Le cose non dette, intervista a Beatrice Savignani: "Sì, credo nell'amore. Il cinema? Grazie a mamma"

Mezz'ora al telefono con un'attrice rivelazione, che dice: "Le nuove generazioni fanno paura perché hanno una voce dirompente. Oggi manca il valore dell'ascolto. Il set con Muccino? Abbracci e ispirazioni".

Beatrice Savignani. Foto di Nicola De Rosa

Io sono l'amore. Citando Guadagnino (!), potremmo descrivere così il personaggio di Blu, al centro di Le cose non dette di Gabriele Muccino. Un tornado, la variabile impazzita, l'incarnazione del sentimento più assoluto, pronta a sfidare l'impossibile. Nel ruolo - delicato, complicato, rischioso - la giovane Beatrice Savignani (classe 2004, nata a Cesi, Terni ma adottata da Roma), vera e propria protagonista capace di tenere testa al talento di Stefano Accorsi, di Miriam Leone, di Carolina Crescentini, di Claudio Santamaria.

Le Cose Non Dette Beatrice Savignani
Beatrice Savignani in scena. Ne Le cose non dette interpreta Blu

Un poker d'assi che "sul set è stato incredibile, sono stata accompagnata da tutti, a cominciare da Muccino", spiega l'attrice nella nostra intervista. Mai banale, perfetta rappresentazione di una generazione pronta, disponibile, intelligente, coraggiosa. "Oggi abbiamo più possibilità di esprimerci, ma tutto parte dall'educazione", prosegue Beatrice Savignani che, di risposta in risposta, cita spesso quella mamma che l'ha spinta a "inseguire il sogno". Un sogno tanto assurdo da essere diventato vero.

Le cose non dette e un'attrice rivelazione: Beatrice Savignani

Beatrice, perché, agli occhi degli adulti, la tua generazione fa così paura?
"C'è una richiesta bilaterale che parte da una generazione, la mia, e arriva a quella più adulta. Tutto ha a che fare con il bisogno di ascolto. La mia generazione tende a esprimersi di più, avendo più mezzi a disposizione, anche se a volte vengono utilizzati male. Tuttavia, bisogna essere bravi ad ascoltare. Forse questa generazione viene identificata come se fosse più libertina, ma è una visione che arriva dall'educazione impressa dagli adulti, per questo deve esserci l'educazione a certi mezzi e certi linguaggi, da utilizzare nella maniera corretta".

Manca l'ascolto?
"Sì, il problema è lì, utilizzare i mezzi e ascoltarsi a vicenda, siamo tanti e abbiamo una voce dirompente. Penso al nostro film, c'è una conversazione aperta da entrambi i lati. È vero che la storia racconta l'opposto generazionale, ma parte da un presupposto: bisogna sempre dirsi le cose, meglio una brutta verità che una bugia bellissima. Lo dice sempre mia mamma".

Ma oggi la verità e la menzogna sono diventate la stessa cosa, non credi?
"È vero, e ce lo racconta anche la filosofia e l'antropologia. Non ci sono risposte abbastanza nette. L'essere umano non si racconta mai totalmente, perché magari non sente il dovere di farlo. In fondo la verità fa paura perché tutti vogliono nascondersi. Quando ci raccontiamo la nostra versione dei fatti tendiamo a rimuovere, un po' per protezione o per elisione di memoria. È una questione di chimica, anche la testa tende a eliminare certi particolari nel contesto della verità".

Il set con quattro top-player

Condividi il set con quattro interpreti pazzeschi, che appartengono appunto a un'altra generazione. Cosa differenzia la tua dalla loro, dal punto di vista professionale?
"Sicuramente c'è un'accessibilità maggiore ai mezzi, questo prima di essere un mestiere è un atto creativo. E la nostra creatività ha molti punti di accesso. Siamo bombardati da video, da film, da progetti. In un mondo in cui anche i reel raccontano qualcosa. Anche l'accessibilità alla formazione e allo studio, sicuramente maggiore. Ho seguito i consigli di mia mamma: fare ciò che volevo, altrimenti non sarei stata serena nel costruire il mio mestiere. La mia possibilità nasce da una fonte culturale più aperta. Conosco molti genitori che non permettono ai figli di studiare ciò che vorrebbero".

