1945

2017, Drammatico

1945: l’Ungheria dopo la guerra e l’ombra del passato

Nell'agosto del 1945, la riconquistata serenità di un piccolo villaggio ungherese viene incrinata dall'improvvisa comparsa di due ebrei appena tornati dai campi di concentramento: la nostra recensione del film drammatico diretto da Ferenc Török e tratto da un racconto di Gábor T. Szántó.

1945: un'immagine tratta dal film

Il 1945 è l'anno spartiacque del ventesimo secolo: l'anno che ha sancito la conclusione del secondo conflitto mondiale e il crollo dei due principali regimi totalitari europei, ma anche l'inizio di una nuova epoca contraddistinta da complessi scenari geopolitici e segnata dal braccio di ferro fra Stati Uniti e Unione Sovietica. E lo sfondo della Storia, colta in uno dei suoi momenti più fatidici, funge da emblematica cornice al film scritto e diretto da Ferenc Török, 1945.

Se nel 1945, dunque, la Storia ha appena consumato una delle proprie fasi cruciali (le bombe atomiche sul Giappone e la fine di una guerra che in Europa era già terminata), a comporre l'intreccio della pellicola di Török, basata sul racconto Homecoming di Gábor T. Szántó, sono invece le storie: tante piccole storie individuali e private che si legano fra loro, a comporre un affresco ambiguo e angosciante.

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Un matrimonio e due visitatori inattesi

1945: una scena del film

Alla sovrapposizione fra la Storia e le storie si allude fin dall'incipit di 1945: dalla radio giungono le ultime notizie sul conflitto, ma l'attenzione degli abitanti di un villaggio nella campagna ungherese è decisamente altrove. È una serena giornata d'agosto e la piccola comunità si prepara al matrimonio tra il farmacista Arpád (Bence Tasnádi), il figlio del notaio del paese, e la fascinosa Kisrózsi (Dóra Sztarenki). Il padre di Arpád, István Szentes (Péter Rudolf), uomo autorevole e autoritario, desidera che tutto proceda per il meglio, nonostante il tagliente scetticismo di sua moglie Anna (Ezter Nagy-Kálózy, che con il suo sguardo arcigno e il malcelato nervosismo dei suoi gesti riesce puntualmente a rubare la scena); nel frattempo, la nuora Kisrózsi è ancora succube dell'attrazione per il suo precedente fidanzato, l'aitante contadino Jancsi (Tamás Szabó Kimmel), mentre per le strade si aggirano gli ultimi soldati sovietici rimasti di stanza in Ungheria.

1945: un'immagine del film

Contemporaneamente, nella stazione ferroviaria arriva un treno dal quale scendono due visitatori inaspettati: si tratta di Hermann Sámuel (Iván Angelusz) e di suo figlio (Marcell Nagy), due ex abitanti del villaggio che, come tutti gli altri ebrei del luogo, erano stati catturati e deportati dalle truppe tedesche. E la loro ricomparsa nella solitaria stazione, con al seguito un misterioso carico di casse di legno, viene rappresentata a passi graduali, con la solennità ieratica di un western, in un montaggio alternato con le scene di vita quotidiana nel villaggio. L'ingresso di questi due personaggi è una macrosequenza sviluppata nell'arco del primo quarto d'ora di film, e volta a introdurre un elemento di silenziosa tensione nel racconto: perché i due uomini hanno volti tanto severi? E come mai l'annuncio del loro ritorno getta un'immediata e diffusa inquietudine all'interno del villaggio?

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Fare i conti con il passato

1945: una scena del film ungherese

Dall'ambientazione circoscritta (a cui si aggiunge, in questo caso, pure l'unità di tempo) alla coralità dell'impianto drammaturgico, da una certa, studiata lentezza del ritmo narrativo all'utilizzo di un rigoroso bianco e nero (la fotografia di Elemér Ragályi è uno degli elementi migliori del film), 1945 pare guardare a tratti al superbo modello de Il nastro bianco di Michael Haneke, da cui recupera (benché senza la medesima profondità) pure un altro aspetto essenziale: l'indagine, implicita ma via via più serrata e pressante, dei segreti e delle colpe di un microcosmo la cui serenità è solo apparente. Un microcosmo che, nell'opera di Török, si rivelerà fin da subito scosso da tensioni di ogni tipo, alimentate dalla paura di un passato ingombrante che si materializza per abbattere il velo dell'ipocrisia collettiva e per "chiedere il conto" alle numerose coscienze sporche.

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1945: un momento del film ungherese

Il nucleo del film, in fondo, è tutto qui: la sceneggiatura non presenta capovolgimenti né colpi di scena, e fin dalle prime battute è facile intuire la natura dei timori e dei rimorsi che colpiscono i vari comprimari, messi di fronte a un recente passato che speravano di aver cancellato una volta per tutte. Se il titolo, 1945, allude a un quando ben definito, il dove è da ricercare in una comunità rurale che diventa il riflesso di una nazione e forse di un intero continente: un mondo, in sostanza, che si riscopre il testimone impassibile - o, peggio ancora, il complice vigliacco - di orrori mai nominati, ma noti a tutti. Un mondo che quegli orrori ha tentato invano di rimuoverli, e che al loro riemergere non potrà fare a meno di sperimentare l'agghiacciante vertigine dell'implosione... perfino in una soleggiata giornata d'agosto.

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Stefano Lo Verme
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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