Curon, la recensione: un racconto sovrannaturale negli incontaminati paesaggi dell'Alto Adige

La recensione di Curon, la serie Netflix italiana che racconta un mistero ambientato nei meravigliosi paesaggi dell'Alto Adige.

RECENSIONE di 10/06/2020

Che cosa ci fanno due lupi dentro di noi? Lottano tra di loro, per il controllo della nostra anima.

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Curon: una prima immagine della serie Netflix

Da questa frase, parte di un racconto popolare, si dipana la trama della nuova serie Netflix ambientata tra gli incantevoli - ma a tratti inquietanti e minacciosi - paesaggi dell'Alto Adige. Una serie che, come scopriremo in questa recensione di Curon, dal tema del doppio imbastisce un mistero, sempre sospeso tra leggenda e realtà, legato al passato di una piccola cittadina nascosta tra le montagne, costruita di fronte a un lago che ne ha sommerso, tanti anni prima, una sua parte. Della Curon vecchia resta solo, visibile, un campanile, in quella nuova, invece, si portano avanti antiche discordie: quelle tra la popolazione di origine tedesca e quella italiana, rappresentata dalla famiglia Raina, i cui membri sono i protagonisti della serie.

Curon - creata da Ezio Abbate, Ivano Fachin e Giovanni Galassi -, pur sfruttando al meglio le location dove è ambientata (perfette per questo tipo di racconto), si perde proprio quando dovrebbe fare quel passo in più, ricreando non solo le atmosfere ma anche le situazioni tipiche del genere thriller/horror: la serie, come vedremo, non riesce mai veramente a turbare il suo spettatore, che, purtroppo, perde gradualmente, e inevitabilmente, di interesse verso il mistero su cui la storia si basa (di cui ci viene svelato fin troppo, fin troppo presto). Ci aspettavamo qualcosina di più da questa serie: Curon resta una produzione di qualità - che ci ha stupito per il suo giovane cast - ma difficilmente riuscirà a distinguersi nella vastità del catalogo Netflix, che ha fatto del genere mistery/sovrannaturale, con protagonisti degli adolescenti, un vero e proprio cavallo di battaglia.

Una storia dalle ottime premesse ma che fatica a sviluppare

Valeria Bilello
Curon: un'immagine della serie

Al centro della storia Mauro e Daria (Federico Russo e Margherita Morchio), due gemelli che arrivano a Curon insieme alla madre Anna (Valeria Bilello), e trovano rifugio nel vecchio hotel del nonno Thomas Raina (Luca Lionello), ormai in disuso. Anna, che aveva lasciato Curon molti anni prima, dopo la morte della madre, cerca infatti un posto dove ricominciare, lontano dall'ex marito. Appena, però, Mauro e Daria iniziano la scuola, cercando a fatica di ambientarsi, Anna scompare improvvisamente: nel cercare la propria madre i due gemelli porteranno alla luce numerosi segreti del passato e, insieme ad alcuni coetanei, verranno trascinati in una pericolosa avventura. Il campanile che si staglia nel lago, vestigia della Curon sommersa, è al centro di un mistero che coinvolge l'apparentemente tranquilla cittadina e i suoi abitanti, ed è la chiave per scoprire che cosa è successo ad Anna.

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Curon: una foto al set della serie Netflix

Da queste brevi premesse su Curon, ci possiamo facilmente rendere contro delle potenzialità che avrebbe potuto avere questa storia, che trova un grande elemento di fascino nell'essere ambientata in un luogo così suggestivo come le montagne dell'Alto Adige. Il grosso problema della serie, però, dipende da come la trama viene sviluppata: la natura del mistero su cui si basa, legato sia al passato della cittadina che alla scomparsa di Anna, ci viene svelata troppo presto, rendendo la vicenda progressivamente meno coinvolgente e interessante. Questo genere di storie, per catturare lo spettatore, deve riuscire a mantenere alta la tensione (e l'attenzione) fino alla fine, lasciando sempre qualcosa in più scoprire, qualcosa in più da svelare.

