Carol Alt: “Carlo Vanzina mi ha visto camaleontica e ha creduto in me”

Carol Alt e il suo doppio ritorno in Italia: dalla commedia Un figlio di nome Erasmus al Filming Italy Sardegna Festival.

INTERVISTA di 27/07/2020
Un Figlio Di Nome Erasmus 2
Un figlio di nome Erasmus: un primo piano di Carol Alt

È stata il simbolo della commedia anni '80, la bellezza inarrivabile, l'icona di un mondo di sensi, realtà e dinamiche che i giovani di quell'epoca scoprivano grazie al cinema di stampo "Vanziniano" (da Carlo ed Enrico Vanzina). Oggi Carol Alt è tornata in quell'Italia che le ha regalato il successo e l'ha idolatrata e dopo un ritorno alla commedia con Un figlio di nome Erasmus di Alberto Ferrari, al fianco di Luca e Paolo, Ricky Memphis e Daniele Liotti, approda al Filming Italy Sardegna Festival organizzato da Tiziana Rocca per raccontarsi e svelarsi un po', alternando l'italiano rinfrescato dalla permanenza nel nostro paese all'inglese di una New York girl, come lei stessa si è definita.

Silver Lining

Nathalie Rapti Gomez e Carol Alt in una scena della serie TV Piper
Nathalie Rapti Gomez e Carol Alt in una scena della serie TV Piper

Anche se critica Instagram ed i social perché necessitano di alimentazione continua, di contenuti che cannibalizzano il tempo di una persona, Carol Alt si è messa in gioco anche mediaticamente e li riconosce come mezzi per arrivare ai propri fan. Della sua attività su internet rivela: "Ho fatto un video motivazionale su Instagram che ho intitolato Silver Lining (il lato positivo) perché è importante quando gente come me dice ai fan 'ce la faremo a superare tutto questo'. Il mondo è così frammentato e diviso in questo momento" - osserva l'attrice - #Metoo, donne contro uomini, razzismo, bianchi contro neri, contro latini contro asiatici e perché? Noi siamo qui insieme e non capisco perché al mondo c'è chi si sente migliore di un altro. Mio padre faceva il pompiere nel Bronx nel periodo in cui tra neri e bianchi c'era una vera guerra e mio padre ha salvato tutti, da bambini ad animali, a bianchi, neri, portoricani, italiani. Siamo tutti uguali e questo insegnamento di mio padre mi porto da sempre nella vita" conclude.

Il grande fuoco

Tanti i film con Carlo Vanzina per Carol Alt ma anche moltissimi i film televisivi nel periodo d'oro della sua carriera italiana, negli anni '90. Nel 1995 l'attrice nata a New York ha partecipato ad un film TV che le è rimasto nel cuore e che considera il titolo di cui è più orgogliosa: "Il mio film del cuore è Il grande fuoco, un piccolo film diretto da Fabrizio Costa che per me è stato molto difficile ed emozionante. È arrivato durante un momento di vita difficile per me personalmente ed è stato come se la vita avesse incontrato l'arte. Ricordo bene quel periodo e ci ho lasciato il cuore" racconta con trasporto.

Il cinema che cambia

Renée Simonsen e Carol Alt sono le protagoniste del vanziniano Via Montenapoleone (1986)
Renée Simonsen e Carol Alt sono le protagoniste del vanziniano Via Montenapoleone (1986)

