Todd Solondz: il suo cinema tra palindromi e bassotti

Todd Solondz compie 60 anni: ritratto del regista indipendente americano che ha saputo raccontare le contraddizioni della famiglia americana

Happiness, where are you? I've searched so long for you. Happiness what are you? I haven't got a clue. Happiness, why do you have to stay So far away.. from me?

Todd Solondz
Todd Solondz

Si definisce palindroma quella parola - o insieme di caratteri - che letta al contrario rimane identica. Ma tutto il cinema di Todd Solondz, regista indipendente nativo di Newark, si può considerare effettivamente un gigantesco palindromo. E non è un caso che il suo film simbolo s'intitoli proprio in questo modo, Palindromi. Al plurale, come la coralità dell'universo di Solondz. Contenuti affrontati da punti di vista differenti attraverso personaggi dissimili e al tempo stesso sempre uguali, che abitano lo stesso mondo pervaso da frustrazioni, tormenti ed insicurezze. Narrazioni che girano in tondo senza trovare una vera e propria evoluzione definitiva, trovano habitat naturale nell'universo che Todd Solondz ha costruito in una carriera trentennale nel lungometraggio. Povera di titoli ma ricca come poche altre di spunti, tematiche e riflessioni sulla complessa e soffocante contemporaneità.

Il 15 ottobre Todd Solondz compie sessant'anni e la sua carriera sul grande schermo - dopo la gavetta e i primi esperimenti con diversi cortometraggi - è iniziata proprio alla soglia dei tre decenni di vita, nel 1989. Il manifesto dei suoi principi è lapalissiano sin dai titoli dei suoi film, mai banali e sintesi perfetta di ciò che ad un cineasta indipendente come lui interessa raccontare. Aprire una carriera con un titolo come Fear, Anxiety & Depression non può che inglobare subito all'interno di un determinato contesto ciò che il regista vuole raccontare al pubblico.

Selma Blair in Dark Horse di Todd Solondz (2011)
Selma Blair in Dark Horse di Todd Solondz (2011)

Felice infelicità

Venezia 2009: Todd Solondz presenta il suo Life During Wartime
Venezia 2009: Todd Solondz presenta il suo Life During Wartime

Parlare di Todd Solondz con il pubblico, sia in Europa che negli Stati Uniti, per certi versi risulta un'impresa piuttosto ardua. La fama di questo regista dallo sguardo stralunato, la fronte alta e i capelli color cenere perennemente spettinati, è principalmente circoscritta al circuito festivaliero. Tuttavia non sono pochi i cinefili che hanno potuto accostarsi al profondo sguardo sul mondo contemporaneo e alle sue problematiche di questo cineasta che rifugge dai riflettori e che da sempre privilegia la concretezza delle sue opere all'esposizione mediatica, non certamente affine alla matrice indipendente dalla quale ha origine Solondz. Certo non lo aiuta la durezza con la quale si avvicina alle nefandezze dei microcosmi nei quali sguazzano con ipocrisia gli esseri umani. Ecco perché l'inquietante affresco sulla condizione della famiglia come istituzione odierna e covo d'infelicità e rancore, porta un titolo antitetico come Happiness - Felicità.

Provocazioni

Wiener Dog
Una scena di Wiener-Dog

Sin dagli esordi, Todd Solondz porta avanti un'idea di cinema definita, legata a stilemi ben precisi e uniti da un filo conduttore che non sembra mai spezzarsi, formando quello che per certi versi sembra essere un solo grande film. Da Fear, Anxiety and Depression sino a Wiener-Dog, a parte qualche sparuta deviazione, Todd Solondz costruisce un'unica grande impalcatura, giocando con le storie, alternando interpreti e personaggi propri di un universo creato ad hoc. Non si risparmia mai Todd Solondz. E non risparmia nulla allo spettatore, trascinandolo in un vortice di provocazioni che hanno il pregio di non fermarsi mai in superficie. La spregiudicatezza con la quale Solondz affronta argomenti scomodi e schiaffeggia senza remore il perbenismo americano è efficace perché sincera e mai arrogante. La confusione dalla quale sono pervasi i protagonisti dei suoi film, che siano la dodicenne incinta Aviva di Palindromi o lo sceneggiatore depresso Dave Schmerz di Wiener-Dog, pone sempre in discussione lo sguardo della macchina da presa.

