Allora balliamo, recensione: la fotografia di una quarantenne

Amélie Bonnin rivede i sogni e i rimpianti di una quarantenne, fotografando una generazione indecisa e sperduta. Ma che non ha smesso di ballare. Un film forse indeciso, ma fresco nell'intento.

I protagonisti di Allora balliamo

Amélie Bonnin porta in scena la storia di una quarantenne, provando a immortalare la dimensione emotiva di una generazione sospesa. Nel farlo, e ammiccando alla formazione disfunzionale, la regista francese struttura il film come se fosse un inconsapevole musical (ogni brano è registrato dal vivo, dando un certo colore all'opera). Significativo, tra l'altro, il titolo italiano scelto dalla distribuzione: Allora balliamo.

Allora Balliamo Film Scena
Una scena di Allora balliamo

Scelta tutt'altro che casuale, in quanto è la traduzione di Alors On Danse, brano di Stromae, che la regista inserisce all'inizio del film, dando subito l'intonazione migliore, o almeno quella più efficace per conquistare il pubblico. In qualche modo, quella traccia, che fece ballare l'estate del 2010, mischiata a un mood malinconico, segnò la fine di una decade in cui il futuro poteva - nonostante tutto - essere ancora scritto.

Allora balliamo, la storia: tornare a casa con Cécile

La storia è quella di Cécile (la brava Juliette Armanet), una chef parigina di grande successo (alla ricerca del piatto perfetto per il suo nuovo menù). Per "far fortuna" ha lasciato la cittadina dove vivono i genitori che, per contrasto, gestiscono una verace trattoria per camionisti.

La chef è costretta a lasciare i fornelli dopo l'infarto del padre. Tornata a casa - scontrandosi con due genitori più vecchi e più testardi - ritrova un vecchio amore di gioventù, Raphael (Bastien Bouillon) che, invece, non è mai partito dal "nido". Ah, come se non bastasse, Cécile è anche incinta, a quarant'anni.

La fotografia di una quarantenne moderna

Dicevamo dell'intonazione. Se la regista, all'esordio in un lungometraggio dopo una serie di corti e documentari - tra l'altro il film in questione arriva proprio da un suo corto omonimo -, riesce a farci entrare subito nel mood, alla lunga Allora balliamo soffre di una marcata flessione, come se si adagiasse rispetto alla notevole freschezza e brillantezza sfoderata nella prima mezz'ora.

Allora Balliamo 1
Un momento di Allora balliamo

Certo, dall'altra parte c'è la fotografia esatta di una quarantenne schiacciata tra passato e futuro - come tutti i millennials -, che prova a rimboccarsi le maniche, a darsi da fare come può, tra il lavoro, la vita privata, la famiglia, i rimpianti, i sogni. Specchio preciso, magari crepato e appannato, ma pur sempre esempio di una generazione che sembra essere stata riscoperta (almeno) dal cinema. Meno male.

Bisogna ballare, ci dice Amélie Bonnin

C'è materia viva e pulsante, che Amélie Bonnin traduce e plasma secondo un'idea di linguaggio europeo senza la paura di ammiccare visivamente a una chiara cinematografia statunitense. Pur incompleto e umorale, Allora balliamo dimostra la centralità di un nuovo modo di raccontare, e di legarsi a certi temi e tempi: il disagio emotivo, l'impreparazione, l'incostanza e la zona di comfort, da cui uscire per ritrovare quella traccia capace di mettere in contatto ciò che siamo con ciò che eravamo. Perché, nell'esortazione del titolo, c'è la verità: se non v'è certezza di nulla, allora non resta che ballare. Semplice, no?

Conclusioni

Sogni, rimpianti, speranze, ardore e coraggio di una quarantenne. Un romanzo di formazione disfunzionale, che riflette sull'età e sul tempo che passa. Allora balliamo dimostra la freschezza di un nuovo cinema europeo ma, dall'altra parte, sembra a tratti bloccato, con un mood altalenante nella parte centrale. Ottimi gli spunti musicali e il riflesso generazionale.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Le scelte musicali.
  • La storia.
  • Una certa freschezza.

Cosa non va

  • Il mood è altalenante.
  • La parte centrale sembra bloccata.