The Americans

2013 - 2018

The Americans: il lungo, doloroso, magnifico addio

Con START, decimo episodio di una sesta stagione praticamente perfetta, cala il sipario sul meraviglioso spy thriller creato da Joe Weisberg e sulla drammatica epopea della famiglia Jennings nell'America della Guerra Fredda. La nostra recensione dello struggente finale di una delle migliori serie TV del decennio.

But it's written in the starlight and every line in your palm/ We're fools to make war on our brothers in arms

The Americans: Keri Russell nell'episodio Start

Sono la voce malinconica di Mark Knopfler e le note della più bella canzone dei Dire Straits ad offrire il contrappunto musicale di START. Al cuore di un episodio di oltre un'ora di durata, per quattro interi minuti è la stupenda Brothers in Arms a scandire il percorso dei diversi personaggi e il comune destino di sofferenza che li lega: un uomo che trascorrerà il resto della propria vita in prigione; un padre che non riabbraccerà più il figlio; un agente dell'FBI che ha tradito i suoi doveri; e una famiglia costretta a seppellire - letteralmente - il proprio passato.

START giunge al termine di una stagione semplicemente sbalorditiva: perché sebbene dal suo debutto sulla FX, il 30 gennaio 2013, The Americans abbia sempre mantenuto standard altissimi, questa sesta stagione costituisce davvero lo zenit per la spy story firmata da Joe Weisberg e Joel Fields. Una costruzione narrativa calibrata al millimetro, che negli scorsi mesi ci ha regalato innumerevoli sequenze magistrali e che, con il decimo e ultimo episodio, fa calare il sipario su una serie gigantesca, per la quale non era possibile augurarsi una conclusione più 'giusta' ed emozionante.

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Brothers in arms

The Americans: Keri Russell e Matthew Rhys nell'episodio Start

Dopo Jennings, Elizabeth , una puntata segnata da colpi di scena, cambiamenti di fronte e un'incombente minaccia per la sicurezza dei protagonisti, in START assistiamo al crollo del mondo dei Jennings: quella "doppia vita", al riparo dietro l'apparenza dell'American way of life, in procinto di essere spazzata via. E mentre la tenaglia dell'FBI si fa più stretta di minuto in minuto, Philip (Matthew Rhys) ed Elizabeth (Keri Russell) devono maturare una terribile decisione: abbandonare negli Stati Uniti il secondogenito Henry (Keidrich Sellati). "Il suo futuro è qui", osserva Philip, mentre nel suo volto e in quello di Elizabeth prende forma la sommessa disperazione di due genitori consapevoli che non rivedranno mai più loro figlio. Si tratta di un breve, doloroso dialogo che anticipa un altro confronto fatidico: quello con il loro vicino di casa Stan Beeman (Noah Emmerich).

The Americans: Noah Emmerich nell'episodio Start

L'incontro fra Stan e i Jennings nella penombra di un garage rappresenta una delle pagine più potenti dell'intera storia di The Americans: una macrosequenza di ben dodici minuti in cui, per la prima volta, i personaggi principali della serie lasciano cadere le maschere della finzione per lasciar emergere la verità. Dal castello di menzogne che comincia a sgretolarsi, una frase dopo l'altra, alla rassegnata ammissione di Philip: "Avevamo un lavoro da compiere". Non c'è azione, in questa scena, non ci sono sparatorie né inseguimenti, ma il faccia a faccia fra Stan e Philip non potrebbe essere più teso e straziante: perché si tratta della resa dei conti tra due amici fraterni, due uomini che per quasi un decennio hanno condiviso gioie e frustrazioni, quotidianità e confidenze, e che di colpo si scoprono divisi da forze al di fuori del proprio controllo.

The Americans: Matthew Rhys nell'episodio Start

"Tu eri il mio unico amico, in tutta la mia vita di merda", afferma Philip, al cospetto di uno Stan sempre più attonito e sconvolto, nel corso della sua lunga confessione, tra i vertici emotivi dell'episodio e della serie: la confessione di un uomo il cui universo sta andando in pezzi e che ora si trova sull'orlo del baratro, contemplando l'abisso. E per una volta, le esistenze di tre piccole persone si intrecciano con le sorti di un intero paese: un paese messo a repentaglio dal tentativo, da parte dei vertici del KGB (ovvero i superiori dei Jennings), di rovesciare la leadership di Mikhail Gorbachev, incrinando le prospettive di pace fra Unione Sovietica e Stati Uniti. Stan lo capisce, ma forse capisce ancora di più le motivazioni di un padre di famiglia che desidera, più di ogni altra cosa, portare in salvo i propri cari.

