Aurelio De Laurentiis contro il ministro Giuli: "Alla cultura ha fatto solo caz..te"

Alla conferenza stampa di presentazione per Scuola di seduzione, l'ultimo film di Carlo Verdone, il produttore non le ha mandate a dire al ministro della cultura Alessandro Giuli in materia di finanziamenti

Aurelio De Laurentiis, un primo piano del produttore

Aurelio De Laurentiis, patron di FilmAuro, non ha usato mezzi termini per scagliarsi contro il ministro della cultura Alessandro Giuli.

Durante la conferenza stampa di Scuola di seduzione, il nuovo film di Carlo Verdone, il produttore ha tirato in ballo il ministro sul tema dei finanziamenti per il cinema e della loro suddivisione.

Carlo Verdone insieme a Micaela Ramazzotti e al produttore Aurelio De Laurentiis sul set di Posti in piedi in Paradiso a Cinecittà
Carlo Verdone insieme a Micaela Ramazzotti e al produttore Aurelio De Laurentiis sul set di Posti in piedi in Paradiso a Cinecittà

La rabbia di Aurelio De Laurentiis contro il ministro della cultura

"Se tu hai a disposizione 650 milioni all'anno a sostegno del cinema e non li sai suddividere per competenze differenziate, è meglio che tu non lo faccia il ministro. Bisognerebbe fare un po' di scuola di seduzione a Giuli per le cazzate che ha commesso il ministero dei Beni e delle Attività culturali", queste le parole del produttore durante la conferenza stampa.

Il motivo dello sfogo del produttore

De Laurentiis ha criticato apertamente l'uso delle risorse pubbliche destinate al cinema, parlando di sprechi e inefficienze diffuse. Secondo lui, chi opera nel settore dovrebbe assumersi maggiori responsabilità, perché troppo spesso il cinema italiano ha beneficiato di fondi pubblici senza restituire risultati adeguati.

Scuola di seduzione: il nuovo film di Carlo Verdone ha finalmente una data su Paramount+ Scuola di seduzione: il nuovo film di Carlo Verdone ha finalmente una data su Paramount+

Il produttore ha proposto quindi un sistema diverso, in cui una parte significativa dei finanziamenti venga assegnata dopo l'uscita del film, sulla base del suo successo e del gradimento del pubblico. In questo modo, ha sottolineato, si distinguerebbe tra chi vuole fare impresa seriamente e chi invece punta solo a ottenere contributi. Ha poi invitato a riflettere su come sostenere davvero l'imprenditoria italiana, criticando un sistema che, a suo dire, ha finito per favorire pratiche distorte a danno dell'intero settore.

Il patron della Filmauro ha poi rivendicato il ruolo degli operatori del settore, criticando l'assenza di un confronto strutturato con chi il cinema lo produce concretamente. "Non bisogna far produrre a dei macellai film che non escono nemmeno sullo schermo. E questo con tutto il rispetto per i macellai. Non si sa perché quelle dieci persone che sanno fare questo lavoro non vengono mai richieste per una loro collaborazione per dire quali sono i film che bisognerebbe fare, bisognerebbe finanziare, con che modalità", ha sottolineato.