Cosa hanno in comune Adolescence - la serie di cui tutti parlano su Netflix - e Toxic Town, A Thousand Blows, Boiling Point? Apparentemente titoli così lontani ma in realtà molto vicini se andiamo a guardare il comparto produttivo. Il colosso dello streaming non ha fatto grande promozione e non ha fatta vedere la serie in anteprima alla stampa. Una scelta che conferma un trend? Selezionare accuratamente alcuni prodotti che sanno che possono spingersi da soli e vivere di passaparola.

Che è un po' il giro del mondo che ha fatto velocemente questo nuovo titolo, tanto che - notizia dell'ultima ora - il primo ministro inglese Keir Starmer ha dichiarato che la serie verrà proiettata nelle scuole del Regno Unito per sensibilizzare sul tema affrontato. Ma qual è questo tema e perché è arrivato in modo così diretto agli spettatori? Proviamo ad analizzare tutti i punti di vista, attenzione agli spoiler.
Adolescence: uno, nessuno, centomila Jamie
La storia: un adolescente di soli tredici anni viene arrestato all'alba dentro la propria abitazione, tra lo sgomento della sorella e dei genitori, dopo un'irruzione della polizia, per l'omicidio di una coetanea. Presto un video dimostra la colpevolezza del ragazzo e le successive tre puntate ritraggono gli altri contesti: la scuola, il centro di detenzione per minori e la famiglia. Tutte e quattro girate in piano sequenza, senza trucchi o raccordi come raccontato dal video dietro le quinte che la stessa Netflix ha volutamente pubblicato.
Un risultato così clamoroso è stato possibile grazie al coinvolgimento di grandi talenti davanti e dietro la macchina da presa. A scrivere la serie Jack Thorne che, senza contare il suo precedente curriculum, poche settimane fa ha proposto sulla piattaforma Toxic Town, una storia vera ma romanzata che testimoniava già l'attenzione dello sceneggiatore per eventi di cronaca che simboleggiano la società in cui viviamo o siamo cresciuti: Adolescence è una storia inventata, ma che potremmo tranquillamente leggere sui giornali. È proprio qui che risiede l'orrore del racconto, ben chiaro nell'ultimo episodio in cui scopriamo che il padre di Jamie non era né violento né pedofilo, che non c'era un ambiente tossico in famiglia ma questo anzi risiedeva tra le amicizie e ancor di più nel "dark web" dei social media tra adolescenti.
Una storia come tante (e per questo incredibile)

Può succedere anche a te sentiranno dire una vocina dentro di loro i genitori che guardano la serie - e dovrebbero farlo tutti, possibilmente insieme ai figli - ma in realtà anche chiunque altro abbia un nipote, un cugino più piccolo, il figlio di un amico in quell'età di transizione e formazione. C'è una frase emblematica nel finale che pronuncia la madre (altro personaggio tragicamente meraviglioso, con il volto di Christine Tremarco) tra le lacrime al marito (Stephen Graham): "Credo sia giusto che accettiamo di non aver fatto tutto quello che potevamo come genitori". Un'affermazione estremamente onesta e veritiera.

Passando alla messa in scena, la scelta del piano sequenza è figlia invece dei precedenti lavori del regista Philip Barantini che sempre con Stephen Graham - che ha collaborato come produttore e voluto fortemente questo racconto - aveva già girato Boiling Point - Il disastro è servito e la miniserie sequel (anche lì quattro episodi da un'ora ciascuno in altrettanti one-shot). Se la pellicola era ambientata dietro le quinte di una cucina nel pieno del proprio stress lavorativo proprio come quel clamoroso episodio della prima e seconda stagione di The Bear, qui siamo, come dicevamo, nei contesti sociali e culturali in cui si è formato un giovane assassino.

