#AbolisciQualcosa: cinque cose di cui noi cinefili italiani vorremmo sbarazzarci per sempre

Omaggio ironico ai proclami e alla promesse della campagna elettorale che furoreggia in vista delle imminenti politiche, su Twitter e per il web impazza l'hashtag #AbolisciQualcosa. Abbiamo fatto nostro il trending topic per toglierci qualche sassolino dalla scarpa.

Aboliamo il Jobs Act, aboliamo la legge Fornero; aboliamo l'obbligo di vaccinazione, il canone RAI, Obamacare, l'Euro. Tutto quello che possa risultare molesto a un singolo avente diritto di voto indeciso, proclamiamone l'abolizione immediata una volta che saremo al potere: magari i nostri alleati non sono nemmeno d'accordo ma tanto i cittadini mica se ne accorgono. Loro credono solo a quello che vedono in TV.

Così si è avviata la campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, all'insegna dell'abolizione selvaggia: il "popolo della rete", quello troppo impegnato a inventare spiritosaggini per riflettere seriamente sul quadro desolante delle nostre opzioni di voto, ha reagito invitando all'emulazione dei nostri brillanti statisti, e tutti a twittare come abolirebbero non solo l'uso improprio della locuzione "piuttosto che" o l'abuso della grammatica italiana da parte di Luigi Di Maio, ma anche il portiere nelle squadre di calcio per avere più gol e spettacolo, la pizza con l'ananas e il risvoltino ai pantaloni. Perdonateci se non resistiamo e per questa volta ci agganciamo al trend per raccontarvi, tra il serio e il faceto, quello che aboliremmo noi nel mondo del cinema.

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#AboliamoAncheNoi: la cultura misogina e predatoria dell'industry

il produttore Harvey Weinstein

Impossibile tacere sull'argomento, dopo mesi in cui abbiamo seguito con attenzione le varie vicende dello scandalo Weinstein, strascichi e contraccolpi vari, e siamo stati regolarmente subissati dalle proteste dei lettori che non ne potevano più di questa "caccia alle streghe degna del peggior totalitarismo oscurantista/maccartismo/puritanesimo" con annessi improperi all'indirizzo delle varie Asia Argento, Meryl Streep, Oprah Winfrey e Jessica Chastain (che deve farsi i fatti suoi). Le stesse persone che qualche tempo fa chiedevano alle star di confessare con chi erano andate a letto per ottenere quella parte o quel riconoscimento, ora non vogliono sentire le denunce e le confessioni, perché tardive, perché infondate, perché qualche volta ci va di mezzo il loro attore preferito.

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Asia Argento, red carpet provocatorio a Cannes

No, cari, non è sessuofobia, è il fronte comune contro una cultura che ha costretto le donne dell'industry (ma non solo loro) a sottostare ad abusi e ricatti e che per un tempo immemore le ha relegate al ruolo di accessorio, ornamento, proprietà e a cui si vuole finalmente imporre la parola fine. Oggi le donne - produttrici, cineaste, interpreti, ma anche personaggi sfaccettati e potenti sullo schermo - si sono prese la scena e non ci stanno più: il sistema deve cambiare, lo proclamiamo armati del megafono di Hollywood. Come tutti i cambiamenti epocali fa paura, e suscita reazioni scomposte, rabbiose, ostili. Come tutti i cambiamenti epocali, non si può fermare.

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#AboliamoAncheNoi: il doppiaggio

Calma. Non stiamo dicendo che vogliamo cancellare la pratica del doppiaggio dalla faccia del pianeta, lasciando senza lavoro direttori, adattatori e naturalmente i "doppiatori migliori del mondo". Stiamo parlando della necessità di scardinare un'egemonia che ci rende un paese provinciale e arretrato, perché il doppiaggio, anche quando fatto ad arte, comporta una significativa alterazione dell'opera originale, con la perdita del sonoro in presa diretta e dell'autenticità delle interpretazioni. Negli States, è cosa nota, piuttosto che doppiare un film lo rifanno. Nei paesi civili, come quelli del Nord Europa dove si produrrà poca vitamina D ma si doppiano solo i programmi per la prima infanzia, tutti parlano pressoché perfettamente la lingua d'Albione. Noi dobbiamo vedere tutto doppiato, a meno di non pagare profumatamente la TV via cavo o avere accesso a proiezioni in lingua originale offerte da una manciata di sale su Roma e Milano.

