Cowboy Bebop

1998 - 1999

Cowboy Bebop: perché lo amiamo ancora come vent’anni fa

Proviamo a capire il perché, a distanza di venti anni, non riusciamo a dimenticare la storia di Spike Spiegel e del gruppo di improbabili cacciatori di taglie della Bebop.

Cowboy Bebop: Spike Spiegel

L'anime night, la serata più attesa e amata dagli adolescenti della fine degli anni novanta che videro la percezione dell'animazione televisiva espandersi di nuovo verso oriente per accogliere una generazione di anime che di sicuro avrebbe fatto la storia. Tra le tante proposte (Inuyasha, Fullmetal Alchemist, Trigun, Nana, Sayuki, Slam Dunk per citarne alcune) nel 1999 approdò sui nostri schermi il cupo e ruvido Cowboy Bebop e nulla fu più come prima. Accolti, anzi, rapiti da una sigla dalle sonorità meravigliosamente Jazz ci si ritrovava in qualcosa che i nostri ingenui e giovani occhi non avevano mai visto prima, almeno per quanto riguardava il genere animazione.

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La serie diretta da Shin'ichirō Watanabe parla delle avventure di un gruppo dei cacciatori di taglie: lo svogliato e apparentemente indifferente Spike Spiegel, l'ex- poliziotto Jet Black, la problematica Faye, la piccola ma intelligentissima Ed (Edward Wong Hau Pepelu Tivrusky IV) e il super cane Ein che solcando sulla loro nave, la Bebop, lo spazio saranno soggetti alle avventure più disparate, dovendo affrontare inevitabilmente i fantasmi del proprio passato. Tutto questo avviene in un futuro che vede una Terra ormai devastata e quasi completamente abbandonata dai suoi abitanti che per sopravvivere hanno colonizzato i pianeti del sistema solare. Marte è diventato il pianeta cardine e diverse organizzazioni mafiose, prima tra tutte il Red Dragon Crime Syndicate a cui era affiliato anche il protagonista, esercitano la loro influenza sul nuovo governo.

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Cowboy Bebop: una scena dell'anime

La colonna sonora

Cowboy Bebop: la opening

Non potremmo parlare di Cowboy Bebop tralasciando l'incredibile colonna sonora che varia dal jazz al rock, dal blues alla fusion, opera della poliedrica musicista e compositrice giapponese Yôko Kanno. Ancora adesso ripensando alle prime visioni della serie non si può non ricordare l'effetto, a volte straniante, di un simile accompagnamento musicale che quasi per magia, dopo aver contrastato potentemente con le atmosfere futuristiche, si fondeva alla perfezione in una danza di immagini e musica accompagnando le situazioni più disparate: dalla sparatoria ai momenti più solenni, fino a giungere a quelli più ironici e divertenti con il risultato di un totale rapimento. Eravamo trascinati con forza in quel mondo futuristico e distopico, la musica iniziava misteriosamente a fungere da collante in eventi e situazione, e come tale si attaccava al nostro cervello per non andarsene più via. Siete riusciti a dimenticare la sigla di apertura Tank! ? Non credo, così come non dimenticherete quella di chiusura The Real Folk Blues , o la dolcissima e malinconica Memory. Riascoltate la OST per intero e diteci tutto quello che vi riporta alla mente, sarete sorpresi da quanto possano andare lontano i vostri ricordi.

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Atmosfere da gangster movie

Cowboy Bebop: Spike e Vicious

Le atmosfere, a tratti noir e a tratti da gangster movie si fanno un tutt'uno con un universo pregno degli elementi migliori del genere fantascientifico, e così astronavi, viaggi interspaziali e altre tecnologie avveniristiche vengono affiancate da armi vintage e look retrò che sembrano trarre ispirazione da pellicole del genere di The Killer di John Woo. Il cinema orientale è molto presente anche nella caratterizzazione dei personaggi, lo stesso Spike oltre che abile nell'uso delle armi da fuoco è pratico di diverse arti marziali e lo vediamo in più di un occasione affrontare corpo a corpo i suoi avversari, che a confronto Bruce Lee è un principiante, proprio come spesso accade nei più classici film d'azione del lontano oriente.

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Cowboy Bebop: Spike mentre pilota un astronave

La complessità dei personaggi

Cowboy Bebop: un'immagine dell'anime

Se c'è una cosa che colpisce in questo anime è sicuramente la profondità con cui vengono caratterizzati personaggi principali e comprimari. Seppur la suddivisione dei ruoli non presenti elementi innovativi, man mano che ci si addentra nel passato di Spike e compagni si percepisce subito il grande lavoro di sceneggiatura che c'è dietro, ognuno è il pezzo di un complesso puzzle e di conseguenza ogni elemento è differente ma complementare all'altro. Il nostro protagonista, ad esempio, non è solo l'ex-gangster in cerca dell'amata, non vive nel passato ma lotta per la sopravvivenza come tutti, portando il peso delle sue azioni senza risultare lacrimevole ma piuttosto disinteressato alla maggior parte di ciò che ha intorno , in opposizione al compagno Jet Black molto razionale e attento e alla bellissima Faye ossessionata, invece, da un passato che non ricorda, in perenne ricerca di un identità o semplicemente del suo posto nel modo. A donare una nota di leggerezza ci sono Ed e il cane Ein spesso protagonisti di gag bizzarre e divertenti che spezzano e alleggeriscono la narrazione.

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See you space cowboy

Cowboy Bebop: un'immagine dell'ultima puntata

Ma perché non riusciamo a dimenticare Cowboy Bebop? Sicuramente la nostalgia è canaglia e gioca la sua parte, ma non è sufficiente a far amare a distanza di vent'anni un titolo simile. Quello che più ci piaceva e ci piace ancora è il cuore della storia, l'incredibile rappresentazione ed espressione di sentimenti quali l'amore, la vendetta, la solitudine; ci siamo innamorati della malinconia di fondo, dell'umorismo ben dosato, dei silenzi riempiti dalla musica che ci hanno fatto appassionare alle vicende dello sgangherato gruppo e al loro modo di vedere la vita e di raccontare se stessi con una poesia che non ti aspetti ma colpisce, proprio come ci ha colpito il modo di Spike di raccontare la sua vita (o forse la vita che avrebbe voluto vivere), che nell'ultima puntata, semplice, diretto, disarmante diceva: "C'era una volta un gatto, un po' speciale. Nel corso dei secoli era morto e rinato più di un milione di volte. Era stato allevato da generazioni di uomini verso cui non aveva provato che indifferenza. Non temeva la morte. A un certo punto decise di diventare un libero gatto randagio. Incontrò una bella gatta bianca e vissero insieme felici e contenti. Passarono gli anni e la sua candida compagna, ormai vecchia, si spense. Lui pianse per più di un milione di volte, e poi la seguì. Non rinacque più." E se anche voi a queste parole piangete ancora come fontane vuol dire che non vi è passata e mai vi passerà, lo ricorderete per sempre e allora ...see you space cowboy!

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