Corsage, la recensione: il dolori di una (non più) giovane imperatrice

La recensione di Corsage, presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2022, il film di Marie Kreutzer fornisce un ritratto interessante e toccante dell'imperatrice Elisabetta d'Austria.

RECENSIONE di 20/05/2022

Ad arricchire la sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2022 arriva la nuova opera della regista austriaca Marie Kreutzer, incentrata su un personaggio che ha fatto la Storia del suo Paese, ma che è conosciuto in tutto il mondo anche grazie ai diversi lungometraggi che le sono stati dedicati: Elisabetta, l'Imperatrice d'Austria (e regina d'Ungheria). Come vedremo in questa recensione di Corsage il film della Kreutzer si approccia al personaggio storico - la cui esistenza, diversamente da quello che ci hanno fatto credere i film degli anni Cinquanta con Romy Schneider, era ricca di lati oscuri - partendo da un periodo particolare della sua vita, quello del suo quarantesimo compleanno. Il racconto, che potrebbe ricordare alla lontana l'operazione fatta da Sophia Coppola con Marie Antoinette, perché inserisce a contorno della narrazione elementi di una certa modernità, ci fornisce un ritratto estremamente intimo e onesto della sovrana e di quello che significava essere donna a quell'epoca e in quello specifico contesto.

Corsage
Corsage: un'immagine del film

I problemi psicologici ed emotivi di Elisabetta - conosciuta anche come Sisi, vezzeggiativo che però durante il film non sentiamo mai pronunciare - sono ben conosciuti dagli storici, e al di là della rappresentazione romantica che ne è spesso stata fatta dai media, l'Imperatrice d'Austria era una donna piena di fragilità, imprigionata in una vita che le stava stretta. Proprio a sottolineare questo malessere, nel film troviamo sequenze in cui le proporzioni tra Elisabetta e ciò che la circonda vengono completamente stravolte: lei è enorme, con la testa che si piega arrivando al soffitto, e l'arredamento viene rimpicciolito, rendendo così il palazzo reale ancor più una prigione che finisce per soffocarla. Questi escamotage visivi - insieme ad altri, di cui vi parleremo tra poco - contribuiscono a portare su schermo un ritratto particolarmente vivo ed incisivo di come la donna si sentiva intimamente, coinvolgendo lo spettatore in una storia che - a livello di trama - non ha nulla di particolarmente avvincente.

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L'ossessione per la bellezza

Elisabetta (Vicky Krieps, che abbiamo conosciuto ne Il filo nascosto) è arrivata al suo quarantesimo compleanno, il rapporto con il marito si è deteriorato e i due passano da momenti di una certa intimità alla freddezza più totale. Con i figli le cose sono un po' diverse: più legata alla minore - Maria Valeria - che ha potuto crescere, si sente distante da quello maggiore, Rudolf (Aaron Friesz), l'erede al trono.

Elisabetta, pur avvicinandosi ad un'età che per una donna dell'epoca rasentava quasi l'anzianità (e le viene comunicato senza mezzi termini, ad un certo punto del film, dal medico reale) è ancora dotata di incredibile bellezza, caratteristica che coltiva con zelo maniacale: dalle strettissime restrizioni alimentari (gli storici ci insegnano che soffriva di anoressia) a un regime sportivo estenuante, che comprendeva esercizi in palestre personalizzate, corse a cavallo, passeggiare e sessioni di scherma. A prescindere da tutto questo, però, la donna è costretta a confrontarsi con l'inevitabile realtà: sta invecchiando, e non importa quanto il suo strettissimo corsetto possa ancora fasciarle l'esile bacino. Cosa succede, quindi, se l'unico valore che ci è mai stato dato nella vita - la bellezza - viene a mancare?

Il film di Marie Kreutzer ci porta nella mente di una donna ossessionata da quella che ritiene essere la sua unica qualità (la bellezza) ed è, di conseguenza, spaventata dall'idea di perdere tutto. L'autrice ci conduce alla scoperta di Elisabetta con delicatezza, raccontandone il più intimo modo di essere, le paure e i desideri con consapevolezza, rendendola un personaggio per certi versi respingente ma al contempo affascinante nelle sue fragilità. Vicky Krieps dà vita ad Elisabetta con grande maestria, lasciandone trasparire il tormento interiore dai gesti e dallo sguardo, a volte lucido ed attento altre perso e appannato, dalla postura e dal modo di incedere, a tratti lento e misurato a tratti rigido e nervoso.

Un periodo di cambiamento

Marie Kreutzer si affida, come dicevamo, a diversi escamotage per rendere il suo ritratto di Elisabetta ancor più lucido e penetrante: le proporzioni che cambiano per raccontarne il senso di costrizione e soffocamento, ma anche la scelta di utilizzare location quasi fatiscenti, volutamente non "restaurate" perché sembrino appartenere a quell'epoca. Gli oggetti di arredamento, infatti, vengono collocati su muri crepati che si scrostano, vicino ad affreschi sbiaditi dal tempo. I personaggi vivono in magioni che mostrano sì una certa magnificenza, ma che risulta ormai appassita e deteriorata. Questo, a nostro parere, può essere sia indicativo dell'interiorità del personaggio, di come le aspettative che aveva sulla sua vita siano definitivamente crollate, ma anche del periodo storico in cui la vicenda è ambientata, che precede il decadimento dell'impero e la fine delle aristocrazie per come erano state fino a quel momento.

A colpire, avvicinandosi al finale del film, come l'autrice scelga di raccontare il cambiamento interiore della sua protagonista, arrivata ad un momento di svolta nella sua vita e desiderosa di altro. Sopratutto in certe sequenze, come quella in barca o il colloquio con l'amante del marito, l'impatto sullo spettatore è davvero forte, lasciando addosso, a visione ultimata, un grande senso di tenerezza per questo personaggio estremamente fragile ma con una sua forza particolare.

Conclusioni

Come abbiamo evidenziato nella recensione di Corsage, il film di Marie Kreutzer fornisce un ritratto intimo e delicato dell'Imperatrice Elisabetta d'Austria, evidenziandone le fragilità e le ossessione. Perfetta Vicky Krieps nel rappresentare una donna a tratti respingente ma anche estremamente affascinante.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • Il ritratto intimo fatto di Elisabetta.
  • Vicky Krieps nel ruolo della protagonista.
  • Alcuni escamotage visivi e narrativi utilizzati per raccontare il tormento interiore della protagonista.

Cosa non va

  • In certi punti il film si trascina leggermente e risulta un po' lento.