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Curon: un'immagine della prima stagione

Molto spesso poi, vengono create situazioni tipiche del cinema horror - personaggi che si aggirano per corridoi bui, seguendo strani rumori, o che si ritrovano davanti al lago di notte, da soli -, si preparano le scene, insomma, per quei momenti di adrenalinica tensione che non possiamo che aspettarci in questo tipo di narrazione. Il problema è che, oltre a predisporre la giusta atmosfera, non accade mai quel qualcosa che ci colpisca veramente, che ci faccia sobbalzare sulla poltrona, per così dire.
Questo va attribuito anche a una regia non sempre all'altezza, a tratti sì ispirata, ma molto più spesso confusa, che non osa abbastanza e probabilmente non riesce a realizzare la messa in scena come vorrebbe.
Tra questo e le rivelazioni anticipate di cui vi accennavamo, la storia perde velocemente di ritmo e, perciò, fatica a trascinare chi guarda.

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Un giovane cast che ci ha colpito

Curon
Curon: una scena della serie Netflix

Una lancia decisamente a favore di Curon va spezzata per il suo cast, in particolare i suoi interpreti più giovani, che ci hanno colpito addirittura di più degli adulti. I protagonisti, Federico Russo e Margherita Morchio, riescono a essere piuttosto convincenti nella parte; sì, alcune ingenuità nella loro recitazione ci sono, ma siamo comunque rimasti piacevolmente sorpresi da come portano in scena i loro personaggi. Tra i compagni di scuola, bravi anche Juju Di Domenico, che interpreta una ragazza alle prese con la scoperta della propria sessualità e che è legata al mistero di Curon molto di più di quanto potremmo inizialmente immaginare, e Luca Castellano, nel ruolo del suo migliore amico che, nel corso della storia, subirà un inaspettato - ed inquietante - cambiamento.

Curon Serie Netflix 2020
Una scena di Curon

Per quanto riguarda i personaggi adulti, lo spazio che si ritagliano all'interno della narrazione è minore rispetto a quello dei protagonisti adolescenti, e quindi risultano leggermente più bidimensionali. È probabile che il loro ruolo sia destinato a crescere durante una possibile seconda stagione; come vedremo, infatti, la serie (e soprattutto la sua conclusione) lasciano volutamente spazio a nuovi sviluppi della storia.

Un finale che apre ad una seconda stagione

Curon Serie
Curon: una scena della serie Netflix

La volontà di produrre una seconda stagione di Curon diventa ad un certo punto della narrazione piuttosto evidente, non solo nel finale, che viene lasciato intenzionalmente aperto. Nel corso degli episodi, infatti, ci vengono accennati più volte dettagli del passato della cittadina, relativi all'ostilità tra la popolazione tedesca e quella italiana, ma non vengono mai realmente approfonditi, non hanno mai un vero impatto sullo svolgimento della trama di questi primi sette episodi. Un personaggio in particolare - rappresentante in città dell'astio contro la famiglia Raina -, rimane sullo sfondo durante tutta la serie e proprio nei minuti conclusivi dell'ultimo episodio acquista improvvisamente di importanza, lasciandoci intuire che nella prossima stagione il suo ruolo sarà centrale. Anche i misteri relativi alla madre di Anna, della cui morte scopriamo molto poco, o di tutto ciò che è accaduto in passato nell'albergo dei Raina (di cui ad un certo punto si parla un po' come se fosse un nostrano Overlook Hotel) restano volutamente insoluti, probabilmente in attesa di Curon 2. È una scelta che possiamo senza dubbio capire, ma ci sarebbe comunque piaciuto cominciare a scavare di più già da adesso, già da questa prima stagione, che probabilmente così ci avrebbe convolto e appassionato di più.

Conclusioni

Concludiamo questa recensione di Curon sottolineando come questa serie Netflix italiana ci sappia un po’ di occasione mancata: buone le premesse, ma non particolarmente vincente lo svolgimento. La serie, pur sfruttando al meglio le location dove è ambientata (perfette per questo tipo di racconto), si perde nel ricreare le situazioni tipiche del genere thriller/horror. Inoltre, l’aver svelato fin troppo, fin troppo presto, non aiuta a coinvolgere lo spettatore. Una lancia va spezzata però in favore del giovane cast, convincente nei ruoli dei protagonisti adolescenti.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

2.7/5

Perché ci piace

  • Il giovane cast.
  • Le premesse della storia, che sono molto interessanti.
  • Le location in cui la storia è ambientata, adattissime per questo tipo di racconto.
  • Le atmosfere che si riescono a ricreare…

Cosa non va

  • …ma non si fa mai quel passo in più per turbare o spaventare davvero.
  • Ci viene svelato troppo, troppo presto e perdiamo presto di interesse per la narrazione.