Oscar 2011: il post-nomination

Dodici nomination per Il discorso del re sono sicuramente un numero impressionante; ma la contesa è davvero finita qui, o l'Academy di oggi preferirà premiare la freschezza e la modernità di The Social Network?

Torniamo a commentare la stagione degli Awards 2011: le nomination sono state annunciate ed è finito il tempo delle speculazioni. D'ora in poi "i duri iniziano a giocare"; e "i duri" sono cineasti, interpreti e artisti che hanno conquistato un posto nella competizione che si concluderà il 27 febbraio, ma anche e soprattutto gli studios che più hanno puntato su questa Oscar Race.
Quello che sembra aver fatto il lavoro migliore fino a questo momento, balza agli occhi, è la Weinstein Company con il suo Il discorso del re, che solo pochi giorni fa ha conquistato il premio di una della Guild più influenti, il PGA, e che quest'oggi festeggia un numero davvero cospicuo di nomination, dodici. Il film di Tom Hooper si è fatto spazio autorevolmente sia nelle categorie principali che in quelle tecniche, senza mancare anche tre nomination attoriali - per altro meritatissime - con Colin Firth, Geoffrey Rush e Helena Bonham Carter.

Jesse Eisenberg ed Andrew Garfield nel film The Social Network
Ma se non era stato sufficiente il PGA a fare ipotizzare un sorpasso tra i due frontrunner, non lo saranno probabilmente neanche queste nomination: è vero che Il discorso del re ne totalizza quattro più di The Social Network, ma si tratta delle categorie relative alla scenografia e ai costumi, per le quali il film di David Fincher appariva inevitabilmente peggio equipaggiato, e di due supporting role, in cui già le nomination ai SAG avevano denunciato una certa debolezza di The Social Network; certo se Andrew Garfield o Justin Timberlake fossero andati in nomination oggi, il film di Fincher apparirebbe forse in vantaggio su quello di Tom Hooper.

Geoffrey Rush,Colin Firth ed Helena Bonham Carter in una scena del film The King's Speech
Stando le cose come stanno, la gara ci sembra ancora aperta, e, volendola semplificare fin troppo, possiamo vederci una sfida tra il cinema più contemporaneo, creativo ed emotivamente distaccato, rappresentato dal favorito della critica The Social Network, e quello classico, edificante e sentimentale, rappresentato dal preferito del pubblico (e forse dell'AMPAS?) Il discorso del re. Probabilmente non dovremo aspettare fino al 27 febbraio per farci un'idea di chi la spunterà, dato che tra pochi giorni saranno annunciati i vincitori dei premi di altre due guild di peso, il DGA e il SAG: se Fincher manca il primo, The Social Network è nei guai, e se Il discorso del re intasca il premio per l'intero cast del SAG ancora peggio. Ma potremmo perfino ritrovarci con un sorprendente DGA in mano a Tom Hooper, e in tal caso i giochi sarebbero fatti e ci sarebbe solo da prepararsi al trionfo del tenero sovrano balbuziente e del sornione Harvey Weinstein.

Hailee Steinfeld e Jeff Bridges in una prima immagine tratta da True Grit
Se vi state chiedendo perché non stiamo considerando Il grinta e le sue 10 nomination tonde tonde tra i seri candidati alla vittoria nella notte del Kodak Theatre, la risposta è presto detta: lo status di remake (sebbene eccellente) del film e la vittoria recente di Joel e Ethan Coen, protagonisti di una Oscar Race trionfale nel 2008 con Non è un paese per vecchi, sembrano offuscare le sue chance, e d'altra parte 10 candidature ci sembrano già un premio in sé per il gustoso western dei fratelli minnesotani, per i quali l'AMPAS ha sempre avuto un certo debole. Il contrario si può ben dire di Christopher Nolan: il suo Inception, che ha fatto incetta di nomination presso le Guild e che secondo molti (ma non secondo chi scrive) era destinato a riceverne molte anche oggi, ne ottiene sì un buon numero, ma esce comunque ridimensionato. Come per Il cavaliere oscuro nel 2009, l'AMPAS riconosce il valore tecnico dell'opera del regista inglese, e le buone idee (vedi candidatura per lo script), ma non i meriti artistici, e così Inception manca nomination cruciali come quelle per regia e montaggio.
E non si può dire certo che si tratti di un pregiudizio anti-britannico, considerato il sostegno palesato ancora una volta a Danny Boyle e sopratutto il fatto che in un'annata eccellente per il cinema americano a ottenere il maggior numero di candidature sia una produzione anglo-australiana.

Una scena dal film Exit Through the Gift Shop
Per il momento, non ci resta che sottolineare l'attenzione dell'Academy, o almeno di alcune sue instancabili lobby interne, per il cinema indipendente e di qualità, esemplificata dalle menzioni per Winter's Bone, Biutiful, ma anche per gli originalissimi Dogtooth tra i film stranieri e Exit Through the Gift Shop tra i documentari. E questa ci sembra un'AMPAS che potrebbe incoronare, nonostante tutto, proprio The Social Network. O no?

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