Una scuola in cui i giovani sono totalmente allo sbando e gli insegnanti hanno perso il piglio e il desiderio di provare a formare ed educare le generazioni di domani, venendo visti come il nemico dagli studenti, così come la polizia e le istituzioni. Vuoi per mancanza di budget, vuoi per disillusione nel riuscire a fare la differenza. La Generazione Alpha, di cui Jamie e i suoi amici fanno parte, dal canto suo, manca forse di strumenti e modelli positivi di riferimento che non siano i loro stessi coetanei. Di conseguenza manca forse l'educazione sessuale e sentimentale da parte dei più giovani, in modo tale da poter convivere con ambo i sessi in modo equilibrato e mai tossico o violento.
Le coppie di interpreti

Stephen Graham ritrova Erin Doherty, che interpreta la psicologa incaricata di far luce sulla situazione familiare e sulle motivazioni di Jamie, nel terzo episodio. Reduci entrambi dal successo di A Thousand Blows sulla box di fine '800, i due in questo caso non condividono la scena. La terza puntata è un drammatico passo a due, uno sguardo nell'abisso delle carenze intellettive e affettive del protagonista, che la donna fa emergere man mano, rimanendone atterrita. Tanto che - nessun dettaglio è lasciato al caso - risulta schifata e sopraffatta da quello stesso sandwich mezzo mangiato a metà del colloquio dal ragazzo, dopo che glielo aveva portato come "offerta di pace" ad inizio incontro.

Anche qui c'è una frase emblematica che riassume non solo l'episodio ma l'orrore che si cela dietro tutta Adolescence: "Potevo toccarla ma non l'ho fatto. Avevo il coltello ma altri al posto mio avrebbero approfittato di lei. Questo fa di me una brava persona, giusto?". È nella drammatica consapevolezza insita tra le righe di questa convinzione che si cela il problema reale: il non riuscire a distinguere il giusto dallo sbagliato, la cultura incel di gioco al ribasso e alla svalutazione di se stessi e degli altri, a partire da canoni puramente estetici.
Un lavoro di squadra
Senza la collaborazione tra tutte e quattro le personalità che abbiamo nominato - insieme alla rivelazione Owen Cooper al suo debutto come attore - non sarebbe stato possibile questo risultato. Mai come in questo caso vale questo assunto, gli sforzi tecnici sono stati incredibili. Tanta creatività messa al servizio della storia e non viceversa; questo fa la differenza, l'esempio più lampante è la macchina da presa che viene attaccata al drone uscendo dalla finestra dell'aula scolastica, mentre un operatore aspettava in piedi - e lo stesso avviene al contrario quando dalla ripresa aerea si passa all'entrata in macchina.

L'obiettivo è non spezzare mai la ripresa (nemmeno con qualche trucco) e aumentare la tensione dell'inseguimento da parte della polizia verso gli amici (e possibili complici) di Jamie. Il segreto? L'aver fatto tante prove prima della settimana in cui si doveva girare una delle puntate, perché la troupe aveva a disposizione solo una finestra di luce (o buio) per potere ottenere l'ora perfetta (ci sono arrivati al secondo tentativo per il primo episodio e all'ultimo per gli altri). Lo scopo dell'utilizzo del piano sequenza era proprio questo: costringere lo spettatore a non poter mai distogliere lo sguardo (e quindi la mente e il cuore) da ciò che stava vedendo.
Una voce fuori dal coro
Proviamo però a guardare lo show anche da un'altra prospettiva, ovvero di coloro che vi si sono approcciati sentendo tutto questo chiacchiericcio ma sono rimasti delusi e hanno ritenuto pesante e noiosa proprio la tecnica utilizzata e la reticenza su alcuni dettagli del caso. Questo non è il solito crime, non è la serie delle risposte, ma delle domande, come ha dichiarato lo stesso Thorne. Ecco il perché del bisogno di visioni condivise negli ambienti scolastici e familiari. Allo stesso tempo però ci viene (provocatoriamente) da chiedere se senza l'uso di quella tecnica - non più così inusuale ma comunque rara perché richiede un dispendio di energie e risorse non indifferente - si sarebbe parlato ugualmente così tanto di Adolescence, nonostante la tematica forte ed attuale.

Si tratta solo di un escamotage autoriale? Il titolo di prestigio che allontana il servizio streaming dall'etichetta di "generalista" che si è ultimamente guadagnato e che gli permette di entrare a gamba tesa nella stagione dei premi? Come qualsiasi prodotto audiovisivo ci vuole un colpo al cerchio e uno alla botte, bisogna fare contenti gli investitori e gli artisti, creare un'opera che abbia un senso compiuto e allo stesso tempo possa essere fruttuosa al box office (o in questo caso le visualizzazioni streaming). La verità sta, come spesso capita, nel mezzo. Ma la verità è anche un'altra: l'importante è che se ne parli, che si crei consapevolezza ed empatia. Senza ciò, tanto vale tornare all'età della pietra (e chi dice che non ci stiamo tornando?).