Fuga dalla giovinezza

Jordan Gelber e Selma Blair complottano in Dark Horse
Jordan Gelber e Selma Blair complottano in Dark Horse

Pochi autori americani hanno saputo raccontare senza pietismo e retorica il dramma esistenziale dei giovani contemporanei. In Dark Horse, Todd Solondz imbastisce una black comedy dove il futile apparire è centrale nella vita degli adolescenti. I giovani come attori protagonisti di un enorme reality show, molto più connesso alla quotidianità di quanto si possa pensare. La lucidità dello sguardo sulla crudeltà di un mondo che ricicla persone, sforna illusioni effimere e vive una costante alienazione verso il prossimo, sono concetti che stanno alla base di un cinema che riesce a scuotere generazioni, fornendo un panorama diverso da quello proposto solitamente.

Dalla sperimentazione dei rapporti fanciulleschi con una buona dose di sarcasmo di stampo alleniano come nel suo film d'esordio, Todd Solondz è con Fuga dalla scuola media che apre un saggio definitivo di quello che sarà il suo percorso filmico. La pre-adolescente Dawn Wiener (Heather Matarazzo) è una ragazzina diversa dai profili che ci si potrebbe aspettare da un progetto indie. Le avversità alle quali va incontro Dawn sembrano infinite ma non la banalizzano, non la santificano e certamente non le impediscono di mostrare tutte quelle contraddizioni che fanno parte dell'animo umano.

Dawn Wiener

Wiener Dog
Una scena di Wiener-Dog

La scrittura graffiante dei dialoghi, la circolarità dei personaggi e la frammentarietà dei suoi film, spesso organizzati a episodi, fanno di Todd Solondz un regista con caratteristiche ricorrenti e peculiari, che costituiscono delle parti fondamentali del linguaggio con il quale il regista si rivolge al proprio pubblico. Uno degli elementi che meglio caratterizzano il suo lungo percorso nel lungometraggio risponde al nome di Dawn Wiener, vera e propria presentatrice che apre e chiude un crudo show sull'evoluzione degli esseri umani. Una mutazione che in realtà non esiste o fatica ad emergere. Portavoce di una visione cruda e spietata del mondo, è proprio Dawn Wiener a proporsi allo stesso identico modo allo spettatore; prima in tenera età come problematica protagonista di Fuga dalla scuola media, poi adulta in Wiener-Dog, interpretata da Greta Gerwig.

Storytelling
Una scena di Storytelling

E nulla in Dawn è cambiato. Razzismo, pedofilia, disillusione. Stupri, aborti. L'universo di Solondz è pieno zeppo di oscurità che non si fa attrarre dall'enfasi. Che ironizza sulla cultura pop, sul cinema di finzione e la presunta realtà del documentario - si veda ad esempio la costruzione di Storytelling. Tutto è profondamente e tristemente connesso al mondo reale e alle sue imperfezioni. Se in Palindromi i personaggi girovagano spaesati, avanti e indietro, come caratteri di una parola che si legge sempre allo stesso modo, in Wiener-Dog Todd Solondz traduce la sua caustica visione del mondo in un bassotto portatore di pena, in un'opera meno soffocante ma altrettanto amara e schietta come poche sono mai riuscite ad esserlo negli ultimi decenni sul grande schermo. Ma Todd Solondz e la sua disperata e oscura filmografia vivono all'ombra dei riflettori ma di quell'ombra sono diventati narratori imprescindibili.