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The Sadness, la recensione: zombi senza freni assetati di sangue e sesso

La recensione di The Sadness: grazie all'uscita Midnight Factory abbiamo scoperto un horror taiwanese estremo e violentissimo. Un virus trasforma le persone in creature senza freni inibitori, scatenate in ogni sorta di violenza, perversione e depravazione.

The Sadness, la recensione: zombi senza freni assetati di sangue e sesso

Grazie alle sempre preziose uscite di Midnight Factory, la collana di Plaion Pictures, abbiamo scoperto un horror taiwanese estremo e violentissimo. Stiamo parlando di The Sadness, opera di esordio del canadese Rob Jabbaz. Uno splatter nudo e crudo, un'esperienza gore che come vedremo in questa recensione del film, non ha paura di toccare vette davvero strong, anche per gli appassionati del genere. Subito chiacchierato quando è apparso in alcuni Festival di genere, tra cui Locarno e Parigi, The Sadness è diventato subito un titolo di culto proprio per un linguaggio visivo molto diretto, senza compromessi.

Il virus che toglie i freni inibitori per soddisfare le voglie più represse

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The Sadness: una scena del film

L'originalità di The Sadness non sta certo nella premessa: di film dove tutto parte da un virus, ne abbiamo visti tanti. Ma quello che esplode a Taipei è davvero singolare e mostruoso, perché toglie ai contagiati qualsiasi freno inibitore e ne scatena una rabbia incontrollata, come se le frustrazioni e qualsiasi indicibile voglia repressa, potessero finalmente essere soddisfatti nella maniera più becera. Il risultato è quello della trasformazione in zombi molto particolari, affatto "rallentati" come da tradizione, bensì molto vivaci e soprattutto assetati di sangue, carne e sesso, in tutte le sue svariate forme.

In particolare il film segue le vicende di una coppia, formata dai giovani Jim (Berant Zhu) e Kat (Regina Lei) che al mattino si saluta per far fronte ai rispettivi impegni: ma quando scoppia il caos e la violenza inizia a diffondersi su metropolitane, ospedali e perfino luoghi di potere, i due lotteranno per la sopravvivenza e per potersi ritrovare. Intanto nelle strade sempre più contagiati si trasformano in macchine di pura crudeltà dando vita a una folle spirale di violenza e depravazione fra torture, sgozzamenti, stupri brutali, orge e macabre uccisioni.

Violenze, sesso, laghi di sangue, perversioni e stupri: Rob Jabbaz a tavoletta

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The Sadness: una scena del film

Il panorama cinematografico è ricco di pandemie e zombi. Non è facile riuscire ancora a sorprendere in questo filone, ma Rob Jabbaz ci riesce prendendo una strada diretta e senza fronzoli: lascia da parte approfondimenti psicologici e metafore sociali (la riflessione sul cuore oscuro dell'uomo non riesce mai a diventare il focus), toglie il freno del suo cinema e semplicemente pigia a manetta sull'acceleratore della violenza fatta per il gusto di farla, tra abbondanti laghi di sangue e efferatezze di tutti i tipi. E condendo stavolta il tutto con sesso esplicito. Già, perché le creature contagiate hanno anche tanta voglia di godersi esperienze senza remore, mettendo nel cassetto qualsiasi tabù e lasciando correre libera ogni perversione, infliggendo ogni tipo di stupro, depravazione e sopruso.

Effetti visivi eccezionali, ma pesa un finale poco convincente

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The Sadness: una scena del film

Perché questo progetto riesca a convincere, però, la confezione deve essere curata a dovere, perché di zombi assetati di sangue ne abbiamo visti a bizzeffe. Ebbene il film sotto questo aspetto è promosso a pieni voti perché gli effetti visivi sono eccezionali e ogni sorta di squartamento e brutalità, nonché le conseguenze in fatto di viscere, getti di sangue, budella e brandelli di carne, risulta sicuramente credibile. L'impatto di queste scene splatter è davvero da botta allo stomaco, a tratti rivoltante e disgustoso, e altamente sconsigliato a chi ha timore per la sua digestione.

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The Sadness: una scena del film

La riflessione di cosa può diventare un uomo che risponda senza freni solo ai suoi istinti bestiali, resta però sullo sfondo, travolta da questo tsunami di sangue. Anche perché di ironia ce n'è poca e una spruzzata di humour nero in mezzo a tanto rosso sarebbe stata opportuna. Non convincono nemmeno i dialoghi, troppo scialbi in questo contesto, soprattutto fra i due giovani protagonisti, mentre il finale lascia l'amaro in bocca perché sembra frettoloso e quasi slegato dal resto del film. Una parziale delusione che non toglie quanto di buono si è visto prima, quando senza stare tanto a pensare a possibili spiegazioni, il regista aveva potuto procedere, anche lui, senza nessun freno.

Il blu-ray: video e audio super, ottimi gli extra

Sadness Cover

Come detto, abbiamo scoperto The Sadness grazie a Plaion Pictures e al blu-ray targato Midnight Factory, un prodotto davvero eccellente sotto ogni aspetto, a partire dalla solida confezione slipcase elegante e curata, con tanto di booklet di 16 pagine all'interno con illustrazioni e approfondimenti. Il video presenta un dettaglio sempre molto efficace, ricco di particolari, soprattutto uelli truculenti. Un rosso sangue dominante spicca in mezzo a un croma sempre vivace, mentre il quadro si mantiene sempre nitido e ben definito, anche nelle scene più frenetiche. L'audio proposto in DTS HD 5.1 sia in italiano che in originale, asseconda le immagini assicurando un buon impatto sonoro.

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The Sadness: una scena del film

Quando si scatena la violenza c'è una notevole energia che si sprigiona dal sub e dai diffusori, ma anche precisione nella direzionalità dei vari effetti. Ottimo anche il reparto degli extra: la parte del leone è la Q & A con il regista Rob Jabbaz, che in 37 minuti spiega il suo cinema, il suo progetto e racconta la realizzazione del film. A seguire la Presentazione al Fantasia Festival Award (8'), quindi La correzione colore prima e dopo (11') con il lavoro sul croma. A chiudere, oltre al trailer, anche un Dietro le quinte diviso in Scenografia (1'), il regista Rob Jabbaz (3'), Business Man Johnny (3') ed Effetti speciali (1').

Conclusioni

A conclusione della recensione di The Sadness, ribadiamo che l’horror firmato da Rob Jabbaz è di quelli senza compromessi, che punta dritto allo splatter più sfrenato ed esplicito grazie a effetti visivi eccellenti, condendo la violenza e i fiumi di sangue con perversioni e depravazioni senza remore. Il virus che scatena il caos, infatti, toglie qualsiasi freno inibitore ai contagiati, trasformandoli in belve assetate di sangue e sesso. Delude un po’ il finale e anche i dialoghi sono poco convincenti, anche se il cuore del film sono le immagini.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
4.6/5

Perché ci piace

  • La scelta di puntare dritti a uno splatter senza freni.
  • Gli effetti visivi sono davvero eccezionali.
  • Unire il sesso alla violenza dà vita a scene davvero forti.

Cosa non va

  • Chi si impressiona facilmente meglio resti alla larga da questo film.
  • Il finale lascia parecchio a desiderare.