Westworld 3: la recensione del finale di stagione: un’amara conclusione

La nostra recensione del finale di stagione della terza stagione di Westworld, un episodio conclusivo poco soddisfacente che cambierà per sempre la serie.

RECENSIONE di 04/05/2020
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Westworld 3: Aaron Paul in una scena del finale di stagione

Siamo arrivati alla fine. Con questa nostra recensione del finale di stagione di Westworld 3 si conclude (anche se una quarta stagione è già stata annunciata) la storia di Dolores e del suo tentativo di liberare l'umanità. Sì, perché la sensazione al termine di queste otto settimane è quella di aver assistito a uno spin-off incentrato su un solo personaggio, legato soltanto tematicamente alla serie madre, ma decisamente diverso per toni e, dispiace dirlo, per qualità di scrittura. Quest'ottavo e ultimo episodio della terza stagione conferma tutte le perplessità che via via si sono accumulate durante la visione, risultando piuttosto debole sia come episodio in sé che come gran finale di stagione. Chiudendo una macro-trama in maniera decisamente lineare e lasciando aperte le porte per quello che verrà, l'ottavo episodio di Westworld 3 non convince su più aspetti e rischia di lasciare gli spettatori della serie senza più gran interesse per le vicende dei personaggi. Prima di proseguire la lettura, ci teniamo a ricordarvi, un'ultima volta, che saranno presenti spoiler.

La fine di tutte le cose

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Westworld 3: Aaron Paul ed Evan Rachel Wood in una scena del finale di stagione

Sembra la fine di un ciclo narrativo, quello che rappresenta Crisis Theory all'interno della serie. Riprendendo sin da subito situazioni e immagini che richiamano il parco a tema western e, di conseguenza, le prime due stagioni dello show, e concentrandosi per gran parte su Dolores e sulle motivazioni che l'hanno spinta ad attuare questa complicata e desiderata, oltre che violenta, missione ai danni dell'umanità (come sembrava) e soprattutto ai danni di Serac e del suo sistema Rehoboam, Westworld sembra mettere un punto definitivo al discorso sul libero arbitrio e sulla possibilità di scelta dell'individuo. Lo fa dando una conclusione (al momento sembra definitiva, ma mai dire mai) al personaggio di Dolores che muore per l'ennesima volta e questa volta per davvero, a suo modo soddisfatta di aver raggiunto il suo obiettivo: non la distruzione dell'umanità, ma la possibilità di distruggere il mondo e lasciare che l'umanità lo ricrei da zero sperando che sia la bellezza il motore principale della ricostruzione. Una bellezza che corrisponde a un ordine benigno da sostituirsi a quello maligno, controllato e ricercato, capace di togliere la libertà all'individuo che era quello di Rehoboam e Serac. L'ultima inquadratura dell'episodio ci mostra la fine del mondo: il caos è solo un primo passo necessario verso la ricostruzione.

Westworld 3, la recensione del settimo episodio: il tentativo di ricondizionare

Seminare l'ordine, raccogliere il caos

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Westworld 3: Thandie Newton nel finale di stagione

È paradossale che in una serie il cui racconto si basa sulla bellezza dell'ordine e la necessità di binari positivi (il caos della fine del mondo è solo un primo passo temporaneo verso un futuro migliore e ordinato), sia proprio la sceneggiatura a essere decisamente caotica. Ben lontano dalla profondità intellettuale e filosofica della prima stagione e dalla complessità narrativa stratificata della seconda, Westworld 3 non regala né colpi di scena particolari né nuove chiavi di lettura che possano in qualche modo sistemare "a posteriori" certi passaggi poco convincenti degli scorsi episodi. Anzi, in quest'ora conclusiva la sensazione che molte cose accadano perché così è stato deciso da Jonathan Nolan e Lisa Joy, i Rehoboam dello show, non supportate da passaggi intermedi che sembrano lasciati off screen, è molto forte tanto da causare più di qualche interrogativo sulle dinamiche narrative e l'evoluzione dei personaggi. Dopo otto ore, Caleb rimane un personaggio impalpabile, sempre disorientato e le cui motivazioni all'interno della storia non sono così forti da causarci empatia.

