cast di serie

B movie senza troppe pretese, se non quella di intrattenere e regalare qualche sorriso, Dog Days punta a un cast "di serie" nel vero senso della parola: tutti i protagonisti del lungometraggio sono volti noti agli appassionati di serie TV.
Tra gli altri, infatti, nella pellicola ritroviamo Nina Dobrev, amatissimaa Elena di The Vampire Diaries, qui nelle vesti della tradita e provatissima conduttrice televisiva Elizabeth; la casalinga disperata Eva Longoria nei panni dell'altrettanto provata Grace, madre adottiva di una bambina troppo introversa; la "strana coppia" di amici più riuscita (e tenera) del lungometraggio formata dall'anziano Walter (Ron Cephas Jones di This Is Us) e dall'adolescente Tyler (Finn Wolfhard), volto dell'adorato Mike di Stranger Things.

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Dog Days Eva Longoria Rob Corddry

Provaci ancora Ken

Dog Days Vanessa Hudgens Jon Bass

L'intento delle sceneggiatrici Elissa Matsueda ed Erica Oyama (moglie di Marino) e dello stesso regista era forse quello di portare sul grande schermo un film che rievocasse le corali commedie dell'ultimo Garry Marshall o di Richard Curtis.
Obiettivo che purtroppo è stato perseguito con troppo pressappochismo, rendendo Dog Days una pellicola dove neanche l'aiuto degli irresistibili musetti dei co-protagonisti riusciranno a convincere il pubblico.

Recensione Dog Days: la felicità è a 4 zampe
Sandra Martone
Redattore
2.0 2.0
Cinecittà World
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