The Crown 6 parte 2, la recensione: la quiete dopo la tempesta, per salutare la Corona

La recensione di The Crown 6 parte 2, la seconda ed ultima parte dell'ultima stagione disponibile su Netflix dal 14 dicembre, che va a chiudere uno dei progetti più ambiziosi e importanti della piattaforma.

The Crown 6 parte 2, la recensione: la quiete dopo la tempesta, per salutare la Corona

Dopo sette anni, è davvero arrivato il momento (o quasi). Scriviamo con un sapore agrodolce nel cuore la recensione di The Crown 6 parte 2, dal 14 dicembre sul servizio streaming, ovvero l'ultima parte della stagione finale della serie originale Netflix, una delle poche rimaste come hit della piattaforma, più autoriale e di nicchia se vogliamo, meno pop e blockbuster, di fattura sopraffina. Questo almeno fino alla quinta stagione, che aveva fatto molto discutere (noi compresi) per essere diventata un tabloid vivant per colpa della storia tra Carlo e Diana messa al centro. Il serial si era portato uno strascico anche nella prima parte di questa sesta stagione, ancora Diana-centrica con la sua morte in quel terribile incidente del 31 agosto 1997 nella galleria di Parigi, per poi lasciare spazio nel quarto episodio ad un'apertura verso il resto della famiglia reale e ad un barlume di speranza negli spettatori.

Il ritorno della Corona

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The Crown: Dominic West è il principe Carlo in una foto della serie

Barlume che ci sembra confermato e in cui abbiamo fatto bene a credere e dare fiducia. I cinque (su sei, sul finale torneremo in un altro articolo) episodi che abbiamo potuto vedere in anteprima riprendono da qualche tempo dopo la morte di Diana, con i figli William e Harry oramai adolescenti (un convincente Ed McVey e un ribelle Luther Ford) e il primo che vuole tornare nell'ambiente scolastico nonostante il padre non sia totalmente convinto. C'è grande conflitto fra loro dopo la perdita e intervengono i nonni per provare a sanarlo. È un'elaborazione del lutto molto particolare per tutta la Corona, che finalmente torna protagonista. Torna la scrittura di Peter Morgan, a cui ci aveva abituato nelle prime quattro stagioni, solo leggermente ancora debitrice della trama legata alla Principessa del Popolo, e tornano gli episodi monografici, mentre la storia orizzontale prosegue sempre più verso i giorni nostri. Non troppo, perché arriviamo comunque alle prime frequentazioni tra William e Kate (una timida e convincente Meg Bellamy), che divengono centrali ma non a tal punto da fagocitare e oscurare il resto della trama, proprio come erano riusciti ottimamente a fare gli emergenti Josh O'Connor ed Emma Corrin nelle stagioni 3 e 4. I due giovani interpreti hanno chimica e convincono (soprattutto lui) e di lei viene raccontata la "missione" della madre che fece in modo che l'incontro tra i due non fosse casuale, a tutti i costi.

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Il ritorno degli episodi monografici

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The Crown: una foto della sesta stagione

Si passa quindi dal rapporto tra la Regina e il suo ultimo ministro nella serie, Tony Blair (finalmente Bertie Carvel ha modo di mostrare il suo apporto allo show, e convince), e quindi alla relazione tra la Monarchia e lo Stato, che è un ideale continuo con quanto mostrato nella quinta stagione attraverso la metafora della nave reale e della tv di servizio pubblico inglese. Imelda Staunton finalmente può dare la dimostrazione del proprio talento come Elisabetta II.

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The Crown: Lesley Manville è la principessa Margaret

Continua - e trova un proprio epilogo - la storyline della Principessa Margherita (Lesley Manville è meravigliosa in quella puntata) e del suo rapporto da sempre conflittuale eppure pieno di affetto e rispetto reciproco con la sorella maggiore, e Staunton e Manville dimostrano grande chimica come mai prima d'ora - complimenti ancora una volta ai responsabili del casting della serie perché vedremo due giovanissime Elisabetta e Margherita che fanno quasi impressione per quanto siano identiche a Claire Foy e Vanessa Kirby. Non manca poi l'episodio dedicato al Giubileo d'Oro della Regina e soprattutto, ancora una volta, alle relazioni, con una serie di dialoghi che ricordano le perle di scrittura a cui abbiamo assistito soprattutto durante le stagioni 3 e 4 e che questa volta coinvolgono i fratelli e le sorelle di questa storia vera.

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Il ritorno dei confronti e parallelismi

"È dura essere i numeri 2". "Ma anche i numeri 1, e tu ne sai qualcosa".

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The Crown: Meg Bellamy ed Ed McVey in una foto della serie

Proprio i rapporti sono l'elemento centrale della sesta stagione di The Crown, e ciò che forse era mancato nella precedente troppo incentrata su un'unica relazione e sulle sue conseguenze e ramificazioni per il resto dei personaggi. Emblematico è quello tra William e Harry, fatto di alti e bassi com'è normale tra fratelli ma in questo caso acuito dal fatto che sono rimasti orfani della madre ancora bambini e soprattutto di fronte all'opinione pubblica. Proprio quest'ultima è ancora una volta ciò che muove la Corona: dall'attenzione indesiderata da parte della stampa per William, per come in un certo senso ereditò l'amore della folla e del popolo dalla madre (che già aveva reso Carlo e Diana conflittuali durante il loro matrimonio), e dalla pressione di doverne seguire le orme pur non essendo lei, odiandola allo stesso tempo per averlo lasciato solo a combatterla.

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The Crown: una scena con William e Harry

Fino al parallelismo tra i due fratelli ed Elisabetta e Margherita. Proprio il rapporto tra William e la nonna è estremamente affettuoso (e credibile), per come la Regina volesse tutelare il più possibile i nipoti dall'accanimento e dall'ossessione della stampa, e per come - in seguito alla morte di Diana e a ciò che ne è conseguito - per la prima volta la Regina metta davvero in discussione se stessa e la Corona del titolo. Per fortuna, dato che la Margherita di Helena Bonham Carter aveva detto nella quarta stagione: "Possibile che in questa famiglia non impariamo mai?". Forse invece Peter Morgan ha imparato la lezione.

Conclusioni

Siamo un po’ sollevati alla fine della recensione di The Crown 6 parte 2 nel poter dire che la serie Netflix torna alla struttura monografica e alla qualità a cui ci aveva abituato nelle prime quattro annate. Rimane un po’ claudicante a causa del peso degli episodi precedenti, ma risulta comunque più convincente e coinvolgente. Così come il nuovo casting (l’ultimo) per i personaggi più giovani (William su tutti) e i rapporti e le relazioni messi al centro di queste puntate, aspettando con circospezione, curiosità e un po' di malinconia il finale di serie.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
3.7/5

Perché ci piace

  • Il ritorno degli episodi monografici.
  • I giovani interpreti di William e Kate convincono e non divengono il fulcro della stagione.
  • Il commiato della Margherita di Lesley Manville.
  • La politica del Tony Blair di Bertie Carvel.

Cosa non va

  • Gli episodi perdono un po’ di ritmo.
  • Questa parte risulta leggermente sfilacciata.