Agente Zeta, recensione: e se fosse il James Bond spagnolo?

Mario Casas veste i panni di Agente Zeta, impegnato in una missione in giro per il mondo tra colpi di scena che lo riguardano da molto vicino. Su Amazon Prime Video.

Un'immagine promozionale di Agente Zeta

Quattro ex agenti dell'intelligence spagnola vengono uccisi nello stesso momento in diverse parti del mondo. Ognuna delle vittime era legata a una misteriosa operazione in Colombia di molti anni prima, conosciuta con il nome in codice di Ciénaga. L'unico che ancora manca all'appello dei decessi è Ancares, anche perché nessuno sembra sapere dove attualmente si trovi.

Mario Casas Nei Panni Di Agente Zeta
Agente Zeta: Mario Casas nei panni dell'agente Zeta

Ecco così che l'incarico di rintracciarlo e proteggerlo prima che qualcuno tenti di farli fuori ricada sull'Agente Zeta, il migliore nel suo campo ma reduce da un lungo congedo di sei mesi che, nelle sue intenzioni, dovrebbe durare ancora altrettanto. Questi ha un legame di parentela diretto con l'obiettivo, che rischia di ingarbugliare una situazione già ai limiti. E a complicare ulteriormente le cose è l'entrata in scena dell'agente Alfa, una affascinante collega colombiana che sembra sapere molto più di quanto dica. Sullo sfondo, un complotto che affonda le sue radici nel passato e carico di colpi di scena.

Agente Zeta: la trama

Con Agente Zeta, Dani de la Torre tenta di costruire un tassello fondamentale per un possibile universo spionistico iberico, inserendosi nel più ampio progetto di Amazon Studios di consolidare un'identità riconoscibile anche nel campo degli spy-movie dopo l'acquisizione di James Bond, ad oggi ancora assai enigmatica.

Una Scena Di Agente Zeta
Di chi può fidarsi Agente Zeta?

L'operazione è chiara fin dalle prime battute, ovvero trasformare Mario Casas - attore spagnolo che unisce fisico da sex symbol a qualità attoriali sopra la media per il classico "belloccio" - in una sorta di eroe nazionale potenzialmente esportabile, una versione galiziana di omologhi ben più famosi, a cominciare da quel nome che in codice citante l'ultima lettera dell'alfabeto. Il risultato? Diciamo subito che ci troviamo davanti a un film godibile ma perfettibile, che oscilla tra un intrattenimento roccioso e una sceneggiatura ambiziosa ma spesso esagerata nelle sue contorsioni.

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Le menti dietro il progetto

Va detto che questa cura, anche esagerata per il numero di rivelazioni e cliffhanger, era prevedibile in quanto come co-autore dello script scritto a quattro mani troviamo Oriol Paulo, che dietro la macchina da presa ha firmato alcuni dei thriller più interessanti - e assurdi - degli ultimi anni come Contrattempo (2016) e Durante la tormenta (2018).

Un Immagine Di Agente Zeta
Mario Casas in una scena del film

Su questa base De la Torre ha costruito un thriller a tema dinamico e carico di spunti. La prima parte del film funziona: ritmo sostenuto, ambientazioni internazionali come nella sortita brasiliana, e sequenze al fulmicotone ben orchestrate, tra inseguimenti a piedi o su due/quattro ruote, sparatorie e così via. Si cerca di competere con i modelli hollywoodiani, mantenendo una specificità geografica e culturale. È in questi momenti che Zeta sembra davvero poter diventare qualcosa di più di un semplice prodotto da piattaforma. D'altronde il regista non è certo alle prime armi e il suo lungometraggio d'esordio, il tesissimo Desconocido - Resa dei conti (2015), è una delle "macchine a orologeria" più implacabili dello scorso decennio.

Pregi e difetti del film

Il problema emerge nel cuore del racconto. Verso la metà infatti la vicenda si complica sempre di più, superando i limiti del verosimile per una girandola dell'assurdo, tra doppigiochi, tradimenti e identità ballerine. Riunioni, briefing a porte chiuse, spiegazioni incrociate tra agenzie, che rischiano di appesantire una narrazione che avrebbe invece necessitato di maggior immediatezza, denotando inoltre una disparità di ritmo che a tratti diventa evidente.

Di Chi Fidarsi In Agente Zeta
Agente Zeta: una sequenza del film

Il mistero del "settimo agente", che a un certo punto diventa fulcro degli eventi, risulta prevedibile e quasi suggerito da scelte e mezze battute dei personaggi, fino a quell'effettiva risoluzione che poco aggiunge al costrutto. Lo script inoltre si premura di spiegare più volte il bandolo della matassa allo spettatore, scelta questa purtroppo in linea con le direttive del moderno mercato streaming, come ribadito da alcuni addetti ai lavori d'eccellenza.

Si perde così quella necessaria ambiguità, una mancanza qui va detto più perdonabile rispetto ad altre occasioni. Perché Agente Zeta si cura unicamente o quasi di essere una new-entry nel filone dello spionaggio, a caccia di una fanbase eterogenea e proprio per questo popolata da personaggi e soluzioni appetibili al grande pubblico. Impresa, pur con qualche sbavatura, che ci sentiamo di dire riuscita.

Conclusioni

Una produzione solida e competente, che trova pregi e pecche in una sceneggiatura ambiziosa ma eccessivamente convulsa e non sempre omogenea. Agente Zeta offre in ogni caso il giusto spettacolo e le attigue emozioni a tema per chi vive a pane e spy-movie, ora qui pronto ad immergersi nelle (dis)avventure in giro per il mondo dell'omonimo protagonista, eroe spagnolo tormentato alle prese con una sequela di rivelazioni e colpi di scena che lo riguardano direttamente. Scene d'azione godibili, un cast eterogeneo quanto basta e una discreta varietà di situazioni e ambientazioni permettono di chiudere un occhio su quell'atto centrale che rischia di perdersi in infinite elucubrazioni.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
5.0/5

Perché ci piace

  • Mario Casas eroe credibile, in un cast dove spicca l'ambiguo personaggio di Luis Zahera.
  • Azione di buon livello e dal respiro internazionale.
  • Sceneggiatura a tratti avvincente...

Cosa non va

  • ...altrove inutilmente convulsa.
  • Alcuni colpi di scena più scontati del previsto.