American Horror Story

2011 - ....

Recensione American Horror Story: Apocalypse, un finale farsesco fra diavoli e streghe

La recensione di Apocalypse Then, finale di American Horror Story 8: la resa dei conti tra streghe e Anticristo in un epilogo che non convince del tutto.

Satan has one son but my sisters are legion, motherfucker!

Cody Fern

Abbiamo dovuto attendere un flashback lungo sei interi episodi prima di far ritorno al momento cruciale di American Horror Story 8: il furibondo faccia a faccia fra Michael Langdon, il figlio di Satana, giunto a portare la fine del mondo, e le streghe della Miss Robichaux's Academy, capitanate dall'indomita Cordelia Fox. Una lunga, serrato, sanguinoso finale consumato fra le sale e i corridoi di Outpost 3, il bunker antiatomico in cui erano ambientate le prime tre puntate di Apocalypse, teatro del definitivo duello fra la congrega di streghe e il novello Anticristo.

È la sezione più divertente di Apocalypse Then, decimo ed ultimo episodio dell'ottava stagione della serie della FX, e arriva dopo un'ultima analessi in cui apprendiamo come e perché Mallory e Coco St. Pierre Vanderbilt, interpretate da Billie Lourd e Leslie Grossman, siano entrate nel novero degli ospiti di Outpost 3, fra amnesie indotte a scopi strategici, caratteri opportunamente rimodellati e fugaci salti temporali che fanno da ponte fra il passato e il presente. Peccato che la climax dello scontro finale tra le streghe e il figlio del diavolo arrivi al termine di una stagione bizzarra e altalenante, che nel corso del suo svolgimento ha perso via via ritmo e motivi di interesse.

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Apocalypse: è solo la fine del mondo

Ahs Cordelia

I problemi complessivi della stagione si riflettono in qualche modo anche su Apocalypse Then: una puntata in cui gli autori tentano di reintrodurre elementi di tensione e pure un pizzico di vero e proprio horror, ma scontano il taglio farsesco e sfrenatamente camp che ha contraddistinto quest'annata di American Horror Story. La dimensione camp e sopra le righe ha sempre fatto parte della serie cult creata da Ryan Murphy e Brad Falchuck, ma in Apocalypse tale aspetto ha preso il sopravvento assoluto; e al termine dei giochi, è quasi impossibile percepire vera suspense se il conflitto fra il Bene e il Male avviene fra una battuta e l'altra, con personaggi che ricompaiono dal nulla come comodissimi deus ex machina (la rediviva Marie Laveau di Angela Bassett) e un esito quanto mai telefonato che non concede alcuna sorpresa.

Ahs Apocalypse Then
Sarah Paulson

Perfino l'agghiacciante scenario di un pianeta ridotto a un'immensa palude post-atomica è rimasto una cornice a malapena accennata: dell'apocalisse, in teoria il cuore della stagione, non abbiamo percepito pressoché nulla, mentre il preannunciato escamotage del ritorno al passato rappresenta uno di quei "salti dello squalo" che denunciano le continue forzature della serie e la carenza di idee davvero forti. Se non altro, comunque, è un piacere ritrovare nel finale il cast quasi al completo: Sarah Paulson si conferma il most valuable player di American Horror Story (la sua Cordelia è uno dei pochi personaggi in grado di trasmettere un genuino senso di gravitas), il giovane Cody Fern sopperisce abbastanza degnamente ai limiti di un antagonista che non incute reale soggezione, mentre Frances Conroy è abile nel mantenere la sua Myrtle Snow in perfetto equilibrio fra dramma e ironia.

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Un finale sottotono fra autoparodia, futuri alternativi e nuovi figli di Satana

Ahs 8X10

Ma nei quarantacinque minuti di Apocalypse Then c'è spazio pure per tanti altri attori, inclusa Jessica Lange (già rivista nel sesto episodio, Return to Murder House): il salto temporale nel 2015 ci riconduce infatti nella casa in cui Michael Langdon si è appena sbarazzato dell'ennesimo, sgradito visitatore, un sacerdote che giace senza vita sul pavimento della sua camera. Il contrasto fra la recitazione enfatica e 'urlata' della Lange, di nuovo nei panni di Constance Langdon, e l'atteggiamento imbambolato e infantile di Michael risulta piuttosto straniante, e sintetizza in maniera emblematica la natura bifronte e schizofrenica di un racconto in cui qualunque ipotesi di inquietudine è spazzata via dall'esagerazione e dalla parodia (l'onnipotente Anticristo eliminato con un'automobile che gli passa sopra più e più volte). E magari l'autoparodia avrebbe potuto essere la chiave di lettura di American Horror Story, ma in Apocalypse l'amalgama fra la tensione e il dramma non si è rivelato molto convincente.

Mallory Cordelia

Il rasserenante (fin troppo) finale alla Miss Robichaux's Academy, con Mallory, la futura Suprema, accolta a braccia aperte da Cordelia e dalle altre streghe, è seguito infine da una 'coda' riguardante l'incontro e l'innamoramento, in questo nuovo futuro alternativo, fra Timothy Campbell (Kyle Allen) ed Emily (Ash Santos); peccato solo che i loro personaggi fossero completamente spariti dopo le prime puntate, perdendo qualunque tipo di importanza nell'economia narrativa. Il tardivo recupero dei due giovani serve soltanto ad innescare il twist dell'ultima scena: nel 2020, in una serata in cui il cielo è insolitamente rosso e popolato da stormi di corvi, Timothy ed Emily scopriranno il loro piccolo Devan con le mani ricoperte di sangue, di fronte al cadavere della baby sitter. Il futuro sarà anche stato modificato, ma la storia è condannata a ripetersi... speriamo soltanto che American Horror Story, con altre due stagioni già in cantiere, ci riservi un futuro più soddisfacente (e spaventoso).

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Stefano Lo Verme
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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