Eccola, con i suoi occhi azzurri, affacciata sul futuro. A metà di un freddo pomeriggio tardo invernale incontriamo Alice Lupparelli. Classe 2001, l'attrice è tra i protagonisti di Notte prima degli esami 3.0 di Tommaso Renzoni.
Una manciata di ruoli all'attivo che dimostrano quanto la tanto bistrattata Gen Z abbia un'oggettiva marcia in più. E Alice, infatti, non fa eccezione. Anzi. Mezz'ora di intervista che, ben presto, si trasforma in una chiacchierata. Spontanea, libera, aperta.
Il film, che riprende il cult uscito vent'anni fa (!), racconta "le ansie e le emozioni" di una "nuova generazione" di ragazzi segnati dal passaggio all'età adulta. "L'esperienza della maturità in realtà non l'ho vissuta in pieno", spiega l'attrice, "era l'anno del Covid, quindi è come se non l'avessi fatta. In generale, però, è più un'esperienza che un voto finale. È un rito di passaggio". In mezzo, tra vecchi poster e piccole rivincite, l'approccio di un pensiero "fluido" che supera gli schemi: sinonimo di un talento che va ben oltre il set.
Notte prima degli esami 3.0, la maturità secondo Alice Lupparelli
Alice, nel film c'è una domanda emblematica: se il mondo finisse domani, che faresti?
"Bisognerebbe fare tutte quelle cose che magari rimandiamo sempre. Se il mondo finisse domani sarebbe tutto più semplice, perché non penseresti alle conseguenze. È un po' come la notte prima degli esami di maturità: pensi che sia il momento più difficile della vita, che se non passi finisce il mondo. Se invece passi, cambia tutto. L'idea è proprio quella: domani potrebbe finire il mondo perché magari non vengo promossa".
A proposito di voti, secondo te dovremmo uscire da quest'ottica? Perché poi dal giudizio nasce questa cultura tossica della performance.
"Secondo me sì, moltissimo. Anche se io sono un po' di parte, perché l'esperienza della maturità in realtà non l'ho vissuta davvero: era l'anno del Covid, quindi è come se non l'avessi fatta. In generale, però, è più un'esperienza che un voto finale. È un rito di passaggio. Racconta un momento di coesione tra noi ragazzi, tra gli studenti, anche quell'idea del professore visto come "nemico". È quello che rende tutto più divertente: ci si sente una squadra contro qualcosa. Poi ovviamente non è davvero così, però si sottolinea molto questa dimensione di esperienza, più che il risultato o la performance".
Ti senti schiacciata da un obiettivo finale da raggiungere a tutti i costi, da questa idea di perfezione?
"Sono ancora all'inizio, non la sento così tanto. Penso: 'ho fatto il mio lavoro, ho già partecipato a qualcosa che non mi sarei mai aspettata'. Quindi quello che ho fatto l'ho fatto, e tutto quello che viene dopo non dipende solo da me. Però, andando avanti e facendo altri progetti, mi rendo conto che un pochino inizio a pensarci. Mi dico: potrebbe fare numeri più grandi, potrei fare qualcosa di più grande. E questo a volte mi fa perdere il vivere il momento di ogni progetto. Però devo dire che non la sento ancora così opprimente".
Hai detto che hai fatto la maturità durante il Covid. È qualcosa che senti di esserti persa?
"Decisamente. L'ultimo periodo del liceo è proprio quello che tutti raccontano come bellissimo, e io l'ho perso. Però per me questo film è stato quasi terapeutico. È come se l'avessi vissuto a posteriori: l'idea del "siamo una squadra", del fare qualcosa tutti insieme. Nel film era il progetto cinematografico, ma poteva essere la maturità. Il mio esame in realtà è stato solo orale, e tutto distanziato: entravi disinfettato, con la mascherina, e molti professori erano su uno schermo. Non c'è stata l'idea dello scritto, dell'attesa, di tutta quella tensione collettiva".
I sogni, i ricordi e la libertà delle nuove generazioni
Cosa pensavi quando guardavi fuori dalla finestra, durante la lezione?
"Sono sempre stata una grande sognatrice. Anche perché, con l'obbligo della scuola, non sempre avevo voglia di essere lì - e non ero una studentessa modello. Quello è stato il periodo in cui la mia testa era piena di sogni, speranze, idee. Guardare fuori dalla finestra era quasi un momento intimo per me. Adesso, ripensandoci, mi viene anche nostalgia di quella sensazione di "perdersi". Non avevo idea di cosa mi sarebbe successo dopo e non pensavo molto al futuro. Vivevo molto il momento: piccoli drammi, emozioni, cose quotidiane. E spesso leggevo anche altro mentre spiegavano".
