Cocaine - La vera storia di White Boy Rick

2018, Poliziesco

Cocaine - La vera storia di White Boy Rick, la recensione: Matthew McConaughey padre fallito

La recensione di Cocaine - La vera storia di White Boy Rick, il nuovo film di Yann Demange con Matthew McConaughey e il quindicenne esordiente Richie Merritt.

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Nel momento in cui scriviamo questa recensione di Cocaine - La vera storia di White Boy Rick sappiamo già com'è andata a finire; eppure c'è stato davvero un momento qualche mese fa, soprattutto a ridosso della partecipazione al Festival di Toronto, in cui il film del francese Yann Demange sembrava potesse addirittura arrivare fino agli Oscar. D'altronde, almeno sulla carta, gli elementi per sfondare c'erano tutti: una storia drammaticamente vera, un attore già premiato come Matthew McConaughey, un cast di supporto di eccellenza (Jennifer Jason Leigh, Bruce Dern, Piper Laurie) e soprattutto come protagonista un esordiente di appena quindici anni in un ruolo scomodo e molto discusso. Cos'è mancato quindi? Perché già poche settimane dopo la presentazione al festival canadese nessuno ne ha più sentito parlare di questo Cocaine - La vera storia di White Boy Rick? La verità per una volta è molto semplice: nonostante non si tratti propriamente di un brutto film, all'opera seconda di Demange manca personalità. E forse anche un pizzico di furbizia.

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Una storia vera, fin troppo

Si tratta della classica storia talmente assurda da sembrare scritta apposta per un film: il quattordicenne Rick Wershe Jr., esperto di armi grazie al padre poco di buono, riesce a guadagnarsi la fiducia non solo della malavita locale ma anche dei federali che da tempo indagano la scena criminale della corrotta Detroit degli anni '80. In poco tempo diventerà il più giovane informatore nella storia dell'FBI, ma al tempo stesso continuerà ad essere affascinato dalle sirene dei facili guadagni provenienti dal mondo del narcotraffico. Il risultato è noto ai più, visto che la storia di Wershe Jr., solitamente chiamato dai media White Boy Rick, è diventato un caso negli USA, ma non vogliamo rovinare la "sorpresa" al pubblico italiano. Difficile però che non si capisca dove voglia andare a parare il film fin dal principio.

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La trama di Cocaine - La vera storia di White Boy Rick scorre (più o meno) spedita e senza alcuno scossone: non c'è una scena, non una trovata di regia o sceneggiatura, che riesca mai ad elevare la pellicola da quel grigiume che la caratterizza non solo a livello estetico ma anche tematico. Eppure questa stessa storia in mano ad altri registi sarebbe stata perfetta per sperimentazioni e digressioni pop in stile Tonya. Certo, bisognava perdere qualcosa in termini di realismo, bisognava arrischiarsi di più verso un territorio fatto di fantasia e suggestioni, ma certamente il ritmo del film ne avrebbe guadagnato. E forse, chissà, avrebbe potuto rendere anche meglio le emozioni e sensazioni di un ragazzino alle prese con un mondo, pericoloso sì ma proprio per questo anche terribilmente eccitante, fatto di droghe, armi, donne: guadagni illegali e piaceri letali.

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Un'altra strada sarebbe potuta essere quella del naturalismo nostrano, recentemente visto nell'ottimo La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi: uno stile certamente molto lontano dagli standard del cinema statunitense, ma senza dubbio più onesto ed efficace di quello a metà tra il didascalico e retorico scelto per questo Cocaine - La vera storia di White Boy Rick. Per fare questo però il film avrebbe dovuto concentrare la sua attenzione e tensione drammaturgica tutta sul protagonista interpretato dal convincente, seppur acerbo, Richie Merritt. L'impressione invece è che tutto sia costruito quasi esclusivamente in funzione di Matthew McConaughey, che in quanto a minutaggio è poco presente, ma a cui spettano senza alcun dubbio i momenti più intensi e riusciti dell'intero film.

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A questo punto però viene da chiedersi perché al centro del film non sia stato messo direttamente lui. Perché questa storia di un ragazzino che si ritrova in un mondo molto più grande di lui non sia stata raccontata direttamente attraverso lo sguardo e il punto di vista di un padre sbandato, un uomo dal buon cuore ma incapace di raddrizzare la propria vita e fornire ai figli (la sorella di Rick è una tossicodipendente) l'esempio che meritano. In questo modo soltanto gli insistenti primi piani su quel volto già premiato con l'Oscar avrebbero ottenuto il risultato di commuoverci ed emozionarci come era da evidente intenzione del regista. Il risultato ottenuto è invece solo uno spreco di talenti al servizio di un'idea di cinema quasi inesistente.

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Luca Liguori
Redattore
2.0 2.0
Cinecittà World
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