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Westworld 3: Evan Rachel Wood nel finale di stagione

Maeve sembra farsi guidare dal momento così come la gestione dei suoi poteri, a volte talmente esagerati da renderla invincibile e oltre la perfezione, a volte non abbastanza forti per poter fare alcunché. Ma sono i personaggi di Bernard e William che la terza stagione di Westworld ha reso semplici comparse asciugandoli di tutta la profondità che avevano dimostrato nelle precedenti stagioni. Le scene dopo i titoli di coda possono far sussultare qualche fan della serie, ma l'amaro in bocca rimane per come sono stati gestite e riscritte. A fine stagione la sensazione preponderante è che il gioco che gli sceneggiatori avevano instaurato col pubblico si sia semplicemente dimenticato: Westworld non è più un puzzle perfetto dove i pezzi vanno incastrati tra linee temporali diverse e personaggi tridimensionali, ma un giocattolone di grana grossa dove è meglio non sforzarsi più di tanto e accettare le cose così come sono.

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Quale futuro per Westworld?

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Westworld 3: Aaron Paul nel finale di stagione

Rinnovato per una quarta stagione (di sei previste, a detta degli sceneggiatori), Westworld ora è una serie del tutto diversa da quella a cui eravamo abituati. I discorsi filosofici pronunciati da Anthony Hopkins sono un lontano ricordo: la storia procede attraverso l'azione - non sempre coreografata al meglio -, le continue sparatorie con proiettili infiniti, le lotte e la violenza. Non che le caratteristiche della serie siano venute meno: troviamo ancora i discorsi più esistenziali sul libero arbitrio e sulla natura umana che tanto avevano reso "alto" il livello della serie, ma sono annacquati, pronunciati da personaggi monodimensionali e inseriti in mezzo a una narrazione così "bassa" e muscolare che non trovano, mentre vengono pronunciati, la forza che vorrebbero avere. La chiusura apocalittica della terza stagione sembra presagire una deriva ancora più action della serie che può far storcere il naso a più di qualche spettatore affezionato e che si era appassionato alla serie proprio per le qualità opposte che, nelle prime due stagioni, erano state più o meno rispettate. C'è da chiedersi se i personaggi di Westworld abbiano ancora qualcosa da raccontare, se sentiamo la loro storia ancora in via di sviluppo, se non vediamo l'ora di tornare nel Nuovo Mondo o se questa chiusura sia l'occasione per abbandonare la serie. La natura ibrida di questa terza stagione, così rivoluzionaria viste le premesse e allo stesso tempo parecchio confusa sulla messa in scena, ci lascia con più di qualche interrogativo sul futuro di Westworld. Sicuramente non basterà la nostalgia verso qualche personaggio storico o qualche momento ben azzeccato per farci tornare partecipi alle vicende di William, Bernard, Maeve, Caleb e Charlotte.

Conclusioni

Concludiamo la nostra recensione del finale di stagione di Westworld 3 amareggiati dalla linearità di un finale che non ha sorpreso, delusi dalla piega narrativa della serie e parecchio sconfortati dalla qualità di scrittura in caduta libera. La serie ha concluso un suo ciclo, si è rinnovata, ma ci auguriamo che Jonathan Nolan e Lisa Joy riescano a dare un senso e una ventata di aria fresca alla loro creatura migliorandone di molto la costruzione dei personaggi. Ne va del nostro interesse.

Movieplayer.it

2.0/5

Perché ci piace

  • Alcuni momenti degni di nota, soprattutto per il production value sempre alto.
  • La storia iniziata dalla prima stagione sembra aver trovato una conclusione.

Cosa non va

  • Il finale manca di colpi di scena e le dinamiche dei personaggi e della storia non convincono.
  • La natura della serie è definitivamente cambiata.
  • Poca empatia e troppa azione rischiano di far perdere interesse verso il mondo di Westworld.