Notte prima degli esami ha avuto due versioni: quella ambientata negli anni '80 e quella del 2006. Come immagini oggi quel periodo?
"Effettivamente ero molto piccola. In parte è come se avessi dei ricordi di quell'epoca. Non era tutto così digitalizzato. Il computer era ancora quello enorme, c'erano i DVD, internet non era sempre accessibile. Mi sento un po' una generazione di mezzo: abbiamo vissuto gli ultimi strascichi di fine anni '90 e inizio 2000, e poi il grande cambiamento digitale. Quindi sì, c'è una fascinazione, ma più che altro è nostalgia della mia infanzia".
La libertà delle nuove generazioni, a volte, fa paura. Perché?
"È la crisi che viviamo noi giovani oggi. Abbiamo il potenziale di essere tutto, ma proprio per questo è difficile definirsi. Io, per esempio, ho sempre fatto fatica a capire chi fossi davvero. Sentirsi potenzialmente tutto significa anche non sentirsi definito in niente. E questo crea frustrazione. Viviamo in una società molto liquida: non ci sono più categorie rigide e questo, se da una parte è liberatorio, dall'altra può creare confusione identitaria. E questo periodo non sta aiutando".
C'è anche una certa paura di esporsi emotivamente oggi?
"Forse prima era più facile perché le categorie erano più definite. Era semplice dire "appartengo a questo". Oggi tutto è più fluido, quindi puoi esprimerti ma sentirti comunque solo nel tuo modo di farlo. Questo crea più timore nel dire la propria opinione".
Il potere dell'immagine
Oggi poi tutto passa dall'immagine. Questa esposizione continua aiuta o rende più difficile fare l'attrice?
"Per il tipo di attrice che vorrei essere, all'inizio è stato difficile. Oggi sembra quasi impossibile separare l'attore dalla persona. Si crea una confusione tra vita privata e lavoro. Però ho capito che può essere anche utile, a livello di visibilità. Sto cercando di trovare un equilibrio: tenere separate le cose mie da quello che scelgo di mostrare".
Nel film c'è anche Sabrina Ferilli nel ruolo della professoressa. Che differenza senti tra la tua generazione di attori e quelle precedenti?
"Sicuramente sono vissuti diversi, perché i periodi storici sono diversi. A livello attoriale non saprei ancora dirlo bene: ho ancora tanto da imparare. Forse la mia generazione è più fluida, più malleabile, quindi magari riusciamo ad adattarci velocemente, senza togliere nulla a loro. Ma sono cose che capirò meglio lavorando di più e confrontandomi con altri attori".
C'è un professore che senti di dover ringraziare?
"Sì, soprattutto due professoresse delle medie che hanno sempre creduto in me, non so nemmeno bene perché. Poi al liceo un professore di italiano con cui avevo un bel rapporto: la letteratura mi è sempre piaciuta molto e a volte gli facevo leggere cose che scrivevo. Mi faceva sentire ascoltata".
La cameretta di Alice Lupparelli
Essere arrivata al cinema è anche una rivincita verso chi magari a scuola non credeva in te?
"Egoisticamente dico, più che verso i professori, verso alcuni compagni. Anche se io ancora non mi rendo conto davvero di quello che sto facendo. Però a volte penso: "Vedi?". Quindi sì, in certi momenti è anche una piccola rivincita".
Che poi non rendersi conto delle cose forse è ancora più bello, no?
"Sì sì troppa consapevolezza poi porta all'autodistruzione".
In chiusura: quando penso a Notte prima degli esami penso alla cameretta, al luogo dove si studiava e si cresceva. Tu avevi un poster particolare in camera?
"Ne ho avuti tanti nel tempo, ma quello più grande era il poster gigante di La La Land. Purtroppo si è rovinato durante i traslochi. Però ricordo molto bene il periodo prima degli esami: passavo tantissimo tempo in camera perché le lezioni erano online. Ho sempre avuto un bel rapporto con la mia cameretta. Avevo fatto uno schema enorme sull'armadio con tutti i collegamenti tra le materie. Me lo stai facendo ricordare adesso".