Da americana che ha percorso le strade del cinema hollywoodiano e di quello europeo, Carol Alt ci offre la sua visione sui cambiamenti cinematografici e sociali che stiamo vivendo. Partendo dagli italiani, l'attrice si apre poi a riflettere sull'apertura, necessaria, del cinema sul mondo: "Credo che gli italiani non abbiano mai trattato il loro cinema come se fosse di serie B, ma abbiano sempre considerato ogni film come se fosse la cosa più importante al mondo. Quello che è successo in questi anni è che il mondo si è aperto, puoi trovare film in streaming, su internet. Per vedere un film straniero prima dovevi andare in qualche cinema d'essai invece ora sono dovunque e facili da reperire. Gli attori sono francesi, italiani, inglesi, vengono da tantissime parti del mondo, i film sono diventati molto più concreti, terreni, mondani". Sul cinema americano poi l'attrice aggiunge: "Anche i film americani hanno sempre uno sguardo sull'Europa, devono avere sempre una sensibilità verso l'andamento del resto del mondo, non posso rimanere isolati come un tempo, devono includere tutti". Oltre a Un figlio di nome Erasmus, nei progetti in uscita dell'attrice c'è anche una collaborazione con un altro regista italiano: "si ho in cantiere un nuovo film diretto da Filippo Prandi, un regista italiano che vive a Los Angeles" rivela Carol Alt e racconta: "ero in strada e un mio amico mi ha chiamato e presentato Filippo. Lui mi ha detto: 'Ciao ho un film", io gli ho risposto 'ma c'è il Covid', ma lui mi ha risposto che avrei lavorato da sola. Ho detto ok, voglio lavorare certo, sono stata sola nel mio appartamento per 3 mesi con due gatti".

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La faccia della nonna

Giuseppe Sanfelice e Carol Alt in una scena della serie TV Piper
Giuseppe Sanfelice e Carol Alt in una scena della serie TV Piper

Sessant'anni a dicembre, avere l'età di una nonna ma non sembrarlo: "è un regalo e una maledizione per un'attrice" confessa Carol Alt e prosegue: "Guardatemi! Chi ha una nonna con il mio aspetto? Non ho la faccia della nonna. Mia sorella sta per diventare nonna e io sarò prozia, sarei una nonna oggi se avessi avuto figli ma non pensano a me per un ruolo così. Ci sono gli stereotipi ma le donne possono essere bellissime e intelligenti, essere nonne, tate, motocicliste, non dobbiamo sminuirci per essere prese seriamente. Con la bellezza spesso non ci prendono sul serio" dice l'attrice americana con decisione. "Anni fa mi fu proposto di fare una parte di contorno accanto a George Clooney in Batman ma invece io decisi di fare il film Il grande fuoco. Per me era un sfida, non volevo brillare di luce riflesse ma emanare la mia". Con quali registi vorrebbe lavorare in Italia? Non si sbilancia la Alt ma esprime un desiderio: "ci sono così tanti registi italiani in gamba, vorrei lavorare con un regista che mi vede in maniera differente, voglio farmi la coda, indossare le sneakers, voglio sentirmi differente, questo spero".

Il rapporto con Carlo Vanzina

La locandina di Miliardi
La locandina di Miliardi

Sono due anni che Carlo Vanzina è scomparso e Carol Alt lo evoca proprio parlando di registi con una visione differente: "Carlo in quel momento della mia vita è stato la persona che mi ha visto in maniera differente, non come una fotomodella. Mi ha visto come la camaleontica che sono, come il personaggio che potevo diventare" racconta e svela: "Il primo giorno che abbiamo lavorato insieme ho pensato che non ce l'avrei fatta per due settimane e lui pensò lo stesso e alla fine invece fu un storia d'amore lavorativa perché mi ha dato la possibilità di essere diversa. Se c'è qualcuno che crede in te puoi fare qualsiasi cosa, puoi scalare una montagna". Continua a raccontare di Carlo Vanzina Carol Alt e rivela un aneddoto: "Prima di lavorare con Carlo, lavoravo a teatro con Bob Fosse a Los Angeles e Carlo voleva che facessi Sotto il vestito niente ma io dissi di no perché avevo un altro film. Lui è tornato per un altro film e io gli dissi che non volevo fare l'audizione. Lui disse: 'niente audizioni la parte è tua se la vuoi.' Qualcuno ha visto come lavoravo e ha creduto in me. Mi raccontò che portò un blocco di fotografie ad un agente e disse: 'Qualsiasi ragazza tra queste in foto va bene per il film'. E l'agente rise e gli disse che in tutte quelle foto ero sempre io. Lui pensò che se ero capace di sembrare così diversa in tante foto, figuriamoci cosa ero capace di fare in un film. E questo mi ha veramente aperto le porte".

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