The Kissing Booth 2, la recensione: Combinare amori, amicizia e possibili futuri

La recensione di The Kissing Booth 2: Netflix scommette nuovamente sulle teen star Joey King e Jacob Elordi per fidelizzare il pubblico teen

RECENSIONE di 24/07/2020
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The Kissing Booth 2: una scena del film con Joey King e Jacob Elordi

Esistono sequel che posseggono una loro indipendenza dal film dal quale derivano ma non è certo il caso delle commedie teen di successo di Netflix, che invece punta tutto sulla dipendenza da personaggi e storie che sono entrate nel cuore e da cui si fa fatica a staccarsi. Prima di entrare in profondità in questa recensione di The Kissing Booth 2, sequel del fortunato film del 2018 con le già star Joey King e Jacob Elordi, bisogna infatti necessariamente recuperare almeno le premesse. C'era una volta Elle, sedicenne orfana di mamma che ha sempre vissuto, fin dalla nascita, in simbiosi con il suo migliore amico Lee (Joel Courtney) e frequentato la loro famiglia (composta da mamma icona del teen movie, Molly Ringwald).

Una lista di regole a definire l'amicizia tra i due, compreso il divieto per Elle di frequentare il fratello più grande di Lee, Noah (Jacob Elordi), il più "tutto" della scuola e cotta di Elle da quando era in fasce. Facile a dirsi fino a che non sarà lo stesso Noah, complice il Kissing Booth, lo stand del bacio alla fiera della scuola, a dimostrare i suoi sentimenti a Elle. Amore e amicizia si contrapponevano in the Kissing Booth e il suo sequel non fa che ripercorrere la stessa strada per imbastirla ancor meglio, approfondire e perché no, introdurre nuovi elementi di contrasto come "i terzi incomodi", lo spettro dell'altro in ogni relazione. Elle sarà combattuta tra il voler far funzionare una relazione a distanza con Noah, partito per Harvard, decidere sul college da frequentare (insieme all'amico Lee o al fidanzato Noah?) e gestire una new entry a scuola, Marco (Taylor Perez).

The Kissing Booth 2 è meno magico del precedente anche se non si accontenta di giocarsi le stesse carte ma ne mette di nuove sul piatto. Il risultato è un film che piacerà soprattutto a chi ha amato molto il primo perché sfrutta l'attaccamento dello spettatore a quei personaggi imperfetti, impacciati e dal futuro solo convenzionalmente imprevedibile. The Kissing Booth, nel suo essere spudoratamente sdolcinato si è conquistato un posto nell'Olimpo dei teen drama targati Netflix per la sincerità delle intenzioni e qualche scena tanto azzeccata quanto memorabile come quella cliccatissima del bacio al fantomatico stand sulle note di Swimming in stars dei Wayfarers. A favorire il seguito di fan, la relazione tra i due protagonisti, Jacob Elordi e Joey King nella vita reale, idillio infranto da Zendaya, attuale compagna di Elordi. The Kissing Booth 2 non riesce a regalare i momenti significativi del primo film ma gli si vuol bene come ad un fratello minore che ancora deve crescere.

Amicizia e Amore

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The Kissing Booth 2: Joey King e Joel Courtney in una scena del film

Come si era detto, l'estate Elle l'ha passata con il suo Noah per gli ultimi momenti insieme prima di Harvard. La ritroviamo impegnata a trovare una sua dimensione in solitaria nel suo senior year mentre Noah si barcamena al college. Sin dai primi momenti The Kissing Booth 2 mostra il suo obiettivo: il traguardo più difficile per tutti i suoi personaggi sarà combinare amicizia e amore ed in mezzo, trovare la propria strada, indipendentemente dalle persone che si hanno accanto, famiglia, amici, fidanzati. Non rendendosene conto Elle cannibalizza tutto il tempo del suo miglior amico a discapito della relazione di lui con Rachel, incontrata al Kissing Booth del film precedente. Anche Noah non sembra ancora aver capito bene come gestire i suoi nuovi amici e amiche di Harvard con la sua relazione dall'altro lato di un computer e degli Stati Uniti. Ancora una volta i film di Netflix per adolescenti e sugli adolescenti si impegnano a cercare di capire cosa significhi avere una relazione e quali sono i giusti compromessi da accettare.

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The Kissing Booth 2: una scena del film

Squadra che vince non si cambia?

