C'è un cinema che fa viaggiare l'immaginazione per esplorare mondi di fantasia, ce n'è un altro che si guarda intorno per raccontare la realtà, analizzarla. Capirla. E spesso per farlo è necessario adottare il punto di vista di chi si sceglie di seguire e raccontare, per annullare quel gap mentale che impedisce di comprendere motivazioni, impulsi e necessità.
Lo fa Nadia Fall con Brides - Giovani spose, al cinema con Rosamont dopo essere passato al Sundance e in tanti altri festival internazionali, che prende le mosse da un fenomeno reale con l'intento di esplorare perché si verifichi, per capire quale disagio e insoddisfazione ne siano la causa. E lo fa in modo compiuto, originale, sentito e profondo, costruendo una storia on the road in grado di approfondire anche il tema dell'amicizia femminile nell'età complicata e fragile dell'adolescenza.
Brides e il viaggio delle protagoniste
Il fenomeno che affronta Nadia Fall in Brides - Giovani spose, da cui parte la sua analisi e il racconto delle protagoniste, ambientato nel 2014, è quello delle ragazze che da un momento all'altro decidevano di abbandonare l'East London per intraprendere un viaggio attraverso l'Europa e raggiungere la Siria per unirsi all'ISIS.
Un punto di partenza forte che la regista canalizza nelle sue giovani protagoniste Doe e Muna, due ragazze islamiche che vivono nel Regno Unito e decidono di fuggire dalle famiglie e da un contesto sociale in cui si sentono in trappola, che le discrimina al punto da bullizzarle.
La loro meta è la Siria, dove intravedono il miraggio di una vita migliore oltre che nuova, almeno per ciò percepiscono dai social network. Una scelta che iniziano a patire una volta giunte a Istanbul, dove la realtà del viaggio che hanno intrapreso e la solitudine in cui si trovano fa mettere in dubbio la bontà della decisione presa.
Dal punto di vista di Doe e Muna
La scelta forte e interessante di Nadia Fall è di abbracciare il punto di vista delle sue protagoniste, seguendo la traccia già impostata nelle sue opere teatrali di raccontare i giovani e gli emarginati mettendoli al centro della storia e adottandone la prospettiva.
È aiutata in quest'opera anche dal lavoro delle attrici, l'esordiente Ebada Hassan che interpreta Doe e la sua coprotagonista Safiyya Ingar, che porta su schermo la sfrontata e forte Muna. Le due danno a Brides quella freschezza e spontaneità necessarie a rendere la storia nel modo corretto, a trasmettere quella impulsività tipica dell'adolescenza e la profondità delle sensazioni ed emozioni che porta con sé.
Una scrittura che cerca di comprendere il disagio
Lo scopo non è solo rappresentare un'età, un periodo, un disagio, ma anche capirlo. La regista era infatti colpita da come le ragazze in fuga dal Regno Unito venissero dipinte dalla stampa, come mostri, ma quale la molla che le spingeva ad agire in quel modo e prendere quelle decisioni?
Era necessario mostrare come e quanto si sentissero fuori posto, corpi estranei in una comunità incapace sia di capirle che di supportarle. Estranee in quella che sarebbe dovuta essere la loro casa.
Sia il lavoro di Nadia Fall nella messa in scena che quello dello script (realizzato con El-Bushra) puntano a far emergere una realtà più complessa e ricca di sfumature di ciò che i media hanno raccontato del fenomeno. Non vittime innocenti dell'ISIS o terroriste che miravano a distruggere l'occidente, ma persone vere con le loro emozioni ed esigenze. Non per ultima quella di trovare un posto in cui sentirsi a casa.
Conclusioni
Brides è un film prezioso sia per ciò che racconta, che per come sceglie di farlo: la regista Nadia Fall adotta il punto di vista delle sue protagoniste per esplorarne il disagio e tratteggiare le loro sensazioni e motivazioni, consentendoci di prender parte al loro viaggio, sia concreto e fisico che interiore. Un lavoro riuscito anche grazie alla prova delle due protagonista, l'esordiente Ebada Hassan e Safiyya Ingar, che interpretano rispettivamente Doe e Muna.
Perché ci piace
- Le due protagoniste che danno spessore all'intenzione dell'autrice di raccontare l'adolescenza.
- La scelta di adottare il punto di vista delle protagoniste per indagarne il disagio.
- Il fenomeno che Nadia Fall intende esplorare e il modo in cui lo affronta.
Cosa non va
- Lo script avrebbe necessitato di qualche passaggio in più per approfondire ulteriormente le protagoniste.