Torino 2016, il festival scommette sui nuovi talenti e sul meglio del 2016 cinematografico

Il Festival di Torino, giunto alla sua 34a edizione, continua a muoversi cercando al contempo di valorizzare i registi del futuro e offrire l'opportunità al pubblico di vedere in anteprima alcuni dei film più apprezzati nei festival cinematografici in giro per il mondo.

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È stato annunciato stamattina, durante la conferenza stampa tenutasi presso la Casa del Cinema a Villa Borghese alla presenza della direttrice Emanuela Martini, il programma ufficiale della del Festival di Torino numero 34, che si svolgerà dal 18 al 26 novembre prossimi. L'edizione di quest'anno, che ha come guest director Gabriele Salvatores (succeduto a Julien Temple), sarà particolarmente ricca ed eterogenea e come di consueto si svilupperà principalmente nell'ambito di cinque sezioni ormai consolidatesi: Torino 34, il Concorso dedicato ad opere prime, seconde e terze provenienti da tutto il mondo; Festa Mobile, che oltre a qualche anteprima mondiale ospita decine di titoli tra i più significativi presentati nel corso del 2016 nei principali festival cinematografici internazionali; After Hours, incentrata sul cinema di genere; Onde, focalizzata sul cinema più incline alla sperimentazione; e TFFdoc, che si concentra sul cinema documentario.

Educazione siberiana: Gabriele Salvatores a Courmayeur Noir 2012
Educazione siberiana: Gabriele Salvatores a Courmayeur Noir 2012

Le retrospettive: punk, Salvatores e cinema che immagina il futuro

La proposta filmica sarà poi ulteriormente arricchita da tre stimolanti retrospettive: una sul cinema punk, a quarant'anni dall'uscita del primo singolo dei Sex Pistols Anarchy in the UK (I Did it My Way: Essere punk), la retrospettiva curata da Salvatores in cui vengono presentati i cinque film che lo hanno spinto a fare cinema e a non diventare avvocato nello studio legale del padre (Cinque pezzi facili) e la seconda parte della interessante retrospettiva lanciata nel 2015 sui film che nella storia del cinema hanno immaginato con maggiore originalità il futuro dell'umanità (Cose che verranno. La Terra vista dal cinema). Rispetto allo scorso anno, come ha tenuto a precisare Emanuela Martini, viene inoltre riproposta la fortunata iniziativa legata alla notte horror, durante la quale dalla mezzanotte al mattino il pubblico potrà vedere tre film dell'orrore della già citata sezione After Hours.
Dopo questa breve introduzione generale, considerata la vastità del programma torinese (nei nove giorni di programmazione saranno proiettati ben 158 lungometraggi, 17 mediometraggi e 38 cortometraggi) che non ci permette di affrontare nel dettaglio tutte le varie sezioni e retrospettive, andiamo ora alla scoperta in particolare delle tre sezioni principali del Festival, che da anni ne costituiscono l'ossatura principale.

Torino 34: alla scoperta di nuovi talenti

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Per i motivi già accennati in apertura di articolo, nel Concorso non trovano spazio autori di grande richiamo o particolarmente noti. L'obiettivo della sezione competitiva torinese, difatti, è sempre stato quello di lanciare nuovi talenti alle loro prime esperienze nel mondo del cinema. Negli scorsi anni, ad esempio, sono passati da qui ricevendo premi di rilievo registri del calibro di Pablo Larrain, Damien Chazelle, Debra Granik, Tsai Ming-Liang e David Gordon Green, solo per citarne alcuni. Come dichiarato esplicitamente da Emanuela Martini, questa edizione propone film eterogenei riconducibili a "generi, tendenze e stili piuttosto diversi". Dei quindici titoli in concorso quattro provengono dall'America Latina (Los decentes di Lukas Valenta Rinner, Jesus di Fernando Guzzoni, Las lindas di Melisa Liebenthal e Maquinaria panamericana di Joaquin Del Paso), due dal Nord America (lo statunitense Christine di Antonio Campos e il canadese Avant les rues di Chloé Leriche) e molti dall'Europa (tra cui Porto, diretto da Gabe Klinger, interpretato dal compianto Anton Yelchin e prodotto fra gli altri da Jim Jarmusch). L'unico film italiano è I figli della notte di Andrea De Sica, figlio del compositore Manuel deceduto due anni fa, che da quel che si apprende ha realizzato un thriller dalle venature horror che spazia dall'universo dei fratelli Grimm al cinema di Lynch e Belocchio.