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The Kissing Booth 2: Joey King e Taylor Perez in una scena del film

Un detto sportivo dice che "Squadra che vince non si cambia". Sarà vero nello sport ma nel cinema uno schema da seguire può essere rassicurante ma anche rischioso poiché impedisce al film di acquisire la sua particolarità. The Kissing Booth 2 inciampa spesso in questo errore, riproponendo a volte in maniera sistematica musiche, situazioni e dinamiche cambiando solo un personaggio o un elemento nell'equazione. E se è vero che riapprodare in quel Kissing booth a rivangare i bei tempi andati è romanticamente efficace, non si può dire altrettanto, ad esempio, per il solito modo odi et amo con cui il nuovo super bello della scuola entra nella vita della nostra protagonista. A dare al film la stessa freschezza del primo però è sicuramente la voce di Elle, che a modo diario di bordo, ci accompagna nelle vicende e interrogativi della sua vita, soprattutto quando non saremmo in grado di capirlo dal suo viso o dai suoi gesti.

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The Kissing Booth 2: Molly Ringwald in una scena del film

Le parole di Elle sono probabilmente quelle impacciate di Beth Reekles, l'autrice dei libri da cui i film sono tratti e che aveva 15 anni quando ha scritto il primo capitolo della sua piccola grande saga. Poter contare sul contributo degli adolescenti per realizzare un film a loro diretto dovrebbe essere sempre la regola fondamentale da seguire che qui dà prova di essere anche efficace.

Triangoli

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The Kissing Booth 2: Meganne Young, Joel Courtney e Joey King in una scena del film

Un altro fortunato film teen di Netflix, Tutte le volte che ho detto ti amo, nel suo sequel, introduceva l'elemento di disturbo al vissero felici e contenti dei due protagonisti, per testare il loro amore e attirare lo spettatore nel gioco delle preferenze e dei team. The Kissing Booth 2 fortunatamente cade solo parzialmente in questa trappola espandendo il piccolo terremoto causato dall'entrata in scena di Marco ad un disagio più profondo e triangoli ben più difficili da gestire: il Lui, Lei e la migliore amica. Lo dimostra il fatto che Noah sembra aver trovato un'amica, Chloe (Maisie Richardson-Sellers) con cui condividere Harvard ed Elle, come già accennato, è la presenza ingombrante seppur indispensabile nella vita di Lee.

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The Kissing Booth 2: una scena del film con Joey King

The Kissing Booth 2 gira intorno a queste triangolazioni e costringe i suoi personaggi a venirne a capo. In mezzo ad un triangolo si trovano anche personaggi secondari coinvolti da sentimenti che gli amici forse non approverebbero e grazie a questo viene toccata anche una piccola nota LGBTQ+ che non guasta mai. Tutti, in questo sequel, devono scegliere, sono la punta di un triangolo di opzioni e possibili futuri. Questa incertezza è una nota positiva per il film e lo apre commercialmente anche ad un terzo capitolo, ancora da scrivere per Beth Reekles, nominata dal Time tra le 16 teenager più influenti del 2013.

Conclusioni

A fine recensione di The Kissing Booth 2 premiamo il carisma di Joey King nel portare avanti il personaggio di Elle con lo stesso entusiasmo e freschezza del primo film. La pellicola possiede dalla sua la potenza della storia d’amore tra Elle (Joey King) - Noah (Jacob Elordi) che continua a funzionare e l’idea di concentrarsi sulla difficile combinazione amore-amicizia-futuro. A fargli perdere però ingenuità e novità uno schema ripetitivo di dinamiche e situazioni già affrontate nel primo capitolo e che qui risultano ridondanti soprattutto se dilatate sulle due ore di film, lunghe per uno spensierato teen drama. Nonostante i difetti, non si può non rimanere affezionati ai personaggi di questa saga e un terzo capitolo potrebbe anche classificarsi come un guilty pleasure da non perdere.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

2.9/5

Perché ci piace

  • La storia d’amore tra i due protagonisti, le star Joey King e Jacob Elordi, è un traino ancora fortissimo.
  • Punta a definire limiti e compromessi dei rapporti di amicizia e amore.
  • Possiede l'ingenuità e la freschezza del primo.

Cosa non va

  • Non ha scene memorabili come il primo film.
  • Segue lo schema e le dinamiche del primo.
  • Aggiunge nuovi elementi e storie ma non riesce a non dipendere dal primo film né a superarlo.