Un giorno in Pretura stasera su Rai 3: gli omicidi di Sofia Stefani e Nada Cella

Stasera Un giorno in Pretura propone la seconda parte del processo per l'omicidio di Nada Cella e il caso della morte di Sofia Stefani, con immagini e testimonianze dall'aula di tribunale.

Roberta Petrelluzzi

Nuovo appuntamento con Un giorno in Pretura, il programma di approfondimento giudiziario condotto da Roberta Petrelluzzi, con Tommi Liberti e Antonella Nafra, in onda stasera mercoledì 15 luglio alle 21:15 su Rai 3. La trasmissione propone due processi che hanno segnato la cronaca italiana: la seconda e ultima parte dedicata al caso Nada Cella, a quasi trent'anni dal delitto, e il processo per la morte di Sofia Stefani, la giovane uccisa a Bologna. Attraverso immagini d'aula e ricostruzioni, il programma segue gli sviluppi giudiziari dei due procedimenti.

Nada Cella: la svolta nel delitto di Chiavari

La prima parte della puntata, intitolata Nada Cella, 30 anni per la verità (firmata da Stefano di Gioacchino), ci riporta a quel tragico 6 maggio 1996 a Chiavari, quando la giovane segretaria venne brutalmente uccisa nello studio del commercialista Marco Soracco. Sul banco degli imputati c'è Anna Lucia Cecere, ex insegnante oggi sulla cinquantina.

Secondo la tesi accusatoria, la Cecere avrebbe aggredito Nada accecata dalla gelosia e dall'invidia, desiderando prendere il suo posto sia sul lavoro che nel cuore di Soracco. Ma cosa è successo nella realtà processuale recente?

La sentenza della Corte d'Assise di Genova

Il processo si è concluso in primo grado il 15 gennaio 2026. La Corte d'Assise di Genova ha condannato Anna Lucia Cecere a 24 anni di reclusione per omicidio volontario (escludendo l'aggravante della crudeltà). Nello stesso processo, il commercialista Marco Soracco è stato condannato a 2 anni per favoreggiamento, accusato di aver coperto e protetto la Cecere per quasi tre decenni per paura o convenienza. Nelle motivazioni della sentenza, depositate nell'aprile 2026, i giudici hanno confermato che il movente fu una profonda "invidia sociale" dell'imputata nei confronti della vittima.

Il caso di Sofia Stefani: la morte della giovane vigilessa

Nella seconda parte del programma, con il documentario Un amore pericoloso di Tommi Liberti, ci spostiamo a Bologna. Il caso è quello di Sofia Stefani, la vigilessa di 33 anni uccisa il 16 maggio 2024 all'interno del comando di polizia locale di Anzola dell'Emilia.

A sparare è stato il suo ex comandante e amante, il vicecommissario Giampiero Gualandi. L'uomo si è sempre difeso parlando di una tragica fatalità: una colluttazione durante la quale, a suo dire, il colpo sarebbe partito accidentalmente dalla sua pistola d'ordinanza. La Procura ha invece sempre sostenuto la volontarietà del gesto al culmine di una relazione diventata ormai ossessiva.

La sentenza della Corte d'Assise di Bologna

Il verdetto della magistratura ha smentito la versione del "colpo accidentale". Il 20 novembre 2025, la Corte d'Assise di Bologna ha condannato Giampiero Gualandi all'ergastolo per omicidio volontario aggravato. Durante il dibattimento è emerso il ritratto di una relazione complessa, segnata da un forte squilibrio psicologico. L'accusa ha descritto Gualandi come un abile manipolatore che non ha accettato la volontà di Sofia di fare chiarezza sul loro rapporto, decidendo di metterle fine nel modo più drammatico.

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