Quando cinema e vita vera si fondono... Come nel caso di Amici comuni, commedia sentimentale di Marco Castaldi su Paramount+. Una storia di corna, scambi di coppia, matrimoni e cene a quattro da brivido che vede al centro la (vera) coppia composta da Raoul Bova e Beatrice Arnera - ma non solo - nei panni di due "amanti sull'orlo di una crisi di nervi". Ma andiamo con ordine.
Raoul Bova e Francesca Inaudi interpretano una coppia borghese di Verona sposata da dieci anni con una casa da sogno. Marco è uno chef che riversa tutta la sua creatività nella cucina. Giulia disegna abiti per bambini pur non avendo figlio (e non volendoli, con grande scorno del marito). All'inizio del film, in uno dei momenti più scoppiettanti, vediamo Marco intento a preparare una cena luculliana mentre lei prova a concentrarsi sul lavoro. L'occasione è il ritorno di un'amica che non vedevano da tempo, Veronica (Beatrice Arnera, per l'appunto). Ma l'apparizione della donna coincide con un annuncio che riguarda il suo accompagnatore Claudio (Luca Vecchi) e che scompiglierà le carte in tavola.
Una commedia che strizza l'occhio ai successi italiani contemporanei
Che Amici comuni fosse movimentato lo intuiamo già dall'incipit, a cui segue una lunga scena madre, quella della cena per l'appunto. La brillantezza e il cinismo dei dialoghi di Luca De Bei, Chiara Laudani e Clemente Meucci lascerebbero intravedere il tentativo di elevare il film dal mero prodotto televisivo per costruire una grottesca gallery di caratteri che ricorda titoli di successo quali Perfetti sconosciuti e Il nome del figlio.
Per sorprendere lo spettatore, conservando al tempo stesso le gag comiche, Marco Castaldi arriva a saccheggiare perfino la slapstick con tanto di inseguimenti al ralenty e contrappunto musicale drammatico, complice la presenza di una lussuosa piscina al cui interno si consuma il climax della scena. Purtroppo nella seconda parte la commedia si "normalizza", adagiandosi sugli stereotipi per raccontare l'evoluzione dei personaggi, e la festa di matrimonio che occupa la parte finale del film non possiede la stessa verve di un inizio così dirompente.
Il fascino di Raoul Bova e un cast che funziona
Man mano che Amici comuni procede, l'afflato realista che ci aveva catturati in un primo momento grazie all'attualità dei dialoghi e alla brillantezza dei personaggi viene meno. Credere alle simmetrie tra le due coppie al centro della storia diventa sempre più difficile per via dei comportamenti implausibili e delle scelte narrative stereotipate. Anche le location venete così eleganti e lussuose contribuiscono a rafforzare questa sensazione di artificioso scollamento col quotidiano. Ma ciò che funziona, e che solleticherà le fantasie del pubblico femminile televisivo, è il fascino inossidabile di Raoul Bova.
Sorridente e ammiccante nel ruolo del bel chef fedifrago Marco, Bova sembra decisamente a suo agio anche nei momenti più concitati in cui si trova a tener testa alla furia della moglie mentre nel ruolo della sua sua amante Veronica c'è l'attuale compagna Beatrice Arnera, con cui ha già lavorato in precedenza e la chimica tra i due è assicurata.
Se la performance di Francesca Inaudi risulta la più convincente, né Bova né Arnera faticano più di tanto a simulare il loro amore. Agevolati dal vero legame, anche le loro incertezze recitative passano in secondo piano. Quanto a Luca Vecchi, vecchia conoscenza del regista, i suoi sforzi per dare spessore e verve comica al suo Claudio non passano inosservati, ma il ruolo di mammone insicuro con problemi erettili rischia di ingabbiarlo impedendogli di far sfoggio delle sue potenzialità inespresse.
Conclusioni
L'incipit cinico e scoppiettante di Amici comuni fa ben sperare, ma nella seconda parte il film abbandona i toni innovativi e irriverenti per tornare nei binari della commedia sentimentale stereotipata nel tentativo di far ridere il pubblico. Ottima Francesca Inaudi, ma il film sfrutta il vissuto di Raoul Bova e il suo vero rapporto sentimentale con Beatrice Arnera.
Perché ci piace
- La performance di Francesca Inaufdi
- Le sequenze iniziali sono ben scritte, ciniche al punto giusto e sono apprezzabili per il tentativo di rinnovamento del genere.
Cosa non va
- Nella seconda parte la scrittura rientra nei binari dello stereotipo.
- Le ambientazioni troppo patinate e lussuose creano un senso di scollamento dal quotidiano.