Un delitto efferato, consumato nell'ombra della periferia romana, torna al centro dell'attenzione televisiva. Questa sera, mercoledì 5 agosto, alle 21:15 su Rai 3, Roberta Petrelluzzi e la squadra di Un giorno in Pretura propongono la puntata La doppia verità (firmata da Simona Tili), dedicata all'omicidio della settantunenne Silvana Aru.
La vicenda risale al tardo pomeriggio del 13 ottobre 2023, quando le urla disperate della vittima squarciano la quiete di una palazzina in via Valle Fiorita, a Tor Bella Monaca. La donna morirà poco dopo a causa di devastanti ferite al capo e al volto, inflitte a martellate. Sul posto viene subito sorpreso Spartaco Salvatori, 38 anni, amico di famiglia, trovato nell'abitazione accanto alla vittima agonizzante nell'intento apparente di tamponarle le ferite. Quello che all'inizio sembrava un giallo dalla soluzione scontata si è trasformato in un intricato scontro giudiziario.
La doppia verità: la difesa dell'imputato e le prove dell'accusa
Fin dalle prime fasi delle indagini e per tutta la durata del dibattimento, Spartaco Salvatori si è costantemente proclamato innocente. In aula l'imputato ha fornito una ricostruzione dei fatti del tutto opposta rispetto a quella della procura, tentando di smontare il quadro indiziario che lo vedeva come unico responsabile dell'aggressione.
A pesare pesantemente contro di lui durante il processo è stato però il ritrovamento dell'arma del delitto: un martello insanguinato rinvenuto all'interno del suo zaino, riposto insieme ad altri attrezzi da lavoro. Un elemento che per gli inquirenti ha rappresentato la prova regina di una rapina o di un'aggressione finita in tragedia.
Com'è finito il processo: la sentenza della Corte d'Assise
Nonostante le tesi difensive dell'imputato e il racconto della sua verità, il primo grado di giudizio si è concluso con la massima pena.
Nel marzo del 2026, la Corte d'Assise di Roma ha condannato Spartaco Salvatori all'ergastolo per il femminicidio di Silvana Aru. I giudici hanno accolto appieno la ricostruzione dell'accusa, ritenendo imputato responsabile dell'omicidio volontario della donna. La difesa dell'uomo ha già annunciato il ricorso in appello per tentare di ribaltare il verdetto.