Ben - Rabbia Animale, un horror in cui "ritrovarsi": intervista a Johnny Sequoyah e Troy Kotsur

Una scimmia impazzita, una grande casa e un film dell'orrore che parla di famiglia. Il nostro incontro con i due interpreti protagonisti.

Ben - rabbia animale: Johnny Sequoyah e Troy Kotsur nella nostra video intervista

Una scimmia impazzita, una casa a strapiombo sull'oceano e una certa tensione giocata sui silenzi e sui rumori. Ecco Ben - Rabbia animale (titolo originale, Primate) di Johannes Roberts, un horror analogico che parte da uno spunto interessante: che succede se un tenero scimpanzé casalingo contrae la rabbia, diventando un'incontrollabile e spietata furia omicida?

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Ben - Rabbia animale: Johnny Sequoyah in una foto

Un po' horror, un po' splatter e un po' slasher, Ben mette al centro della scena - oltre alla scimmia, "interpretata" da Miguel Torres Umba ben truccato e mascherato - Johnny Sequoyah, nel ruolo della protagonista Lucy, tornata a casa per le vacanze, e il premio Oscar Troy Kotsur, che interpreta suo padre. Li abbiamo intervistati via Zoom. Entrambi gentili, disponibili e sorridenti.

Ben - Rabbia Animale: un horror che parla di perdita, famiglia ed empatia

Per Johnny Sequoyah e Troy Kotsur, Ben - Rabbia animale non è semplicemente un film horror, ma una storia che usa il genere per parlare di famiglia, perdita ed empatia. "Primate non è solo un film horror. È anche una storia sulla famiglia, sull'amore", spiegano entrambi, sottolineando come il cuore emotivo del film vada oltre la tensione e la violenza.

Troy Kotsur, per esempio, descrive il suo personaggio come un uomo che trova rifugio nella solitudine e nella calma. "Il mio personaggio ama questa casa estremamente tranquilla dove può concentrarsi sulla scrittura", dice. "È un padre, uno scrittore, vive in un luogo isolato, lontano dalla città, e ha uno scimpanzé domestico di nome Ben. Per lui quella tranquillità è fondamentale. Vuole solo scrivere, creare, vivere in pace".

Johnny Sequoyah, invece, spiega che al centro del titolo c'è la famiglia. Una famiglia imperfetta che cerca di ricomporsi. "Credo che la storia parli della famiglia e della solitudine", racconta a Movieplayer.it. "Lucy è già in difficoltà all'inizio del film, sta affrontando la perdita della madre e il ritorno in una famiglia che non è perfetta. L'orrore diventa solo un ostacolo in più, qualcosa che tutti devono attraversare. Ma alla fine il tema centrale resta la capacità di una famiglia di ritrovarsi".

Un film in cui immedesimarsi

Uno degli aspetti più sorprendenti di Ben - Rabbia animale è l'empatia. Nonostante tutto, lo spettatore si avvicina allo scimpanzé. In un'epoca in cui l'empatia è sempre più rara, questo elemento diventa centrale. "Sì, credo che sia proprio questo che vediamo nel rapporto con Ben", afferma l'attrice. Per Kotsur: "C'è amore per questo animale domestico, e poi lo vedi cambiare. La malattia inizia a influenzarlo e la persona - o l'essere - che amavi comincia a svanire. È come un amore che si perde lentamente", e prosegue, "Come padre devo proteggere la mia famiglia. Provi empatia per Ben, ma capisci anche che non c'è una soluzione semplice. Se hai dei figli, puoi immedesimarti in questa scelta impossibile".

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Lo scimpanzé Ben

Sequoyah sottolinea come l'empatia stessa sia fondamentale anche per la protagonista. "Una cosa molto importante per me era che Lucy non perdesse mai l'empatia verso Ben" - "Lei continua a sperare che possa tornare alla normalità, anche quando tutto sembra perduto. Ma a un certo punto deve imparare ad avere empatia anche per la sua famiglia e fare la cosa giusta". Se il film di Roberts, tornato alla regia dopo l'ottimo Resident Evil: Welcome to Raccoon City, esplora l'altro lato del terrore, Johnny Sequoyah e Troy Kotsur confidano quali sono le loro paure.

La paure di Johnny Sequoyah e Troy Kotsur

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Ben - Rabbia animale: Troy Kotsur e Gia Hunter in una foto

"Nella vita reale ho paura dei ragni", ammette Johnny ridendo. D'accordo Kotsur: "Sono terrorizzato dai ragni. Se ne vedo uno, esco dalla stanza". Ma sul fronte cinematografico, l'attrice confessa che un film l'ha segnata più di altri: "La cosa di John Carpenter è stato uno dei primi film horror che mi ha davvero spaventato a morte". Poi, Sequoyah chiude con una riflessione ironica: "La cosa bella di lavorare con i primati è che tornavo a casa sapendo che non ci sarebbe stato uno scimpanzé nel mio appartamento. Con i fantasmi non posso dire lo stesso". E Kotsur, con il suo humor inconfondibile, conclude: "Sono felice di essere sordo. Così non devo sentire i fantasmi che sussurrano di notte".