Alla mia piccola Sama, la recensione: racconti di resistenza da Aleppo

La recensione di Alla mia piccola Sama, il documentario candidato all'Oscar con cui la regista Waad Al-Khateab ha raccontato l'orrore della guerra in Siria a sua figlia e al mondo intero.

RECENSIONE di 13/02/2020
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Alla mia piccola Sama: Waad al Kateab e Sama in una scena del film

Come scoprirete in questa recensione di Alla mia piccola Sama, questo documentario di Waad al-Kateab ed Edward Watts è quel genere di film che non ha bisogno di molte parole.
Girato tra il 2012 e il dicembre del 2016, For Sama, come si chiama in originale, è destinato a rimanere uno dei film sulla guerra in Siria - e sulle guerre in generale - più scioccanti mai prodotti e distribuiti. Non è solo un reportage, non è solo denuncia - verso il regime di Bashar al Assad e verso i suoi alleati stranieri, russi in prima linea -, il documentario di Waad al Kateab è una lettera di strazio, d'amore e di speranza prodotta per un simbolo di rinascita, sua figlia Sama. Candidato all'Oscar come Miglior documentario (statuetta vinta da American Factory), questo è uno dei documentari più premiati di sempre.

La Storia

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Alla mia piccola Sama: Waad al Kateab e Sama durante una scena del film

Alla mia piccola Sama è il viaggio personale della giornalista e regista Waad Al-Khateab nei giorni della resistenza e della caduta di Aleppo.
Le immagini catturate, di tenerezza, di sopravvivenza e troppo spesso di crudeltà e morte, compongono quella che la stessa Waad ha definito una lettera d'amore a Sama, sua figlia, nata il 1° gennaio del 2016, un raggio di speranza nel caos del conflitto. Il racconto di Waad parte da lontano, dal 2012, anno in cui è ancora una studentessa di marketing all'Università di Aleppo, quella che non è la sua città natale ma che è diventata, in breve, la sua casa.

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Alla mia piccola Sama: Waad al Kateab in un'immagine

Quando le proteste contro Assad arrivano all'interno dell'ateneo lei è tra le prime a documentarle insieme al gruppo di amici, di cui fa parte anche Hamza, giovane medico di belle speranze, suo futuro marito e padre di Sama. La macchina da presa di Waad riprende tutto, l'euforia per le piccole vittorie di quegli anni, ma anche la scoperta dei primi orrori che nessuno credeva possibili, come le centinaia di cadaveri abbandonati in un fiume nei dintorni della città. "Si dice che le persone con il collo lungo avranno una lunga vita, e Assad è una maledetta giraffa" si sente dire per le strade di Aleppo, e da quel 2012 passano infatti 4 anni, un'escalation di bombe, morti e terrore. Quando Sama nasce, nel 2016, Hamza è uno dei pochi medici rimasti nella parte della città che continua a ribellarsi al regime. L'ospedale allestito in un edificio mai finito dove, con i pochi mezzi a disposizione, salva decine di vite al giorno (e dove vive con Waad e la piccola Sama) diventa il bersaglio annunciato di Assad e l'ultimo baluardo di resistenza. Nel dicembre del 2016, però, in attesa della seconda bambina, Waad e Hamza decidono di accettare, insieme ad altri cittadini, la tregua momentanea offerta dal dittatore e dai russi: è l'addio ad Aleppo.

Quando il mondo ha chiuso gli occhi

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Alla mia piccola Sama: lo staff dell'ospedale di Aleppo

Waad Al Khateab nel 2016, quando era già mamma di Sama, è stata collaboratrice di Channel 4 News con alcuni video, raccolti nella striscia Inside Aleppo, in cui documentava quotidianamente la tragedia siriana. Waad, come molti concittadini, era convinta di riuscire ad attirare l'attenzione del mondo intero sugli orrori di quella guerra.
Nel corso del documentario si incontrano madri straziate dalla perdita dei propri figli urlare davanti alla sua videocamera il bisogno di documentare tutto perchè il mondo "deve sapere quello ci stanno facendo". Nelle vie e nelle case di Aleppo, anche nei momenti peggiori, aleggia una speranza: che il mondo non resti con le mani in mano davanti a un dittatore che preferisce il potere alla vita del suo popolo. Alla luce di quello che è stato, davanti alle immagini potentissime di Alla mia piccola Sama, è evidente che qualcosa in quella che doveva essere un'equazione semplice non ha funzionato, che l'anello debole è stato proprio quel resto del mondo che ha preferito, troppo spesso, chiudere gli occhi.

