Kris Chaney è un ex detenuto appena uscito di prigione, in viaggio verso il confine colombiano per una missione ben precisa che lo riguarda da vicino. Il suo intento è quello di sequestrare Elisa, la figlia quindicenne del potente boss del narcotraffico Vicente, per mantenere una promessa fatta alla madre della ragazza. Ragazza che scoprirà ben presto come il suo rapitore sia in realtà il suo vero padre, del quale ha sempre ignorato l'esistenza.
Ma in Diablo quella che poteva essere una struggente riconciliazione familiare si trasforma in un inferno di sangue e pallottole quando sulle tracce della giovane si muove l'intero sottobosco criminale locale. Oltre a criminali ordinari, sulle tracce di Elisa vi è anche l'implacabile El Corvo, un killer leggendario e psicopatico con una mano metallica dotata di lama retrattile e una reputazione assai poco raccomandabile. Per Kris proteggere la persona che più ama al mondo sarà un'impresa tutt'altro che semplice.
El Diablo, un film che funziona
Quando Scott Adkins e Marko Zaror si affrontarono per la prima volta in Undisputed III: Redemption (2010), piccolo cult del cinema marziale, fu una vera e propria gioia per gli appassionati del filone. Tanto che i due condivisero nuovamente il set in Savage Dog (2017) e in John Wick 4 (2023), dove però non si sono affrontati direttamente. Diablo rappresenta il quarto capitolo di questo sodalizio e forse quello dove il loro antagonismo è ben assecondato da una sceneggiatura all'altezza.
Il film è inoltre l'ennesima collaborazione tra Zaror e il regista Ernesto Díaz Espinoza, nome caro agli amanti del genere che ha plasmato la scena cilena di action-movie a basso costo ma dalla notevole sostanza tecnica: se volete averne un assaggio, recuperatevi il suo Il pugno del Condor (2023), disponibile gratuitamente per gli abbonati nel catalogo di Amazon Prime Video.
Espinosa ha portata qui la sua lunga esperienza nel campo per dar vita ad un b-movie solido e scattante, capace di elevarsi rispetto alla media grazie a una storia essenziale e diretta quanto basta e a coreografie avvincenti, con i diversi confronti tra i due protagonisti a rubare la scena in più occasioni.
Uno contro l'altro in un film senza esclusione di colpi
Kris non è il classico eroe d'azione senza macchia, ma bensì un uomo consumato dagli errori passati, quegli stessi errori che gli hanno impedito di veder crescere sua figlia. Vicente a sua volta non è il villain monodimensionale, il falso padre traditore e subdolo: ama infatti sinceramente quella figlia acquisita, mettendosi in gioco in prima persona quando il gioco si fa duro. E lo psicopatico assassino El Condor, pelata d'ordinanza e occhialini da vista inclusi, è un'efficace reiterazione di un archetipo, trovante dei momenti di gustosa follia nella sordida interpretazione di Zaror.
Diablo può contare su uno stile che predilige inquadrature ampie e sequenze corpose invece di quel montaggio frenetico che caratterizza molti titoli coevi contemporanei, soprattutto hollywoodiani. Quando si combatte a mani nude, la macchina da presa osserva strategicamente per catturare la furia del contatto fisico senza tagli inutili. Espinoza possiede ormai una voce propria e ampiamente riconoscibile, in grado di distinguersi in un panorama affollato più da mestieranti che da autori, in senso ovviamente lato.
Diavoli e santi al centro del film
Scontri brutali ma efficaci, con quell'uno/due contro tutti all'interno di capannoni abbandonati che varrebbe da solo l'intero prezzo della visione, caratterizzano così un'ora e mezza di puro intrattenimento a tema, imperdibile per gli appassionati ma godibile anche per un'audience più generalista, data la presenza carismatica di Adkins che, come il miglior vino, diventa sempre più vendibile invecchiando.
Prossimo a spegnere cinquanta candeline a giugno, l'attore britannico si conferma una garanzia, qui accompagnato da nomi di rilievo sia dietro che davanti la macchina da presa, e Diablo si rivela inaspettatamente come uno dei migliori action-movie della scorsa stagione, essendo in possesso di tutto ciò che un titolo di questo tipo dovrebbe avere per far colpo su chi guarda.
Conclusioni
Un action b-movie secco e muscolare, dove i conflitti familiari diventano carburante emotivo per una serie di scontri coreografici messi in scena con potenza e rispetto per le capacità atletiche dei suoi protagonisti. Protagonisti interpretati dalle star del genere Scott Adkins e Marko Zaror, diretti da colui che ha rivoluzionato il filone del cinema d'azione sudamericano ovvero il cileno Ernesto Díaz Espinoza. Un regista che evita il caos e la frenesia del montaggio moderno per lasciare respirare la violenza, che sprizza a sussulti in una storia sì prevedibile ma egualmente avvincente, su torti passati, vendette e redenzioni.
Perché ci piace
- Scott Adkins e Marko Zaror sono perfetti, e non solo dal punto di vista atletico.
- Coreografie solide e avvincenti.
- Una storia matura e sfumata...
Cosa non va
- ...seppur a tratti prevedibile.