Bugonia, la recensione: Emma Stone al servizio della follia politica di Yorgos Lanthimos

Yorgos Lanthimos ed Emma Stone tornano a lavorare insieme in un film che 'attacca' l'essere umano e ironizza sulle sue derive. Il tono? Ovviamente sopra le righe. In concorso a Venezia e al cinema dal 13 novembre.

Un'immagine di Bugonia

Il cammino di Yorgos Lanthimos è particolare, da autore di culto cinefilo con i primi lavori a regista popolare almeno da La Favorita in avanti. Lo abbiamo conosciuto al debutto nel 2001, lo abbiamo seguito intrigati con Dogtooth e The Lobster, ne abbiamo visto l'esplosione popolare avvenuta due anni fa a Venezia con Povere creature!. E ora eccoci di nuovo a parlare di lui, di nuovo al Lido dopo la parentesi sulla Croisette di Kinds of Kindness, con Bugonia, ancora una volta insieme alla sua icona del momento, Emma Stone, che grazie a lui ha vinto anche un Oscar due anni fa.

Lecito chiedersi all'annuncio cosa dovessimo aspettarci dall'autore greco: qualcosa di più simile al freddo grottesco degli esordi o un'evoluzione di quanto impostato da The Lobster e soprattutto La Favorita in avanti, che ha culminato nel Leone d'oro del 2023? La verità è forse nel mezzo e prosegue quanto ha cercato di introdurre lo scorso anno con il film presentato a Cannes, arrivando a un risultato più coeso e compiuto.

Caccia all'alieno per Lanthimos e il suo Bugonia

Bugonia Immagine
Un momento di Bugonia, di Yorgos Lanthimos

La storia di Bugonia è semplice, diretta e immediata, quanto articolato e ricco di spunti ne è lo sviluppo: il protagonista è Teddy, un apicoltore con il "vizietto" sempre più diffuso di non fidarsi di chi detiene il potere, ritenendo che menta per mantenere il controllo. Un complottista, per dirlo in modo chiaro e inequivocabile, che si accompagna con un amico che condivide le medesime strampalate idee, insieme al quale decide di rapire la CEO di un'importante azienda. La motivazione? Sono convinti che sia un'aliena e che porti avanti il segreto obiettivo di conquistare, o distruggere, il nostro pianeta. Non aggiungiamo ulteriori dettagli per non anticipare altro sul film e il suo sviluppo, se non che la critica alla situazione socio-culturale non si limita a questo spunto, ma serpeggia sottile e intrigante per tutto il film, in dialoghi e situazione che riflettono, e fanno riflettere, sull'attuale condizione umana.

Jesse Plemons, inquietante e ironico complottista

Perno attorno a cui questa critica è costruita è ovviamente Jesse Plemons, motore dell'azione di Bugonia e personaggio ironico quanto inquietante: l'avevamo visto protagonista di una sequenza da brividi lo scorso anno in Civil War, uno dei momenti più tesi e intensi della scorsa stagione, ma nel nuovo film di Yorgos Lanthimos riesce a essere ugualmente allarmante e da brividi pur con tono e approccio completamente diversi. C'è ironia nella costruzione del suo Teddy, ma c'è anche una verità che scivola sottopelle in cui riconosciamo alcune delle derive più preoccupanti che quotidianamente ci passano davanti sui social.

Bugonia Jesse Plemons Scena
Jesse Plemons in una scena del film in concorso a Venezia

La sua prova poggia con sicurezza sullo script di Will Tracy, che riprende e adatta l'originale sud-coreano Save the Green Planet, che si affida non solo a sequenze dal potenziale iconico che Lanthimos rende alla perfezione con la sua messa in scena eccessiva e violenta, ma anche a dialoghi che tratteggiano i personaggi e la loro follia con una lucidità invidiabile. Quello tra i due rapitori e la vittima Emma Stone diventa così un gioco sottile e intrigante, dai profondi risvolti politici, che tiene desta l'attenzione dello spettatore anche nelle sequenze più statiche e teatrali, che si affidano soltanto ai dialoghi e la capacità degli interpreti di renderli credibili.

La splendida prova, anche fisica, di Emma Stone

Bugonia
Emma Stone in una scena del nuovo film di Lanthimos

Se, come detto, funziona Jesse Plemons e trova una buona spalla in Aidan Delbis, il film trova il suo compimento nella prova di Emma Stone. La sua fiducia in Lanthimos e nel progetto, di cui è anche produttrice, è evidente sin da subito e si concretizza nel donarsi in tutto e per tutto a Bugonia, quanto e come aveva già fatto con Povere Creature!: la sua è una prova anche fisica, in cui subisce di tutto, dal taglio dei capelli agli eccessi di violenza del suo carceriere Teddy. Se ci sono dubbi sulla natura aliena della sua Michelle, possiamo sciogliere i dubbi su quella della sua interprete Emma Stone, che si conferma tra le attrici più versatili e complete di questa generazione. Aliena, soprattutto quando è al servizio di un autore dalla lucida follia come Yorgos Lanthimos.

Conclusioni

Yorgos Lanthimos colpisce ancora! Bugonia prosegue il discorso che aveva già intrapreso con Kinds of Kindness, ma in modo ancor più compiuto e solido. Pur essendo un remake, Lanthimos fa suo il film e lo costruisce con la sua lucida follia lavorando su ironia, eccessi e soprattutto sui suoi personaggi. Un merito che va quindi diviso con Emma Stone e Jesse Plemons, che incarnano lo spirito del film e contribuiscono al suo successo.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Emma Stone e Jesse Plemons, oltre al resto del cast, abili nell'incarnare lo spirito del cinema di Lanthimos.
  • La lucida follia del regista, che emerge anche in un film che nasce come remake.
  • L'equilibrio tra ironia ed eccessi, tipico del cinema di Yorgos Lanthimos.

Cosa non va

  • È evidente che il regista si stia divertendo con gli ultimi lavori e qualcuno può considerarlo un "Lanthimos minore".