Molti degli ultimi film targati A24 - prodotti o solo distribuiti - sembrano aver perso quella scintilla che è stata capace di influenzare drasticamente il cinema indipendente. Dopo una parabola ascendente culminata con l'Oscar a Everything Everywhere All at Once, lo studio newyorkese - che prende il nome dall'autostrada Roma-Teramo - ha aumentato notevolmente il valore numerico delle sue opere (puntando sui nomi da locandina) senza, tuttavia, una chiara logica editoriale. Scelta che, solo in parte, ha portato un riscontro di pubblico e critica.
Troppi titoli, infatti, sono passati inosservati, oppure sono stati accolti negativamente dalla stampa. La lista è abbastanza lunga: The Warrior, Death of Unicorn, MaXXXine, Priscilla, The Smashing Machine, Opus, Materialists, The Drama e il colossale flop Mother Mary testimoniano una sorta di spaesamento narrativo. Uno spaesamento acuito dai successi di NEON, lo studio rivale che dal 2019 ha vinto ben sette volte Cannes. La stessa NEON che, nel 2025, ha "strappato" ad A24 uno dei suoi ex registi simbolo, ovvero Sean Baker, trionfante prima a Cannes e poi agli Oscar con Anora.
A24, Google e l'affare legato all'intelligenza artificiale
Come se non bastasse, lo studio ha stretto una nuova partnership strategica con DeepMind, la divisione di Google dedicata all'intelligenza artificiale, con l'obiettivo di sviluppare tecnologie IA innovative pensate specificamente per i registi. Un investimento da 75 milioni di dollari come riporta il Wall Street Journal, specificando che A24 avrà accesso alle infrastrutture e alle ricerche di DeepMind, i cui ricercatori lavoreranno fianco a fianco con lo studio per creare nuovi flussi di lavoro produttivi. Altra cosa: l'accordo è puramente tecnologico; Google non avrà alcun accesso ai dati o alla preziosa libreria di contenuti di A24.
Tuttavia, questa collaborazione si inserisce in un periodo storico in cui Hollywood vive un rapporto molto altalenante con l'AI, diviso tra battaglie legali e nuove strategie. Scott Belsky, socio di A24 e capo della divisione tecnologica A24 Labs, ha precisato al Wall Street Journal che questo accordo si distingue nettamente dagli altri.
Belsky critica l'approccio di molti sviluppatori che promuovono l'IA semplicemente come una scorciatoia per fare film in modo più economico e veloce. Al contrario, la sua divisione sta lavorando su applicazioni specifiche, come la creazione di storyboard generati dall'IA (un'innovazione del processo produttivo elogiata persino da registi come Martin Scorsese, non senza polemiche). "Riteniamo che esistano usi migliori che preservino il controllo creativo e incoraggino l'assunzione di rischi. I nostri strumenti non assomiglieranno per niente al tipo di intelligenza artificiale a generazione guidata che mette a disagio le persone", ha spiegato Belsky al Wall Street Journal.
Sale il malcontento tra i fan. Dov'è finita l'indipendenza?
Questa visione è condivisa da Eli Collins, vicepresidente del settore prodotti di DeepMind, il quale ha sottolineato che le vere scoperte rivoluzionarie avvengono proprio "quando la tecnologia finisce nelle mani delle menti più brillanti del settore". Ciononostante, il punto critico è proprio questo: A24, da sempre, ha puntato molto più sul materiale umano che su quello tecnologico, rafforzando una visione autoriale che sembrava impermeabile a un determinato tipo di approccio, facendo interrogare una fanbase decisamente giovane.
Ad esempio, secondo i dati di PostTrak, l'85% degli spettatori nel weekend di apertura di Backrooms diretto da Kane Parsons aveva meno di 35 anni. La fascia d'etè più dubbiosa riguardo l'AI in quanto teme che possa incrinare ogni aspetto della società, arte compresa. Dall'altra parte, per uno studio come A24, che ha fondato la propria identità grazie a ottime strategie di comunicazione, la sfida (o la scommessa?) sarà dimostrare al (proprio) pubblico che l'AI verrà usata solo per valorizzare l'arte senza comprometterne il profilo.
Certo, a leggere in rete, circola un certo scetticismo che ha dato il via a diversi meme sulla spinosa faccenda. Non solo, nel gruppo Facebook A24 Film Group, che conta oltre 160mila membri, la notizia non è stata presa bene, anzi. Tra i molti commenti sdegnati, uno sembra racchiudere l'emozione comune: "Sento come se A24 fosse caduta tanto tempo fa. Hanno perso la loro magia. Abbiamo bisogno di uscite minori e storie più interessanti". Come dargli torto?