Black Beach, la recensione: le doppie anime di un film Netflix

La recensione di Black Beach, film spagnolo diretto da Esteban Crespo che unisce il dramma e l'azione è disponibile sul catalogo di Netflix.

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Black Beach: Raúl Arévalo in un'immagine

È con un leggero senso di sorpresa che iniziamo la nostra recensione di Black Beach, nuovo film targato Netflix e disponibile in catalogo dal 3 febbraio. Una sorpresa che non si ritrova tanto nella qualità tecnica del film e neppure nello svolgimento della trama, quanto nella capacità di catturare lo spettatore, ingannandolo. È un film dalle doppie anime, quello di Esteban Crespo, che inizia sembrando qualcosa che sembra dover continuare per tutta la sua durata e, invece, si trasforma a metà film in qualcos'altro. Non è esente da difetti, primo su tutti una mancanza nell'elevare definitivamente la storia, risulta infatti un film sì godibile, ma altrettanto poco memorabile, eppure non si può fare a meno di premiare quel cambio repentino di tono a cui si aggiunge un finale a sorpresa.

Ritorno al passato

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Black Beach: una scena del film

La trama del film segue le vicende di Carlos Fuster, un negoziatore di successo di un'azienda petrolifera che sembra vivere la vita dei suoi sogni: una moglie che ama, una figlia in arrivo e una carriera ben avviata. Lusso, rolex al polso e ricevimenti importanti sono la norma. Proprio per il suo successo e il suo talento professionale, Carlos diventa la persona giusta per una missione diplomatica: tornare su in un'isola africana in cui ha passato parte della sua vita, dove un importante ingegnere americano di nome Steve Campbell è stato rapito da alcune forze terroristiche, minacciando il successo di un importante contratto. Non una semplice missione diplomatica: Carlos dovrà affrontare anche un passato che credeva dimenticato quando scoprirà che a capo di questo gruppo di terroristi c'è Calixto Batete, un suo vecchio amico. Un mondo cambiato eppure simile a quello che aveva lasciato, tra vecchie conoscenze, minacce e sorprendenti rivelazioni, sarà quello che dovrà affrontare Carlos che, forse, si vedrà costretto ad abbandonare la sua nuova vita composta da perfezione e ricchezza per tornare a sporcarsi. Di terra, di polvere e di sangue.

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Un film che muta come il protagonista

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Black Beach: Raúl Arévalo durante una scena del film

Non vuole proporre nulla di nuovo, Black Beach, produzione spagnola finita direttamente nel catalogo del colosso dello streaming, ma senza dubbio intende divertire e sorprendere lo spettatore. La trama del film sembra incentrarsi su una missione diplomatica da portare a termine tra conoscenze, strette di mano, riunioni intorno a un tavolo, salvo poi cambiare passo e, con un colpo di scena, rovesciare il film stesso. Ecco che quello che sembrava il punto focale del film sfugge e si nasconde, lasciando spazio a una seconda metà di film più adrenalinica e incentrata sull'azione. Si capovolgono le aspettative perché la pazienza e il ritmo disteso e rilassato che sarebbe necessario per la diplomazia, le parole ben scelte e il lavoro intellettuale per raggiungere gli accordi previsti cedono il passo ai proiettili, agli inseguimenti in auto, a una vera e propria corsa contro il tempo. È da notare come il protagonista Carlos riesca a cambiare durante il corso del film trasformandosi via via in un'altra persona, lasciando spazio a una natura più selvaggia. Si tratta di una perdita dell'identità nello stesso posto in cui, si riesce a intuire, Carlos la propria identità se l'è costruita. La Black Beach del titolo, quindi, non è solo un luogo importante ai fini della trama, ma anche un posto che silenziosamente contamina i personaggi al di là dello spazio, proprio perché appartenente a un passato. Lo stesso colore nero che cambia l'animo umano, le onde che via via, inarrestabili, spazzano via ogni certezza.

Un bel finale per un film "normale"

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Black Beach: Raúl Arévalo in un momento del film

È l'aspetto migliore del film, per quanto, per voler raggiungere un pubblico eterogeneo come quello della piattaforma streaming, non viene approfondito più di tanto. Il bel finale che, ancora una volta, capovolge le aspettative con un nuovo colpo di scena non riesce tuttavia a dare una coesione più "alta" e universale alla vicenda che risulta, così, un semplice film d'intrattenimento. È la storia e l'intreccio narrativo a dare motore e benzina all'opera, bastano pochi elementi per caratterizzare i personaggi anche al costo di renderli un po' macchiettistici e stereotipati (si veda il ruolo del generale delle truppe armate, il cui ruolo diventa prevedibile sin dalla prima inquadratura a lui dedicata). Manca la percezione dei legami forti che avrebbero dato al film stesso tutto un altro sapore, più complesso ma anche di sicuro più tridimensionale e adatto alla storia, perché gli spunti sono interessanti e avrebbero dato vita a un film più memorabile. Invece, la sensazione è che si sia voluto più puntare alla superficie, al primo sguardo, senza scavare a fondo, credendo che bastassero alcuni colpi di scena ben inseriti e un ritmo ben dosato per portare a casa il risultato. Il che succede, ma che peccato sprecare l'opportunità di regalare qualcosa di più preferendo accontentarsi del minimo indispensabile.

Conclusioni

A conclusione della nostra recensione di Black Beach possiamo ritenere il film degno di una sufficienza. La storia è avvincente e i colpi di scena sono ben piazzati, ma manca quella profondità necessaria per elevare non solo il racconto, ma anche le tematiche proposte. Il film contrasta una prima dosata metà a una seconda più incentrata sull’azione e possiamo ritenerci soddisfatti dal finale, ma non possiamo che provare un po’ di delusione nel vedere tutto il (buon) potenziale sprecato per dare vita a un film semplice, “normale”, pensato più per i numeri del proprio pubblico da non scontentare. Un film che si accontenta di non essere memorabile, di essere solo piacevole per due ore.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
3.5/5

Perché ci piace

  • La storia riesce ad avvincere lo spettatore per tutta la durata grazie a un ritmo ben bilanciato.
  • Il percorso del protagonista racchiude una buona tematica sul passato e sull’identità costruita.

Cosa non va

  • Tutto rimane un po’ troppo in superficie, nonostante il potenziale, rendendo il film piacevole ma dimenticabile.