Festa Mobile: Sully, Free Fire, Free State of Jones e gli altri

Free Fire: Brie Larson in una scena del film
Free Fire: Brie Larson in una scena del film

Come suggerisce lo stesso nome, questa sezione da quando è nata si propone di essere una vera e propria festa per gli amanti della settima arte. Oltre ad alcuni titoli già annunciati quali Between Us di Rafael Palacio Illingworth (il film d'apertura definito dalla Martini come "una commedia drammatica indie molto intensa"), Free Fire di Ben Wheatley (il film di chiusura con Brie Larson, Armie Hammer e Cillian Murphy "esplosivo, serrato ma anche molto divertente", sempre a detta della direttrice del festival) e l'attesissimo Sully di Clint Eastwood, trovano spazio alcuni film molto interessanti visti nel corso dell'anno in giro per il mondo nei più prestigiosi festival cinematografici.

Sully: Tom Hanks e Clint Eastwood sul set
Sully: Tom Hanks e Clint Eastwood sul set

Tra gli altri, citiamo Dopo l'amore di Joachim LaFosse, Elle di Paul Verhoeven, The Happiest Day in the Life of Olli Mäki di Juho Kuosmanen, Ma' Rosa di Brillante Mendoza, Mercenaire di Sacha Wolff, Clash di Mohamed Diab, Staying vertical di Alain Guiraudie, Personal affairs di Maha Haj (tutti proiettati a Cannes), Things to Come di Mia Hansen-Løve, Death in Sarajevo di Danis Tanovic, A Lullaby to the Sorrowful Mystery di Lav Diaz, A Quiet Passion di Terence Davies e War On Everyone di John Michael McDonagh (già visti a Berlino). Ulteriori titoli che destano interesse sono poi Bleed for This - Vivo per combattere di Ben Younger con Miles Teller, Free State Of Jones di Gary Ross con protagonista Matthew McConaughey, Kenneth Branagh Theatre Company - Romeo e Giulietta di Kenneth Branagh, con Richard Madden e Lily James nei ruoli principali, e la commedia Absolutely Fabulous: The Movie (questi ultimi tre sono di prossima uscita nelle nostre sale).

Free State of Jones: Matthew McConaughey in una scena del film
Free State of Jones: Matthew McConaughey in una scena del film

Per l'Italia troviamo invece i documentari Roberto Bolle - L'arte della danza di Francesca Pedroni, La lingua dei furfanti di Elisabetta Sgarbi, Nessuno ci può giudicare di Steve Della Casa e il film Slam - Tutto per una ragazza di Andrea Molaioli, interpretato da Jasmine Trinca e Luca Marinelli nei panni dei protagonisti, definito da Emanuela Martini come "un arditissimo e interessante tentativo di adattare un romanzo di Nick Hornby in Italia".

After Hours: le molteplici sfumature del genere

The Wailing: un momento di tensione del film
The Wailing: un momento di tensione del film

La sezione in questione dedicata al cinema di genere regala spesso piacevoli sorprese. Quest'anno i lungometraggi stimolanti sono diversi ma ci limitiamo per motivi di spazio a citarne un numero ristretto: The Wailing di Na Hong-jin, già presentato con successo all'ultimo Festival di Cannes; Yoga Hosers di Kevin Smith, il secondo capitolo dopo Tusk della trilogia horror-comedy pensata dal regista divenuto celebre con il cult Clerks - commessi (nel cast Lily-Rose Melody Depp come protagonista ma anche il padre Johnny in un ruolo più piccolo); Lavender di Ed Gass-Donnelly, talentuoso cinasta che sei anni fa proprio a Torino presentò l'ottimo Small Town Murder Songs; e The Transfiguration di Michael O'Shea, anch'esso proiettato qualche mese fa a Cannes, un horror intimista e simbolico con più di qualche difetto ma nel complesso piuttosto affascinante. Per concludere, a rappresentare i colori italiani nel contesto dell'horror c'è Chi mi ha incontrato, non mi ha visto di Bruno Bigoni, un bizzarro mockumentary che la Martini ha presentato alla stampa come "molto ironico, divertente e interessante".