Il Toronto Film Festival 2020 si svolgerà a settembre, ma con una formula ibrida per permettere la presentazione dei lungometraggi e assicurare la partecipazione, forse virtuale, di giornalisti, spettatori e compratori.
Le spiegazioni sul modo in cui sta lavorando in queste settimane l'organizzazione sono emerse grazie a un articolo di Variety.
Joana Vicente, a capo del team dell'evento cinematografico, ha sottolineato: "Posticipare non è decisamente una possibilità presa in considerazione. Sulla base di tutto ciò che stiamo imparando, la situazione potrebbe peggiorare a ottobre o novembre se ci fosse una seconda ondata".
Il direttore Cameron Bailey, nonostante l'impossibilità di viaggiare, sta ottenendo la collaborazione degli studios e degli artisti per riuscire a vedere i film presi in considerazione per il programma di questa edizione.
Vicente ha inoltre sottolineato: "Sappiamo che ci sono molti membri del settore e delle delegazioni che non potranno viaggiare e venire a Toronto perché provengono da ogni parte del mondo. Sarà una versione modificata del festival. Stiamo valutando un qualche tipo di distanziamento sociale, forse con un posto vuoto tra le persone".
Bailey ha aggiunto: "Stiamo assolutamente pianificando un festival pubblico e una componente forte legata ai professionisti. Seguiremo ciò che viene detto per quanto riguarda la salute pubblica e, ovviamente, questo avrà un ruolo determinante. Speriamo che per la metà di giugno, indicativamente, potremo prendere una decisione per quanto riguarda la direzione da prendere. Ma offriremo un festival".
Fin da ora, tuttavia, si sta affrontando l'organizzazione con la consapevolezza che saranno necessari dei cambiamenti alla formula tradizionale: "Stiamo già pensando a un festival ibrido. Ci sarà decisamente una componente "digitale", ma quanto questa sarà grande e che aspetto avrà deve ancora essere deciso". L'obiettivo è comunque di poter mostrare i film ai potenziali distributori internazionali, ai giornalisti e ai critici.
Il Toronto Film Festival, già ora, ha iniziato una collaborazione con la piattaforma di streaming Crave per offrire la visione di alcuni film accompagnati dai Q&A condotti da Bailey: "Per quanto riguarda l'esperienza online, le persone vogliono qualcosa in più rispetto alla semplice possibilità di vedere un film, anche se si tratta di un titolo nuovo. Ci obbliga a ritornare indietro e pensare 'Cosa rappresenta il DNA del nostro festival? Cosa stiamo offrendo?'. Che si tratti dell'entusiasmo dell'esperienza dal vivo, di ciò che ottieni sui media avendo il proprio film in programma o dell'opportunità di vendere l'opera ai potenziali distributori, come potremo offrire tutti questi elementi essenziali alle persone che ci propongono i loro film? Ed è quello su cui stiamo lavorando".
Bailey ha sottolineato: "La maggior parte delle persone che lavorano nel settore sono combattenti e sopravvissuti. Sono determinati a proteggere questi film frutto dei loro sforzi, del loro tempo e dei loro soldi, queste società che hanno costruito - spesso partendo da zero - e tutte le cose che per loro sono davvero importanti. E hanno bisogno che questi film escano".
Vicente ha infine sottolineato che l'elemento più importante, anche nel caso di Toronto 2020, è legato all'aspetto umano: "Se saremo fortunati e potremo proporre il festival a settembre - cosa che ovviamente speriamo e pianifichiamo di fare - lo consideriamo realmente come un momento per celebrare i film, i filmmaker, per sostenere il settore, per riportare gli spettatori in sala. Ed è quello che le persone amano di Toronto, il pubblico di Toronto".