A War on Women, la recensione: Uno spaccato di resistenza femminile

La regista Raha Shirazi ci conduce, con A War on Women, in un viaggio nell'insurrezione femminile iraniana con cinquant'anni di lotte e atti di disobbedienza quotidiana.

Un'immagine di A War on Women

Settembre 2022, Mahsa Amini muore mentre in custodia della polizia morale iraniana per non aver indossato in modo corretto il velo. È il punto di partenza di una mobilitazione popolare che si sintetizza nello slogan "Donna, vita, libertà" e che non ha precedenti nella storia recente della Repubblica Islamica. Ma è anche il punto di partenza del documentario A War on Women di Raha Shirazi, che sottolinea un punto in particolare: non si tratta di una rivolta improvvisa, di un'esplosione inaspettata, ma di un sentimento maturato in oltre quarant'anni di lotte e repressioni, di atti di disobbedienza messi in pratica giorno dopo giorno. Un documentario lucido, sentito e riuscito presentato allo scorso Bif&est e ora al cinema grazie a FilmClub Distribuzione.

Cinquant'anni di resistenza femminile

A War on Women racconta quindi un percorso, un cammino durato cinquant'anni che la regista veicola attraverso filmati privati, immagini rubate clandestinamente, testimonianze dirette e storie. Soprattutto queste, perché l'intuizione forte dell'autrice è mettere al centro del racconto alcune donne, sette di estrazione sociale diversa e appartenenti a quattro generazione differenti, come a sottolineare questo cammino di resistenza che ha radici profonde e che è stato a lungo invisibile per tanti, fino a quando una parte del mondo l'ha scoperto grazie ai fatti del 2022.

A War On Women Documentario
Una scena del documentario

Si parte infatti dalle prime manifestazioni contro l'obbligo del velo, avvenute dopo la Rivoluzione islamica del 1979, per arrivare fino alle giovani donne che sfidano l'oppressione e rischiano la vita oggi nelle strade iraniane. C'è un filo conduttore evidente, importante, tra le storie che ci vengono raccontate e sottolinea l'importanza di questa lotta che si è scontrata con prigionia, tortura ed esilio.

Le storie dietro A War on Women

"Volevo essere invisibile. Volevo essere libera." Dice in una delle testimonianze l'attrice Golshifteh Farahani, una delle donne al centro del racconto. E colpisce come si associ l'essere invisibile all'essere libera, perché dice tanto del contesto in cui queste donne, e questa lotta, si sono mosse in questo periodo. Fa bene la regista a porre l'enfasi sulle storie personali, perché sono quelle che ci permettono di capire i risvolti pratici di questa repressione e, di conseguenza, capire l'importanza della lotta che tante donne portano avanti quotidianamente.

A War On Women Film Golshifte Farahani
A War on Women: Golshifteh Farahani in una scena

Non sono figure isolate, come la molteplicità di testimonianze ci dimostra, perché non sono isolati nemmeno i soprusi, che sono diffusi, continui e sistemici. La stessa regista ha iniziato questo cammino partendo da un ricordo d'infanzia e dall'esilio forzato vissuto come "necessità familiare". Per questo colpisce anche un'altra dichiarazione: "Disobbedire ogni giorno per riconquistare la propria dignità. O ancor prima di questo, per vivere."

Uno spaccato necessario. Oggi ancor di più

A War On Women Film Scena
Un momento del film di Raha Shirazi

Per vivere. Perché di questo si tratta, perché senza libertà e senza dignità non si ha nemmeno la possibilità di vivere nel senso più vero e profondo del termine. E per questo il racconto di A War on Women è prezioso e fruirne è necessario. Per ascoltare i racconti, conoscere più a fondo, cercare di capire per quanto sia possibile dalla nostra posizione privilegiata e distante. Per questo troviamo anche giusta e sensata la struttura del documentario, molto classica e lineare, perché aiuta a seguire il filo dei racconti e ricostruire un contesto che molti spettatori potrebbero non conoscere a fondo.

Conclusioni

A War on Women è un'opera che colpisce allo stomaco per la situazione che tratteggia, un tassello fondamentale per comprendere la situazione femminile in Iran negli ultimi cinquant'anni. La regista Raha Shirazi costruire un documentario molto classico, ma valorizzato dalle testimonianze dirette di alcune donne appartenenti a quattro generazioni differenti.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Il focus su quattro generazioni diverse distrugge la narrazione occidentale che vede la protesta come un fenomeno solo recente.
  • I video clandestini offrono un livello di intimità e veridicità.
  • La presenza di figure note come Golshifteh Farahani amplifica la risonanza del messaggio.

Cosa non va

  • La costruzione molto classica potrebbe scoraggiare chi ama documentari che cercano strade nuove.