Le Cose Non Dette Stefano Accorsi Beatrice Savignani Immagine
Beatrice Savignani e Stefano Accorsi in una scena de Le cose non dette

Le cose non dette ha avuto diverse anteprime, ora è al cinema, state accompagnando il film in sala. Cosa hai percepito?
"Ho avuto la possibilità di vedere la prima con il pubblico, è stata un'esperienza particolare. Era un pubblico attento e attivo. E devo dire una cosa: girando, non ho immediatamente colto la comicità di Claudio Santamaria e Carolina Crescentini, che sono due attori spettacolari. Hanno trasformato la loro tragedia in commedia. Lo spettatore questo lo ha notato. Poi ho percepito l'empatia verso la mia Blu. Una volta, una come lei, era considerata una sfascia-famiglie, eppure oggi una figura del genere riesce ad avvicinare il pubblico. È bello".

Come vivi la promozione? Post, interviste, conferenze...
"Per me è divertente, lo sa anche il mio ufficio stampa. Mi piacciono le novità, e mi piace farmi sorprendere. Alcune volte mi spavento, sono le prime volte, ma questo è il mio modo di esprimermi. Non ho difficoltà".

Il tuo compagno di set, principalmente, è stato Stefano Accorsi. Cosa ti ha detto alla fine delle riprese?
"Io e Stefano ci siamo accompagnati in questo turbinio. Alla fine mi ha abbracciato, e mi ha fatto i complimenti. In generale, sul set, c'è stato uno scambio, abbiamo parlato di cinema e teatro. Ho avuto modo di capire il suo punto di vista su questo mestiere. Stefano, come tutti gli altri. A cominciare da Gabriele, ovviamente".

L'amore, quel sentimento che fa paura

Il centro del film è l'amore, e il tuo personaggio incarna l'amore assoluto. Interessante, se pensiamo a quanto oggi i sentimenti facciano paura.
"La mia generazione forse ha un po' paura dei sentimenti. Ma io credo nell'amore. È l'emozione più bella da trovare nel proprio percorso di vita. E Blu incarna l'amore assoluto. Non ha intenzione di fare a meno di questa emozione, vorrebbe appartenere a un pezzo di mondo. Detto questo, non so se avrei il suo stesso coraggio".

Le cose non dette, recensione: 100% Gabriele Muccino (nel bene e nel male) Le cose non dette, recensione: 100% Gabriele Muccino (nel bene e nel male)

Alleggeriamo: i tuoi miti?
"Eh, ce ne sono un po'! Anche perché amo la sala, vado spesso al Nuovo Cinema Aquila, qui al Pigneto. Comunque, direi Meryl Streep o Julia Roberts. In Italia dico Paola Cortellesi, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi".

Dovessi condividere il set con una di loro?
"Probabilmente impazzirei!"

A proposito di Roma. Tu che vieni dall'Umbria, come vivi la Capitale?
"Questa è una città complessa, Roma è grande ma ti porta a vivere i quartieri. Frequento anche Garbatella, dove c'è l'università, vado al DAMS di Roma Tre. Sono nostalgica del mio paese, Cesi, che fa meno di mille anime, ma Roma è perfetta perché porta al confronto, alleggerisce nel momento giusto. Molti miei amici non fanno parte di questo mondo, sennò sai che noia parlare solo di lavoro".

Le Cose Non Dette Stefano Accorsi Beatrice Savignani Foto
Un'altra scena de Le cose non dette: Savignani e Accorsi

L'importanza dello studio

Beatrice, siamo al telefono da mezz'ora. Per chiudere: hai parlato di studio. Quanto è importante studiare e aggiornarsi?
"È la chiave. La formazione è fondamentale, ho fatto il Liceo Classico a Terni, con indirizzo arte musica e spettacolo. Lì ho studiato il teatro greco, un corso di studi super interessante. Avevamo due settimane di modulo nel quale mettevamo in scena delle tragedie greche, tratte dal latino che studiavamo. Da lì, la scelta di frequentare un corso attinente. Bisogna sempre continuare a studiare, attingiamo dalle emozioni, saper vivere e rivivere certe cose, carpire le cose semplici e sottili. Il talento non basta, serve la tecnica a sostenere la struttura. Il set è tosto, devi saper mantenere il ritmo".

E tu come ci riesci?
"Ascoltando musica, leggendo, o magari facendomi un giro in metropolitana, perché le ispirazioni arrivano da lì. Bisogna rubare con gli occhi. Del resto, finito un progetto ne inizia un altro".

Foto in cover di Nicola De Rosa