Durante la serata "Celebrating Sundance Institute: A Tribute to Founder Robert Redford", Ethan Hawke e Woody Harrelson hanno raccontato aneddoti esilaranti e toccanti sul rapporto con Robert Redford, alternando comicità, riconoscenza e ricordi personali legati alla sua generosità artistica e umana.
Il monologo di Ethan Hawke: fra ammirazione e panico
A rompere il ghiaccio è stato Ethan Hawke, fresco di candidatura agli Oscar e veterano del Sundance, che ha inaugurato la serata rivelando il tema "Once Upon a Time". E, coerente con il titolo, ha iniziato a tessere una storia. L'incontro che ha scelto di raccontare è quello del suo primo provino per A River Runs Through It (1992), diretto da Robert Redford.
Con il tono carico di autoironia, Hawke ha dipinto una scena quasi slapstick: "Il provino era questo monologo gigantesco e io adoravo così tanto Robert Redford che volevo assolutamente impressionarlo", ha ricordato. Dopo aver ripassato la scena tutta la notte, incapace persino di dormire, arriva finalmente davanti al suo idolo. La porta si apre, Redford lo saluta con un casuale "Ehi Ethan, sei di Austin, Texas, giusto?". Hawke a quel punto confessa: "Me la sono fatta sotto". Risate generalizzate in sala.
Dopo un fallito tentativo di riprendersi e un rinvio al giorno seguente, finalmente esegue il monologo. Redford, con la solita eleganza affilata, gli dice: "Di solito do a tutti il rispetto di dare note e vedere come rispondono ai cambiamenti. Dovrei farlo anche con te, tranne che hai appena fatto un lavoro brillante e sei troppo giovane per la parte. Non ti prenderò, ma voglio che tu sappia che avrai una carriera meravigliosa".
Hawke non ebbe il ruolo, ma ottenne qualcosa di più raro: legittimazione. Redford lo sostenne a sorpresa andando a vederlo in teatro "in una sala da 99 posti, dieci dollari di biglietto", lo volle in Quiz Show e spinse Before Sunrise al Sundance. "Ha fatto spazio agli altri", ha detto Hawke, sottolineando come l'attore-regista abbia investito in generazioni successive nonostante avesse già una sua vita e un suo lavoro.
Poi ha chiuso con l'ultima immagine: l'ultima volta che lo vide, cinque anni prima, mentre attraversava la sua "fase da cappello da cowboy". Redford lo fermò con una pacca sulle spalle e un consiglio fulminante: "Smettila di indossare cappelli da cowboy. La gente pensa che ti stiano cadendo i capelli."
Il turno di Woody Harrelson
Dopo Hawke, Woody Harrelson ha preso il microfono con un cappellino (non da cowboy), pronto a seguire l'onda. Prima battuta: il ricordo del film Indecent Proposal (1993), in cui Redford interpretava il miliardario che offre un milione di dollari per trascorrere una notte con la moglie del personaggio interpretato da Harrelson. "Lo ammetto, è l'unico uomo sulla Terra a cui venderei mia moglie", ha dichiarato, "e anche l'unico a cui restituirei i soldi per portarmi via per una notte".
Poi il tono si è fatto personale: Harrelson ha raccontato la reazione quasi adolescenziale di sua madre quando seppe che avrebbe lavorato con Redford. "Mia madre si rifiuta di volare, ha paura degli aerei, ma si è messa su un volo", ha narrato. L'ha vista trasformarsi in "una sedicenne che faceva tutto tranne che strillare" mentre si avvicinava a Redford sul set, e ha lodato la delicatezza con cui l'attore ha conversato con lei. "Non l'ho mai vista così felice, traboccante di gioia... e di lussuria", ha chiosato con un sorriso.
Infine, il ricordo politico: ai tempi di Indecent Proposal, Harrelson stava cercando di fermare un disegno di legge che prevedeva l'apertura di sei milioni di acri di wilderness in Montana a industrie estrattive. Chiese un aiuto a Redford affinché chiamasse un senatore irremovibile. "Puoi credere che quel senatore abbia preso la telefonata di Robert e cambiato idea".
Harrelson ha definito questo intervento parte della grandezza di Redford: un artista, un attivista ambientale e qualcuno che "ha creato spazio per gli altri". La parte finale del suo intervento ha ricordato che l'icona celebrata non era solo un simbolo cinematografico, ma un cittadino impegnato, un mentore e un ponte tra generazioni.