Disincanto: Parte 2, la recensione: il ritorno del fantasy animato su Netflix

La recensione di Disincanto: Parte 2, seconda stagione della serie animata di Matt Groening disponibile su Netflix.

Disincanto: una scena della serie Netfilx
Disincanto: una scena della serie Netfilx

Scrivendo la recensione di Disincanto: Parte 2, ci troviamo di fronte alla confusione che può generare la strategia di Netflix per quanto riguarda la distribuzione e il marketing di determinate serie, principalmente in ambito comico e/o animato: per aumentare il "ciclo vitale" di prodotti come The Ranch, per esempio, ogni stagione è spezzata in due tranche (l'attuale Parte 7 è in realtà la prima metà del quarto ciclo), scelta adottata anche con alcune serie animate per una questione puramente pratica, dati i tempi di lavorazione richiesti in base al numero di episodi. Pertanto, di fronte ai capitoli XI-XX della nuova fatica di Matt Groening, la prima che il gigante del settore ha firmato per un servizio di streaming, la domanda sorge spontanea: è da considerarsi la seconda metà della prima stagione (cosa che effettivamente è, e lo dice anche Netflix includendo gli episodi nel blocco della prima annata), o un ciclo a sé?

Una trama solo a tratti orizzontale

Il dubbio sorge spontaneo anche in base a come si era concluso il decimo episodio di Disincanto, impostato come un vero finale di stagione con tanto di cliffhanger e promessa di sviluppi più dark, tra la morte di Elfo e il ritorno in scena della madre di Bean, in realtà determinata a seminare panico e distruzione. Una storyline che, sulla carta, poteva avere ramificazioni di un certo spessore, e che invece viene risolta nel giro di tre episodi, lasciando che il resto della seconda parte torni alla formula a cui ci eravamo abituati lo scorso anno, con racconti autoconclusivi a base di humour irriverente e slapstick medievale. Un elemento che può risultare in parte deludente se si considerano appunto i due blocchi come entità drammaturgiche separate, mentre il fatto che siano due metà di un'unica stagione dà un senso a quella svolta che rimescola leggermente le carte in tavola per poi tornare come prima, aderendo a uno status quo tipico delle produzioni di Matt Groening (il modello dichiarato è Futurama, che alla luce di una gag dello scorso anno potrebbe essere ambientato nel medesimo universo), dove le trame orizzontali vere e proprie non ci sono, ma singoli capitoli possono contenere stralci narrativi che avranno una funzione maggiore più avanti.

Ritorno a Dreamland

Disincanto: un'immagine della serie
Disincanto: un'immagine della serie

Il secondo blocco di Disincanto 2 è la prosecuzione coerente del primo, e ritrova tutti i personaggi esattamente come li avevamo lasciati, o quasi, regalandoci storie riconoscibili ma comunque intrise di una maggiore profondità, grazie alle esperienze ultraterrene di Elfo (il secondo episodio, ambientato all'Inferno, è un gioiello di scrittura e animazione) e ai nuovi traumi famigliari di Bean. Sono meno presenti gli omaggi alla cultura popolare che avevano arricchito la prima metà della stagione, ma quelli chiamati in causa sono eccezionali, soprattutto se si vede la serie in lingua originale: sfidiamo chiunque sia cresciuto con le altre opere di Groening a non esultare quando, durante una scena di battaglia, il re Zøg (doppiato da John DiMaggio, alias Bender) urla "Bite my shiny metal ax!". E proprio il padre di Bean è forse maggiormente indicativo di come il cliffhanger dello scorso anno ha sottilmente mutato la serie: a tredici mesi di distanza, tutti i personaggi hanno qualcosa in più da dire, laddove nei primi dieci capitoli i comprimari fungevano sostanzialmente da bersaglio per le freddure del trio principale.

Disincanto: tutte le citazioni della serie di Matt Groening

Sogno o incubo?

Bean, Elfo e Luci rimangono il motivo principale per divorare lo show, con una dinamica interpersonale sempre esilarante ma a volte anche straziante, che va oltre la vis comica allo stato puro per regalarci tre individui a tutto tondo, resi ancora più espressivi da un'animazione tradizionale la cui bellezza rende prezioso ogni secondo di ciò che accade a Dreamland, e ciò che accadrà.

Disincanto: una scena della prima stagione
Disincanto: una scena della prima stagione

Sì, pensiamo già al futuro, perché la seconda stagione di Disincanto - anch'essa suddivisa in due blocchi - è stata confermata già un anno fa, ed è in quella direzione che si muove il Capitolo XX, stravolgendo nuovamente il tutto. Sarà un cambiamento permanente? Difficile a dirsi, ma se la formula deve essere questa, con un cliffhanger che non incide profondamente sulla prosecuzione narrativa in senso stretto ma rende più "umani" gli abitanti del regno, ben venga. E chi non è d'accordo può mordere l'ascia di Zøg.

Conclusioni

Giunti in fondo alla nostra recensione di Disincanto: Parte 2 l'impressione è simile a quella della prima stagione, ma con delle punte di positività in più: se da un lato, infatti, lo show non ha ancora raggiunto il suo pieno potenziale di follia creativa e visiva, gli indizi ci sono tutti, come fu per le altre creature animate di Matt Groening. Il futuro si annuncia molto promettente, e la promessa più allettante è, paradossalmente, legata al rispetto della formula della serie.

Movieplayer.it
4.0/5

Perché ci piace

  • Le gag rimangono un concentrato di eccellenza.
  • L'apparato visivo raggiunge nuove vette, soprattutto nel secondo episodio.
  • Il lavoro sui personaggi è più approfondito.

Cosa non va

  • Chi si aspettava una storyline a lungo termine potrebbe restare deluso.