Chicago

2002, Musicale

Recensione Chicago (2002)

Dallo straordinario musical di Broadway un'ottima riduzione cinematografica per il regista esordiente Rob Marshall.

Eva contro Eva a suon di jazz

Dopo il grande successo dell'ottimo Moulin Rouge sarebbe stato logico aspettarsi una versione altrettanto moderna e kitsch anche del famoso musical di Broadway Chicago, portato per la prima volta a teatro nel 1975 dal grande Bob Fosse già regista, coreografo e paroliere di grandi successi quali Cabaret e All That Jazz - Lo spettacolo continua.
L'ottima riduzione cinematografica già candidata a ben 13 Oscar è invece un classico musical vecchio stile, che preferisce lasciare maggior spazio a canzoni ed interpreti a discapito di un impatto visivo forse più affascinante.

Non per questo va sottovalutato il lavoro del regista Rob Marshall al suo esordio cinematografico, ma con una straordinaria carriera da musical man alle spalle (cantante, ballerino, coreografo, ha anche co-diretto insieme a Sam Mendes il revival di Cabaret), che realizza un gran bel film, molto equilibrato e mai sopra le righe. Ma Marshall, e in questo si nota la sua provenienza dal mondo teatrale, si dimostra soprattutto un grande regista di attori: tutti gli interpreti sono straordinari, a partire dal corpo di ballo fino ad arrivare ai cinque fantastici protagonisti che meritano decisamente una menzione particolare.

Partiamo da John C. Reilly, un attore che forse non viene facilmente notato dal grande pubblico ma che quest'anno ha infranto un record, ovvero quello di aver recitato in ben tre pellicole nominate agli Oscar come miglior film, oltre a Chicago anche Gangs of New York e The Hours. Nel film interpreta il marito, più volte umiliato, della protagonista Roxie, un personaggio forse non di grande rilievo ma che non gli impedisce di esibire una grande performance anche nel suo unico numero musicale, Mister Cellophane. Queen Latifah interpreta in maniera convincente Mama, la matrona del carcere in cui si svolge quasi tutto il film, mentre a Richard Gere spetta il ruolo del principe del foro Billy Flynn, un brillante avvocato senza scrupoli che in una delle scene più riuscite del film letteralmente manovra, come fossero burattini, i giornalisti e la sua cliente. Arriviamo così alle due prime donne di Chicago, Catherine Zeta-Jones e Renèe Zellweger, che si dividono perfettamente la scena a suon di canzoni, balletti e convincenti interpretazioni; in particolare la Zeta-Jones dimostra eccellenti dote canore ed un carisma che di rado era trasparso dai suoi film precedenti.

Questo Chicago ha quindi il grande merito, non da sottovalutare al giorno d'oggi, di offrire del puro cinema d'intrattenimento senza scendere a troppi compromessi, contribuendo alla rinascita di un genere, quello del musical, che sembrava ormai dimenticato e alla nascita di nuove star dal luccicante futuro.

Recensione Chicago (2002)
Luca Liguori
Redattore
4.0 4.0
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