Alberi erranti: il regista Salvatore Mereu, Lorenzo Richelmy e il cast raccontano il film tra favola e ferite

Il regista e i protagonisti Romeo Perrone, Giulia Maenza e Lorenzo Richelmy raccontano la genesi del film Alberi Erranti: una ballata tra romanzo di formazione, lutti e il peso dell'eredità paterna.

Un'immagine del film Alberi Erranti

Mettere in scena una storia di formazione, far dialogare la purezza della fiaba con l'impatto ruvido della violenza e misurarsi con il peso delle radici familiari e delle disparità sociali. In Alberi Erranti, Salvatore Mereu adatta le pagine scritte da Alberto Capitta in un lungometraggio vivo e denso, guidando un trio di interpreti composto da Romeo Perrone, Giulia Maenza e Lorenzo Richelmy all'interno di un racconto che unisce il mistero e il passaggio all'età adulta.

La storia racconta infatti di Piero Arca e suo figlio Giuliano vivono soli in una cascina dove accolgono e curano animali feriti. Non sono però ben visti dalla comunità: i Nonne, notabili del luogo, vogliono cacciarli perché infastiditi dal loro stile di vita e dall'amicizia che Emilio, il piccolo di casa, ha con Giuliano. Dopo che durante una nevicata, Piero scompare e gli animali vengono uccisi, giuliano non ha altra scelta che mettersi alla ricerca del genitore. È così che incontra Maddalena, figlia di un notaio e legata ai Nonne. Per entrambi è amore a prima vista e quindi i due devono trovare un modo per sfuggire al controllo della potente famiglia.  

La sfida di Mereu: catturare la vita oltre la sceneggiatura

Alla base dell'opera risiede una duplicità che, come sottolinea il regista, sulla carta non spaventa il lettore, ovvero la struttura mitico-favolistica in contrapposizione con la crudezza e la violenza terrena: "Questa dimensione doppia c'era già nel romanzo, però da lettori non abbiamo difficoltà ad accettarla perché siamo in un certo senso i primi registi del film che stiamo leggendo". Il salto dietro la macchina da presa, tuttavia, cambia le regole: "Accasarsi a una dimensione realistica è più semplice, perché il nostro metro è l'esperienza quotidiana. Molto più difficile è maneggiare tutto quello che appartiene all'immaginario, ai sogni, all'esperienza onirica, alla dimensione della favola, perché lì cominci a brancolare nel buio". Una vertigine costante, ammette Mereu: "Fino all'ultimo non ho la certezza di riuscire in questo intento, e ogni volta che mi appresto ad andare a presenziare a una proiezione, ho sempre il timore che questa cosa vacilli".

Alberi Erranti Scena
Una scena di Alberi erranti

Mereu sceglie quindi di non trasformare la scrittura in gabbia: "La sceneggiatura, nel momento in cui cominci a girare un film, viene superata da tutto quello che ti si apparecchia davanti. Un regista non dovrebbe mai rinunciare a tutto quello che il caso, la vita ti offre. Se hai questa attitudine dai vita a delle immagini che siano vive. Se invece ti affidi soltanto alla sceneggiatura e ne diventi schiavo, il rischio è che metta in moto soltanto un meccanismo narrativo e che finisca là".

Questo approccio segna anche un netto spartiacque nella filmografia dell'autore: "Forse è una pagina nuova rispetto a quello che ho fatto. Per la prima volta uso la lingua italiana ed è un film di soli attori". Un cambio di rotta dettato dal testo: "L'ambientazione è borghese, quindi il sardo lo si usa meno. E poi, avendo un impianto favolistico, credo che la connotazione geografica, antropologica dovesse venire meno in favore del racconto perché tutti potessero riconoscersi".

I personaggi e le scene più dure

Per gli interpreti, la presenza del materiale letterario e l'immersione nel mondo creato da Mereu hanno costituito la prima bussola. "Lui ti porta subito nella sua visione, anche quando ci parli, sul set: è proprio quella l'aria che si respira", spiega Romeo Perrone. Sulla stessa linea Giulia Maenza: _"Maddalena è un personaggio che ho trovato subito* perché mi sento molto simile a lei. La fortuna è stata trovare un regista che ci ha immediatamente raccolti e portati in questo mondo che è un po' anche fantastico"_.

Alberi Erranti Film
Romeo Perrone in una scena

Di segno opposto è stato il percorso di Lorenzo Richelmy nei panni di Michelangelo: "È un film che viene da un libro, quindi questo è un grandissimo vantaggio per un attore. A differenza loro, io sono molto lontano dal personaggio, quindi è stato un viaggio non esattamente positivo il mio, da attore, ma avendo fatto Salvatore un film che ricorda la letteratura, è stato tutto un processo organico".

L'eredità dei padri

Il cuore tematico dell'opera risiede anche nel confronto tra generazioni. Per Giulia Maenza, la questione delle colpe e dei traumi ereditati "è assolutamente attuale, ma universale e senza tempo. Ciò che ci forma e ci struttura è la vita familiare in casa. È fondamentale avere un supporto che ti prepari al mondo esterno, ma allo stesso tempo che non ti addolcisca la pillola".

Alberi Erranti Immagine
Una scena del film

Una riflessione ampliata da Lorenzo Richelmy: "La figura del padre credo che oggigiorno sia quella più messa in discussione all'interno dell'ambito familiare. Oggi sembra che non vogliamo più mettere ostacoli, sembra voler indorare la pillola, voler creare queste famiglie per cui non c'è mai nessun problema. Il problema è proprio quello: bisogna crescere delle persone in grado di stare nel mondo, e per farlo bisogna sapere come superare gli ostacoli. Il ruolo del padre è quello di mettere degli ostacoli superabili ai propri figli e far sì che poi diventino autonomi".

Ed è proprio in questa risonanza tra finzione e memoria vissuta che Mereu ritrova il senso ultimo del suo cinema: "Il regista, ma chi fa questo mestiere in genere, non fa altro che appellarsi al proprio vissuto e fare tesoro di un'esperienza simile per poi riportarla sullo schermo. Si sceglie un libro quasi sempre perché in qualche modo appartiene al tuo vissuto. Questo lo scopri solo alla fine: all'inizio non ne sei così consapevole".

Aggiungici come fonte preferita su Google