La battaglia contro la pirateria anime entra in una fase decisiva: i principali studios come Netflix, Disney e Crunchyroll stanno coordinando azioni legali globali per arginare un ecosistema di piattaforme elusive e in continua moltiplicazione. Le ultime sentenze, dall'Australia all'India, mostrano una strategia sempre più aggressiva e tecnologicamente raffinata.
Il caso australiano: HiAnime e 9anime nella rete del blocco dinamico
L'Australia è diventata uno dei terreni di prova più importanti nella lotta internazionale alla pirateria digitale. Una coalizione formata da Netflix, Disney, Paramount, Warner Bros. e altri giganti dell'intrattenimento ha ottenuto dalla Australian Federal Court un ordine che impone ai provider locali di bloccare 52 siti di streaming illegale, tra cui il più grande hub globale di anime piratati, HiAnime. La lista comprende anche piattaforme conosciutissime come 9anime, Aniwave, Anikoto, 123anime e Miruro.
Secondo quanto riportato da TorrentFreak, la sentenza introduce il cosiddetto dynamic blocking: un meccanismo che consente ai detentori dei diritti di aggiungere nuovi domini e proxy alla lista nera senza dover tornare in tribunale. Una mossa che mira a neutralizzare la logica "colpisci la talpa" con cui questi siti proliferano, replicandosi su nuovi URL ogni volta che vengono bloccati. L'ordine obbliga gli internet provider australiani a oscurare i siti entro tempi strettissimi e autorizza gli studios a intervenire anche su futuri indirizzi creati per aggirare i blocchi.
Il caso è partito dalla necessità di proteggere l'uscita del film Wicked: For Good, debutto internazionale del 17 novembre, identificando alcuni portali come "Urgent Target". Gli hub di anime, seppur in una categoria con scadenze leggermente più ampie, sono stati inclusi nella stessa procedura, poiché ospitano enormi librerie di contenuti in violazione del copyright e potrebbero diffondere il film illegalmente.
La lista dei domini colpiti è lunga e frammentata: da hianime.nz a hianime.tv, fino a diversi sotto-domini di 9anime e varianti di Aniwave e 123anime. Questa decisione potrebbe diventare un precedente per Europa e Nord America, dove un modello di blocco dinamico simile potrebbe essere implementato per proteggere i cataloghi delle grandi piattaforme.
India, una nuova maxi-ingiunzione contro le piattaforme anime
Poche settimane dopo la sentenza australiana, la Delhi High Court ha confermato una linea altrettanto rigida. Un'azione congiunta dell'Alliance for Creativity and Entertainment (ACE) e della Motion Picture Association (MPA) ha portato a un nuovo decreto che prende di mira un vastissimo network di siti definiti "a idra", capaci di moltiplicarsi e riapparire nonostante i blocchi.
Nel fascicolo vengono citati titoli anime molto popolari - da Mob Psycho 100 a Romantic Killer, Lookism e The Angel Next Door Spoils Me Rotten - per dimostrare la presenza di cataloghi pirata diffusi e aggiornati. I siti coinvolti includono varianti di 9anime, AnimeSuge, Anime Salt, Anikoto, Anime Academy, Anime World, Anitown e Anime Lords, accusati di ospitare, riprodurre e distribuire opere protette senza alcuna autorizzazione.
Dopo aver visionato screenshot e prove sul materiale disponibile in tempo reale, il tribunale ha stabilito l'urgenza della situazione, ordinando ai Domain Name Registrars - tra cui GoDaddy e Namecheap - la sospensione dei domini entro 72 ore e imponendo agli Internet Service Provider di bloccare l'accesso su scala nazionale. Oltre al blocco, i registri dovranno fornire agli studios informazioni sulla proprietà dei domini, dai contatti agli IP log, entro quattro settimane: una misura che aumenta notevolmente i rischi per gli operatori di questi portali.
La sentenza introduce anche il concetto di Dynamic+ injunction, che permetterà ai detentori dei diritti di estendere automaticamente il blocco a futuri mirror e redirect senza aprire nuovi procedimenti. Nonostante questo, diverse autorità - come Namecheap, Tucows e persino il governo di Tonga, responsabile delle estensioni .to - non hanno ancora dato piena esecuzione all'ingiunzione, lasciando alcune piattaforme ancora raggiungibili.
Questo nuovo atto arriva dopo la già significativa decisione di settembre 2025 contro VidSrc, che aveva coinvolto ben 248 domini legati alla pirateria anime. È chiaro che la battaglia è tutt'altro che conclusa, ma il coordinamento internazionale degli studios segna una fase in cui la tolleranza verso queste piattaforme sembra destinata a diminuire.