Quella estiva è sempre stata una stagione strana per il cinema: al netto di alcuni film attesissimi che raggiungono comunque il loro pubblico, per gli altri è un grande rischio programmare titoli tra giugno e agosto. Per questo è un'uscita coraggiosa quella di Election Day, il film di Giorgio Amato con Angela Finocchiaro, Giorgio Tirabassi e Crisula Stafida.
Ed è coraggioso anche per un altro motivo: per il tentativo di non realizzare la solita commedia italiana, ma una storia che propone uno spaccato, un microcosmo del nostro paese nell'abitazione della deputata Renata Innocenti, il personaggio della Finocchiaro, nella notte che segue le elezioni, nell'attesa di confermare i risultati del voto e preparando interventi e commenti social. Ne abbiamo parlato con Crisula Stafida, che nel film interpreta la social media manager della protagonista.
Da figura professionale a "Bridget Jones dei Noantri": la genesi del personaggio
Partiamo da lì, dal suo personaggio, da come nasce questa "Bridget Jones romana". "Nella lettura della sceneggiatura siamo stati molto attenti al fatto che i personaggi fossero tutti variegati tra loro" ci ha raccontato Crisula Stafida, "ad esempio, il fatto che il mio personaggio fosse romano e fosse un po' la 'Bridget Jones dei Noantri', questo lo abbiamo deciso alla fine. Inizialmente, in scrittura, il personaggio era più professionale. Però io non ci dormo la notte su queste cose e ho pensato che un personaggio così professionale già c'era, era Anita, e io volevo qualcosa che facesse da contraltare. Parlando con i registi e il produttore ho proposto questa cosa e l'hanno accettata. Poi ho proposto di farla in romanesco, si sono guardati e hanno detto: 'Beh, perché no?'. E abbiamo creato insieme questo personaggio."
A parte la libertà di proporre soluzione, come quella accettata sull'accento, c'è stato anche spazio per l'improvvisazione? "In realtà non abbiamo improvvisato, però il regista ci ha lasciato abbastanza liberi in lettura di cambiare le nostre battute, di adattarle. Chiaramente, io insieme al produttore che è romano verace, mi sono adattata tutte le mie, perché il regista è sardo e ci ha lasciato carta bianca sul mio personaggio". Anche perché "le cose magari più divertenti a volte ti vengono proprio mentre sei nella scena."
Satira, politica e la "cattiveria" dei Social Media
Election Day è un film molto ironico, una satira che prende di mira un mondo specifico, quello della politica. È stato fonte di preoccupazione? "Ho capito subito che si faceva satira, che si prendeva in giro la politica. E quindi non mi sono assolutamente preoccupata: la satira esiste dalla notte dei tempi. Se qualcuno la prende male, pazienza, noi facciamo il nostro lavoro e basta. Io poi sono un po' come Sara, la politica non la mastico molto... sono ancora aspettando il mio raggio di sole che mi illumini." Una satira il cui senso finale si concretizza nel finale del film, che ovviamente non riveliamo ma che rappresenta il punto di arrivo della storia e della visione dell'autore.
E per quanto riguarda i social media, l'ambito di lavoro del suo personaggio? "Li frequento e mi diverto molto a leggere i commenti. Mi rendo conto che ci vorrebbe un patentino per poter scrivere dei commenti! La gente ha una frustrazione e una cattiveria incredibile, e poi li incontri per strada e magari non sono così. Non so perché i social riescano ad amplificare questa cattiveria, questo livore... è proprio una lente di ingrandimento." Li usa, però, moderatamente e soprattutto per lavoro: "so che non è un buon uso perché le persone dicono 'vabbè, ho capito che fai l'attrice, e poi?'. Però non mi sento di dare in pasto a gente che non conosco la mia vita privata. Ho paura che poi queste persone perdano anche un po' il senso della privacy, della realtà. Se pubblichi tutto ti vengono le crisi di identità, tipo: 'Ma io sono quella che faccio vedere o sono veramente io?'."
Lo stato del cinema italiano e il "mito" dei fondi ministeriali
Abbiamo parlato in apertura del complesso periodo di uscita, ma è difficile tutta la situazione del cinema italiano, soprattutto dal punto di vista produttivo: "Ho letto un po' dappertutto: 'Ah, voi avete fatto un altro film con i fondi del Ministero!'" ci ha detto Crisula Stafida, ma si tratta come spesso accade di "persone che parlano e che non sanno. No, non abbiamo fatto questo film con i fondi del Ministero, non ce li hanno dati. È stato fatto con Medusa. Non so con quali criteri seguano, non so che dinamiche scattino. Fatto sta che la situazione al momento è abbastanza critica, hanno bloccato il Tax Credit, ci sono stati problemi con produttori disonesti, e quando sbaglia uno poi pagano tutti, e ci sono tanti produttori in crisi."
E anche se l'estate non è il periodo in cui il pubblico italiano va con più continuità al cinema, non è un dramma, perché per fortuna "i film adesso hanno vita lunga: il cinema è importante, ma poi andrà su Prime Video, poi in televisione. La vita di questo film è appena cominciata."