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Alla mia piccola Sama: la piccola Sama in una scena del film

Sostenere la vista dell'umanità raccontata da Waad non è semplice, oggi, da spettatori, e la tentazione di distogliere lo sguardo vi accompagnerà per molti dei suoi 100 minuti. Non è soltanto quel latente senso di colpa, quelle domande che premono sulla coscienza di chi sa di essere parte del "mondo" che ad Aleppo aspettavano: sono lo strazio e il terrore per una quotidianità distrutta che somiglia terribilmente alla normalità di chiunque. Sono i sogni interrotti di una giovane donna, è il giardino bombardato della prima casa di una famiglia appena nata, è un bambino di 5 anni ucciso dai proiettili sotto gli occhi dei due fratelli, sono le madri e i padri che continuano a stringere tra le braccia i cadaveri dei figli.
Alla mia piccola Sama è quello che mancava al racconto della guerra in Siria, ed è ciò che il tempo tende a sopprimere dalle narrazioni di qualunque conflitto, è la trama che finalmente lega la foto del bambino sgomento, coperto di sangue e polvere, quella del padre in fuga con il figlio in valigia, le immagini riprese dal drone su una Aleppo distrutta e deserta. Cosa c'era sotto e prima delle macerie? L'umanità che resisteva per poter consegnare a Sama e al futuro un messaggio d'amore, nonostante tutto.

Nel cuore di Sama

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Alla mia piccola Sama: Waad al Kateab in una scena del film

"Mi incolperai per essere rimasta o mi incolperai per essere andata via?" chiede Waad in una conversazione ideale con sua figlia Sama in grado, con gli anni, di sopportare il resoconto di quelle atrocità. La domanda tocca il cuore di questo film, la sua ragion d'essere: Alla mia piccola Sama non soddisfa solo l'esigenza di denunciare lo stato delle cose agli occhi di quel resto del mondo silente ma è anzitutto il bisogno di raccontare per non dimenticare, per far sì che l'anima martoriata di una città e di una nazione possa continuare a sopravvivere nonostante fisicamente distrutta e ormai inesistente. Sama è quell'unica pianta che continua a germogliare nel giardino della casa che per prima aveva accolto i sogni della Waad giovane sposa, è quel frutto ricevuto in dono dal marito che l'amica custodisce come la gemma più preziosa, è il bambino nato vivo dal corpo della madre appena morta.
Muovendosi e costruendosi sulla scissione che Waad Al Khateab sente crescere tra il ruolo di giornalista e filmmaker e quello di mamma (le sentiamo dire ad un certo punto del film: "Ho bisogno che tu capisca perché io e tuo padre abbiamo fatto le nostre scelte [...] La verità è che ora non riesco a credere che l'abbiamo fatto davvero"), Alla mia piccola Sama diventa così un atto potentissimo e sincero di resistenza e di coraggio. Un inno d'amore disperato alla vita e alla libertà, anche per quella parte di mondo che ha preferito chiudere gli occhi.

Conclusioni

Concludendo questa recensione di Alla mia piccola Sama non possiamo che ribadire quanto detto nelle prime righe: quello di Waad Al Khateab è un documento necessario su una guerra evitabile, come ogni conflitto, ma che, come tutte le guerre fin qui documentate, purtroppo esiste. Sarà il film più forte e straziante che vi capiterà mai di vedere sulla terribile realtà siriana? Probabilmente sì, e potremmo sprecare ancora fiumi di parole per provare a rispondere a tutti i suoi interrogativi senza mai giungere a conclusioni accettabili. Preferiamo invece consigliare a tutti di scoprire direttamente al cinema questo racconto che non mette filtri nè all'orrore nè ai sogni di rinascita.

Movieplayer.it

4.5/5

Voto medio

N/D