A distanza di 19 anni dal delitto di Garlasco, Marco Poggi è tornato a parlare pubblicamente nel corso di un'intervista a Quarto Grado, affrontando alcuni dei punti più controversi delle indagini che hanno coinvolto il caso della sorella Chiara Poggi. Il fratello della vittima ha espresso perplessità su diverse ricostruzioni investigative che hanno puntato sull'innocenza di Alberto Stasi e la colpevolezza di Andrea Sempio.
Marco Poggi ha spiegato di aver sempre vissuto con difficoltà l'esposizione mediatica del caso, ma soprattutto l'ultimo anno, quando la sua figura è tornata al centro dell'attenzione: "Non ho mai sopportato questa esposizione. Era da tempo che pensavo di parlare per fermare allusioni e il mistero costruito sulla mia persona". Ha poi denunciato la diffusione di voci e pettegolezzi, anche falsi, che lo avrebbero coinvolto personalmente in accuse gravissime, definendole fonte di "rabbia e stanchezza".
"Essere accusato di essere coinvolto nell'omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che più difficilmente mi andrà via. Se nessuno mette un freno, se nessuno toglie alle persone l'illusione che una determinata pista o ricostruzione non esiste, ci sarà sempre qualcuno che si inventerà la qualunque", ha detto mettendo al centro delle sue critiche anche il modo in cui è stata portata avanti l'ultim inchiesta.
Pur chiedendo di fermare quella che definisce una "macchina del fango", Poggi ha però ribadito che le indagini e i processi devono proseguire regolarmente, distinguendo tra giustizia e narrazione mediatica. Parlando di Alberto Stasi, ha ricordato come inizialmente la sua famiglia lo avesse sempre difeso: "Ero convinto della sua innocenza, era l'ultima persona che avremmo voluto coinvolta". Nel tempo, Poggi ha aggiunto, alcune incongruenze emerse dalle carte giudiziarie hanno però cambiato la sua percezione.
Andrea Sempio e la pista investigativa contestata da Marco Poggi
Ampio spazio è stato dedicato anche ad Andrea Sempio, amico di famiglia. Poggi ha respinto l'ipotesi di un movente sessuale legato al delitto: "Faccio fatica a trovarci una logica, non c'erano segnali o confidenze su questi temi". Il fratello di Chiara ha inoltre sottolineato che, se davvero ci fossero stati comportamenti problematici, la sorella ne avrebbe parlato a lui o ad altre persone vicine.
Tra i passaggi più delicati, il ricordo della cosiddetta "impronta 33", attribuita a Sempio: Poggi ha raccontato lo choc nel momento in cui gli fu mostrata la fotografia, inizialmente scambiata per una traccia di sangue: "Pensavo fosse sangue, poi ho capito che era il reagente della ninidrina". Marco ha spiegato che la cantina della villetta era un luogo conosciuto e frequentato occasionalmente dagli amici, senza però attribuire un significato particolare alla presenza di qualcuno lì.
Infine, ha rievocato il giorno della partenza per le vacanze, pochi giorni prima del delitto, ammettendo di non ricordare più l'ultimo saluto alla sorella: "È un ricordo che si è sfumato completamente". Marco Poggi ha concluso con un pensiero personale: il rimpianto di non aver potuto trasformare il loro rapporto in un'amicizia più adulta.