E poi il doppiaggio, anche qui da noi dove è ancora insostituibile, non è più fatto bene come poteva essere una volta - tipo negli anni in cui noi eravamo giovani e credevamo che tutti gli attori americani avessero la voce di Ferruccio Amendola. Soprattutto in ambito televisivo si lavora con ritmi sempre più sostenuti, se hai a disposizione meno di una settimana di tempo per doppiare un episodio prima della messa in onda non puoi fare un lavoro dignitoso né con l'adattamento né con le interpretazioni. Professionisti seri, competenti e ossessivo-compulsivi possono riuscire a mettere insieme qualcosa di accettabile, ma non sarà mai quel "valore aggiunto" che si millanta possa rappresentare il doppiaggio. Quindi no, non chiediamo l'abolizione immediata del doppiaggio, ma esigiamo la possibilità concreta e sacrosanta di farne a meno.

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#AboliamoAncheNoi: le campagne marketing/bombardamento a tappeto

Teaser trailer, teaser del teaser trailer, primo trailer ufficiale, secondo trailer, final trailer. Clip della tal scena; introduzione del tal personaggio, dialogo tra Tizio e Caio. E quando finalmente esce il film, è rimasto qualcuno che non sappia che Superman risorge?
Avete capito di cosa stiamo parlando: delle campagne pubblicitarie capillari e fluviali che iniziano a raccontarci il film (un blockbuster, di norma) circa sei mesi prima, rivelandoci praticamente tutti gli elementi essenziali del plot e della caratterizzazione dei personaggi, oltre che ad anticiparci le scene più divertenti o spettacolari.
Certo, si può scegliere di non premere play (non che sia un'opzione per noi che lavoriamo a Movieplayer.it e i materiali li dobbiamo pubblicare), di lanciarsi brutalmente sui video che partono da soli o si annidano negli angoli del nostro monitor, ma è una battaglia che siamo stanchi di combattere. Aboliamo i bombardamenti a tappeto con trailer e clip, riscopriamo il mistero quando si spengono le luci in sala.

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#AboliamoAncheNoi: lo smartphone in sala

Il film è iniziato da cinque minuti e stiamo iniziando ad immergerci nel racconto quando si accende una lucina alla nostra sinistra. È un tipo che controlla il cellulare. Pazientiamo, magari deve sincerarsi che sia arrivato il baby sitter. Due minuti dopo, si accende un display alla vostra destra, ed è una ragazza la colpevole; vogliamo pensare che abbiamo un'emergenza di lavoro, anche se sorride beata. Due minuti e mezzo dopo, si riaccende il display del tipo. Quaranta secondi più tardi, lo smartphone della ragazza emette un suono molesto, e poi è il turno di due amici seduti davanti a noi che commentano l'ultimo esilarante messaggio nel gruppo WhatsApp della loro compagnia. E ci parte l'embolo.

Ora, se non riuscite a stare un'ora senza controllare il vostro smartphone, che ci fate al cinema? Restate a casa con lui. Il pensiero della vostra attenzione divisa tra Tinder e Netflix ci infastidisce comunque, ma almeno non ci disturbate fisicamente. E lo stesso vale per quelli che al ristorante, al bar, in tutte le occasioni di convegno sociale si dedicano allo spartphone ignorando gli esseri umani a cui si accompagnano. Non vi chiediamo di guardarvi dentro per scoprire le origini di questo comportamento malsano, o di pagare un terapeuta: ma al cinema tenetelo in tasca lo smartphone. E già che ci siete, per favore, finite di sgranocchiare i popcorn prima dell'inizio dello spettacolo. E dopo tenete la bocca chiusa e guardate il film. Grazie!

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#AboliamoAncheNoi: le fiction italiane dozzinali

Non ci sfugge che facciano ascolti; abbiamo visto Boris e lo sappiamo che la qualità in TV non paga (a meno che la TV non sia HBO o la Sky di Gomorra - La Serie e tutti gli altri canali via cavo o network che in America, in Gran Bretagna e in Francia realizzano da anni prodotti di livello competitivo col cinema); ma non ne possiamo più di queste fiction scritte male, realizzate malissimo e recitate peggio, tutte uguali e ricolme di stereotipi - dal carabiniere al prete, dalla maestrina alla madre coraggio - per volare basso e lobotomizzare lo spettatore. A pochi giorni dall'arrivo su RaiPlay dell'ottimo La Linea Verticale, ci domandiamo perché questa vena più virtuosa non possa essere estesa alla gran parte del racconto seriale sul piccolo schermo. Chiediamo dignità per la fiction televisiva italiana, chiediamo rispetto per il pubblico. Votateci!

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