L'animazione è spesso percepita come un processo puramente tecnico o confinata all'intrattenimento infantile, ma per chi la crea, per chi ci lavora abitualmente e con passione, è forse la forma di espressione visiva più completa e versatile esistente. In occasione della masterclass "Animazione come opera d'arte totale", che si terrà mercoledì 30 a Over the Real presso il MuSA di Pietrasanta, abbiamo fatto una chiacchierata con Olmo Cuarón, animatore e regista, per esplorare i meccanismi creativi e le sfide di un mezzo in continua evoluzione. Dalle prime sperimentazioni su un tablet alle velleità di un lungometraggio, Cuarón ci ha guidato in un viaggio tra tecnica, suoni e narrazioni profondamente personali.
L'animazione come opera d'arte totale: tra collaborazione e visione individuale
Partiamo dal titolo e tema della sua masterclass e chiediamo a Cuarón cosa renda l'animazione un'esperienza così onnicomprensiva. Secondo il giovane animatore e regista, la risposta risiede nella sua natura ibrida e nell'unione di discipline diverse. L'animazione fonde insieme scrittura, concept art, narrazione cinematografica e composizione musicale. È un ecosistema complesso che vive di una forte dicotomia: da un lato è una delle forme d'arte più collaborative dell'industria audiovisiva, ma dall'altro possiede un'anima fieramente indipendente.
-"È un'arte molto collaborativa per via dell'unione di tanti elementi e forme d'arte diverse. C'è quello che viene con il concetto, con la storia, chi scrive e chi viene con la musica. Però è anche qualcosa di molto indipendente: anche una singola persona può avere l'abilità di imparare tutte queste fasi", ci ha infatti spiegato Cuarón, sottolineando come questa padronanza della _pipeline produttiva regali all'autore un controllo totale, trasformando l'animatore nell'unico architetto del proprio universo visivo.
Mischiare gli stili: l'evoluzione del linguaggio visivo da Gumball a Smiling Friends
La fascinazione per questo mondo nasce da molto lontano. Cuarón ci ha raccontato come, fin da bambino, il disegno rappresentasse per lui un ponte naturale verso il movimento. "Da quando avevo circa sette anni facevo tantissimi fumetti, mi piaceva creare queste storie e me le pensavo già animate in testa. Guardavo un botto di cartoni ma non conoscevo la tecnica: per me era come una cosa impossibile, a un certo punto era pura magia. Poi mi sono introdotto in una piccola parte tecnica ed è lì che ho cominciato".
Oggi, la vera frontiera del linguaggio animato risiede nella contaminazione delle tecniche: non più solo 2D tradizionale o CGI patinata, ma una fusione organica di animazione bidimensionale, 3D e stop-motion. "All'inizio ero uno a cui piacevano gli stili piatti, disegnati, come ero abituato con carta e penna da piccolo, ma con il tempo mi sono aperto a tutti questi altri stili tecnici che non c'entrano quasi nulla tra loro... e combinarli crea un altro tipo di mondo, un'altra arte fuori dall'animazione tradizionale".
Nel panorama televisivo, Cuarón ci ha indicato ne Lo straordinario mondo di Gumball un titolo fondamentale: "Mi ha aperto una prospettiva completamente nuova quando ero piccolo". Tra gli esempi più recenti ha citato invece Smiling Friends: "Era principalmente 2D, ma combinava tutti questi stili diversi, compreso il 3D, e lo faceva con consapevolezza". In questo contesto, è spesso la materia stessa, soprattutto nell'approccio tattile della stop-motion, a suggerire la storia: "Hai gli oggetti fisici davanti a te ed è in quel momento che pensi a come coinvolgerli in una narrazione".
Le radici visive: dai classici anni '40 al cinema sperimentale
L'immaginario di Olmo Cuarón nasce da un mix tra cultura pop e autorialità internazionale. "Avevo delle forti basi di animazione classica degli anni '40, tipo Tom & Jerry e i Looney Tunes" ci ha raccontato ripensando al passato, "ma poi mio padre mi faceva vedere film più sperimentali, provenienti da altre parti del mondo, cose che non vedevo da nessun'altra parte e che forse non aveva mai sentito nessuno". Un accesso privilegiato e fuori dal comune a suggestioni differenti, che hanno creato un doppio binario formativo che gli ha fornito uno sguardo elastico e privo di dogmi stilistici.
Raccontare la realtà: l'esperienza dell'ADHD e il valore strategico del suono
L'animazione, però, non è solo evasione fantastica, ma può essere anche uno strumento per visualizzare la psiche e la realtà intima. Tra i suoi lavori più recenti spicca un cortometraggio basato sulla sua esperienza personale con l'ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività): "Di solito sono sempre i personaggi che vengono per primi. Poi metto questi personaggi in diverse situazioni", ha raccontato Olmo sul suo processo di design, che gli permette di dare forma tangibile a stati emotivi complessi.
Un altro elemento centrale della sua poetica è il sound design. Olmo, che scrive e produce la musica per ciascuno dei suoi corti, considera infatti la componente sonora fondamentale per la riuscita dell'opera: "La musica e i suoni sono il 50% di un'animazione. Quando le due cose sono perfettamente insieme, si arriva a risultati straordinari". Con la consapevolezza acquisita negli anni universitari e l'esperienza nel lavoro di squadra, Olmo Cuarón guarda al futuro con chiarezza e dopo aver superato le prime insicurezze giovanili, il prossimo passo naturale sarà mettere questa visione al servizio di un lungometraggio.
Cupboard Prince: l'infanzia, l'animazione e la prospettiva del bambino
Un esempio perfetto di questa fusione tra vita vissuta, sperimentazione visiva e centralità del suono è uno dei suoi primi lavori accademici. Il corto si intitola Cupboard Prince ed è nato come progetto per l'animazione finale del primo anno di università. Si tratta di un'animazione della durata di un minuto basata su una memoria reale. Durante la seconda elementare, vissuta in Italia, Cuarón si rinchiuse in un armadietto della classe, scatenando il panico mentre l'intera scuola lo cercava.
Per raccontare questo aneddoto, l'autore ha impiegato mesi per trovare lo stile artistico ideale, scegliendo infine di mescolare stili diversi all'interno di alcune scene. La scelta visiva serviva a esprimere i pensieri e gli atteggiamenti di un bambino chiuso nel proprio mondo, che faticava a comprendere le altre persone e il motivo per cui sparire nel mezzo della giornata scolastica fosse considerato un fatto grave. L'intento di Cuarón era quello di trovare leggerezza e comicità all'interno di una situazione che, dall'esterno, poteva apparire scioccante. Anche in questo progetto, il controllo sulla filiera produttiva è stato totale: Cuarón ha registrato le storie in uno studio, componendo la colonna sonora ed elaborando gli effetti sonori con diversi strumenti.