Il Mago del Cremlino - Le origini di Putin è un film del 2025 diretto da Olivier Assayas con Jude Law e Paul Dano. Uscita al cinema: 12 Febbraio 2026. Durata: 156 min. Distribuito in Italia da 01 Distribution. Paese di produzione: Francia, USA.
Il focus del film è un'esplorazione dei meccanismi del potere politico e della propaganda nella Russia post Gorbaciov. La vicenda ruota intorno a Vadim Baranov, un artista d'avanguardia, produttore di reality show che si ritrova a fare lo spin doctor per un ex agente del KGB in ascesa fulminante: Vladimir Putin.
Dalle stanze del Cremlino, Baranov costruisce e vende in maniera brillante una nuova immagine per Putin, contribuendo a plasmare la nuova Russia, sfumando in maniera abile e sconcertante i confini tra la verità e la finizione. Dopo quindici anni Baranov si ritira dal "gioco" e decide di aprire la cassaforte metaforica dei suoi segreti, parlando con uno scrittore americano dei segreti del regime di cui è stato artefice.
Un film a metà tra il biopic e il thriller psicologico che si concentra sulle dinamiche invisibili ma indispensabili che hanno permesso a Putin di consolidare e mantenere il potere nella grande Ex Unione Sovietica.
Diretto da Olivier Assayas, che l’ha anche scritto assieme a Emmanuel Carrère, Il Mago del Cremlino - Le origini di Putin in sintesi è l'adattamento del pluripremiato romanzo di Giuliano da Empoli, essenzialmente un lungo monologo in cui Baranov (ispirato alla figura reale di Vladislav Surkov e interpretato da Paul Dano) racconta la sua vita a un narratore anonimo durante una notte di confidenze. È un testo filosofico, riflessivo, quasi un saggio romanzato sul potere. Nell'adattamento Assayas ha dovuto "scuotere" questa staticità trasformando le riflessioni teoriche in sequenze d'azione politica. Il film esplora la creazione della "verità" nell'era dei media, il cinismo della politica russa e la solitudine del potere assoluto.
La narrazione diventa corale e dinamica: non vediamo solo Baranov che parla, ma lo vediamo agire nei corridoi del Cremlino, nelle piazze della Mosca anni '90 e nei backstage televisivi. Il film conferisce un ritmo da thriller geopolitico che nel libro è invece sostituito dalla tensione intellettuale. Assayas adotta uno stile quasi documentaristico ma visivamente sontuoso, alternando flashback frenetici sull'ascesa russa a lunghe sequenze di dialogo tese e filosofiche.
Il regista ha dovuto difendere la sua scelta di raccontare "dall'interno" il sistema russo: "Non volevo fare un film che giudicasse dall'esterno con superiorità morale. Volevo capire la logica russa, il modo in cui hanno reinventato la politica come una forma di avanguardia teatrale. Baranov non è un cattivo da cartone animato; è un intellettuale che scopre quanto sia inebriante e pericoloso plasmare la realtà a proprio piacimento".
Nel libro, Putin (chiamato quasi sempre "il Tsar") è una figura quasi mitologica, una forza della natura descritta attraverso gli occhi di Baranov. Resta distaccato, quasi un'ombra imponente. Nel film invece entra in gioco l'interpretazione di Jude Law, che "umanizza" Putin, mostrandone le insicurezze iniziali, la metamorfosi fisica e la progressiva paranoia. Questa scelta è stata la più controversa, perché il film mostra il processo di costruzione di un dittatore, rendendolo un personaggio tridimensionale con cui lo spettatore è costretto a confrontarsi vis-à-vis.
Jude Law, che ha affrontato una trasformazione fisica e attoriale profonda per incarnare lo "Zar", ha spiegato così la sua interpretazione: "La sfida non era imitare Putin, ma incarnare l'idea del Potere Assoluto. Abbiamo lavorato molto sul silenzio e sull'immobilità. In questo film, il Tsar è uno specchio: Baranov ci proietta le sue ambizioni, il popolo le sue paure. Volevo mostrare come un uomo possa diventare un simbolo gelido e impenetrabile".
Riguardo alla figura femminile di Ksenia, la donna amata da Baranov, nel romanzo funge più da simbolo della vita "fuori dal potere", una sorta di ideale irraggiungibile, mentre nel film, dove è interpretata da Alicia Vikander, il rapporto tra lei e Baranov diventa il cuore emotivo della storia. Per mostrare la macchina del fango e la propaganda in azione, Assayas sfrutta la sua esperienza nel cinema d'autore per creare sequenze visivamente sfarzose che rappresentano i set televisivi e le messe in scena del potere russo.
Sebbene il film sia stato girato a Riga, l'Agenzia per lo Sviluppo della Lettonia ha inizialmente rifiutato i finanziamenti. La motivazione ufficiale era il timore che il film potesse servire come "strumento di propaganda russa". La città è stata utilizzata per ricostruire la Mosca degli anni '90 e dei primi anni 2000. Le riprese sono iniziate il 20 gennaio 2025 e si sono concluse il 4 aprile 2025. La produzione ha dovuto affrontare la sfida di ricreare gli interni opulenti e claustrofobici del potere russo senza poter accedere ai luoghi reali.
"Il potere in Russia è una cosa completamente diversa". Parla così Vadim Baranov in Il mago del Cremlino, film di Olivier Assayas che adatta per il grande schermo l'omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, pubblicato nel 2022 (in Italia da Mondadori). Figura di finzione ispirata …
Attualmente Il Mago del Cremlino - Le origini di Putin ha ricevuto la seguente accoglienza dal pubblico:
Il Mago del Cremlino - Le origini di Putin è stato accolto dalla critica nel seguente modo: sull'aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes il film ha ottenuto un punteggio medio del 50% sul 100%, su Metacritic ha invece ottenuto un voto di 54 su 100 mentre su Imdb il pubblico lo ha votato con 5.7 su 10
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