Zero, il creatore Antonio Dikele Distefano: “Abbiamo aperto una porta che non si può richiudere”

La video intervista ad Antonio Dikele Distefano e Giuseppe Dave Seke, creatore e protagonista di Zero, serie tv Netflix su un ragazzo di Milano che scopre di poter diventare invisibile.

INTERVISTA di 24/04/2021
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Zero: un'immagine della serie

Omar ama disegnare, sogna di diventare un fumettista, è nato a Milano ma spesso si sente fuori dal suo elemento. È un italiano di seconda generazione di origini africane e spesso sente di non riuscire a esprimere tutto il suo potenziale perché qualcuno l'ha già etichettato. La sua bravura con la matita è però il secondo grande talento che nasconde: può infatti diventare invisibile. Arriva il 21 aprile su Netflix Zero, serie in otto episodi creata dallo scrittore Antonio Dikele Distefano.

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Zero: il protagonista in una scena

A interpretare Omar è Giuseppe Dave Seke, alla sua prima esperienza con la recitazione: il suo Zero è un ragazzo dal cuore pieno e lo sguardo limpido, che crede in ciò che ritiene giusto e si adopera per realizzarlo. Quando conosce Sharif (Haroun Fall) e i suoi amici decide di mettere a frutto il suo potere per aiutare il proprio quartiere, il Barrio (nella realtà Barona), messo a rischio da una serie di furti e crimini.
Prodotta Fabula Pictures e Red Joint Film Zero rappresenta un precedente importante: è la prima serie televisiva italiana con un cast a maggioranza nera. La multiculturalità è espressa anche dalla musica, che unisce brani di Mahmood a Coez, passando per Marracash. Ne abbiamo parlato proprio con Antonio Dikele Distefano e l'attore Giuseppe Dave Seke.

La video intervista ad Antonio Dikele Distefano e Giuseppe Dave Seke

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Zero: da grandi poteri derivano grandi responsabilità

Forse non è un caso, visto che tra gli sceneggiatori di Zero c'è Roberto Marchionni, in arte Menotti, che ha scritto anche Lo chiamavano Jeeg Robot, ma, proprio come nel film di Gabriele Mainetti, la prima cosa che vediamo fare al protagonista con i suoi poteri non è del tutto legale. Lì si svaligiava un bancomat, qui c'è una partita di poker truccata. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, ma che succede se finiscono in mano a un ragazzo?

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Zero: il giovane cast in una scena della serie

Antonio Dikele Distefano: Siamo figli della narrazione americana: un ragazzo ottiene i super poteri e decide di salvare la città. Io, davvero, se domani avessi il potere dell'invisibilità farei solo cavolate all'inizio. Non sarei subito così responsabile. Per me era proprio un modo di raccontare i supereroi all'italiana, anche di provincia. Penso che tutti lo farebbero. È molto più credibile

Giuseppe Dave Seke: Se domani capitasse anche a me sicuramente non avrei subito quella freddezza di dire: "ok, ho un grandissimo potere, devo pensare agli altri". Sperimenti. Puoi farlo, lo fai. Quindi sono d'accordo: è molto più credibile, empatizzi di più. Un po' come Spider-Man: mi viene sempre in mente quella scena in cui lui prova le ragnatele sul tetto. Cavolo, l'avrei fatto anche io! Uguale identico.

Zero: se la strada potesse parlare ti direbbe fallo!

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Zero: Giuseppe Dave Seke in una foto di scena

Una frase bella della serie, che Sharif dice a Omar, è: "Se la strada potesse parlare ti direbbe fallo!". Alcuni ventenni di oggi sembrano molto insicuri, pieni di disagio, invece i protagonisti di Zero non si tirano mai indietro davanti a qualsiasi situazione. Era un tema che vi stava a cuore?

Antonio Dikele Distefano: È una spinta a non essere invisibile. Spesso l'insicurezza, la paura di fallire ci rendono invisibili. Rendono invisibili le nostre capacità. Quando ho iniziato a scrivere non ascoltavo mai nessuno, perché tutti mi dicevano che sarebbe andata male, mi raccontavano le loro paure, mi dicevano che non ce l'avrei fatta. Non ho ascoltato, sono andato avanti. Non volevo più essere invisibile. Nel gruppo Sharif nei confondi di Zero fa proprio questo: gli dice di venire fuori, riconosce il suo talento e gli dice di applicarlo. E alla fine della serie Zero se ne rende conto.

Giuseppe Dave Seke: Decisamente. Molte volte ti vai a mettere un blocco, o dei paletti inutili, quando in realtà sei una persona come tutte le altre. E che magari ha delle caratteristiche ancora più grandi di quelle che in realtà tu pensi di non avere. Quindi quando magari ti trovi ad aprire gli occhi oppure, nel caso di Zero, qualcuno che ti fa aprire gli occhi, là hai fatto bingo. Ti dici: ok, adesso posso farcela anche io.

Zero: una volta che hai aperto gli occhi non puoi più richiuderli

A proposito di aprire gli occhi: Zero dice che una volta che li apri non puoi più richiuderli. È vero. Come si fa però a farli aprire anche agli altri e a portare avanti le proprie idee senza passare per quelli pesanti o aggressivi?

Giuseppe Dave Seke: Il modo in cui ti poni è tutto. Di sicuro non devi avere un modo super aggressivo. Devi essere pacato, tranquillo nel dire la tua idea. La semplicità fa tutto, meglio dire le cose in una maniera semplice, più vera possibile. E arriva. Se tu mi racconti qualcosa di vero, e me la racconti veramente, a me arriva. Però se invece sento che magari l'hai costruita mi arriva in maniera diversa. Quindi quando una cosa è vera e semplice arriva sempre.

Lo chiamavano Jeeg Robot e la rinascita del cinema di genere italiano

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Zero: Giuseppe Dave Seke in un'immagine della serie

Antonio Dikele Distefano: Penso sia verissimo. Una volta che apri gli occhi non puoi più richiuderli. Zero è questa cosa qui. Per me l'operazione Zero è questa cosa qui. Una volta che tu apri una porta non puoi più richiuderla. Spero che questa cosa accada. Accade anche con la cultura. C'è stato un momento in cui ho iniziato a leggere libri e c'erano delle cose che mi facevano arrabbiare, creavano in me una rabbia. Scoprire delle cose del passato che non conoscevo e non sapevo. A Zero capita la stessa cosa.