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With or without you

The Americans: Keidrich Sellati nell'episodio Start

Non è l'ultimo addio che Philip ed Elizabeth dovranno sostenere in un episodio imperniato sul progressivo e definitivo distacco da tutto ciò che è stata la loro vita fino ad allora: ecco dunque, poco più tardi, l'ultima telefonata al figlio Henry, che nel suo college nel New Hampshire, completamente ignaro della situazione, ascolta con svagata perplessità le dichiarazioni d'affetto dei suoi genitori. Tenuto all'oscuro sulle proprie radici e sulle reali attività di Philip ed Elizabeth, Henry ha preso una direzione che lo ha portato ad allontanarsi - fisicamente ed emotivamente - dalla sua famiglia, come già mostrato in precedenza negli episodi Rififi e Harvest . E la stridente differenza fra l'atteggiamento distratto del ragazzo e l'implicita sofferenza dei genitori rende questa scena ancora più dilaniante.

The Americans: Matthew Rhys in una scena dell'episodio Start

Quando, quella sera, Philip entra in un McDonald's per comprare la cena, non potrà fare a meno di soffermarsi sull'immagine di una famiglia che cena allegramente in un angolo del locale: una perfetta famiglia americana, proprio come quella che lui stesso ha costruito con Elizabeth e alla quale ora deve rinunciare. Gli stati d'animo dei personaggi, in tali frangenti, non hanno bisogno di parole: dal senso di sconfitta e di perdita di Stan, il quale trova conforto fra le braccia di Renee (Laurie Holden), forse a sua volta una spia sovietica, all'angoscia ben dissimulata di Philip ed Elizabeth durante un controllo dei documenti a bordo del treno, ad accentuare la forza emotiva di queste sequenze è l'inconfondibile With or Without You degli U2, uno dei brani-simbolo di quel 1987 in cui si svolge la sesta stagione.

The Americans: MAtthew Rhys e Keri Russell nel finale di serie
The Americans: Holly Taylor in Start

Ma la ripartenza del treno ha in serbo un'altra, scioccante sorpresa: Paige (Holly Taylor) ha deciso di interrompere la propria fuga con i genitori e di rimanere sul suolo americano. E la regia di Chris Long ci consegna questa rivelazione con un'immagine silenziosa e implacabile: la sagoma di Paige, in piedi sulla banchina della stazione, nell'atto di rivolgere un estremo sguardo al padre e alla madre, dall'altra parte del finestrino. Un addio inaspettato, affidato ai primi piani sgomenti di Matthew Rhys e Keri Russell - artefici di due prove d'attore veramente superbe - e alla reiterazione di quel verso emblematico, "And you give yourself away".

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"Ci abitueremo"

The Americans: Keri Russell in una scena dell'episodio Start

Ed è ancora un'altra macrosequenza quasi del tutto priva di dialoghi ad offrire l'epilogo dell'episodio e della serie: il viaggio di Philip ed Elizabeth in Russia, un "ritorno a casa" consumato in un clima funereo. Ma lungo il percorso c'è il tempo per una rapida sosta: una panoramica di Mosca, con le luci della città in lontananza che rischiarano le tenebre della notte. Philip ed Elizabeth, o piuttosto Mischa e Nadezhda, sono salvi, sono rientrati in patria, ma sono anche inesorabilmente soli. Osservano un luogo che una volta, più di vent'anni prima, chiamavano "casa", ma che ora gli appare come una terra sconosciuta. Contemplano il bilancio di scelte alle quali non è possibile porre rimedio, domandandosi come sarebbe stata la loro vita se non fossero mai diventati due Americans.

The Americans: una scena del finale di serie

L'ultimo pensiero, l'ultimo momento prima del sipario, è per ciò che avevano di più caro e che ormai sono coscienti di aver perduto. "Se la caveranno", mormora Elizabeth; "Si ricorderanno di noi", aggiunge Philip. Ma gli esseri umani, come i Jennings ci hanno dimostrato più volte, sono creature dotate di una resistenza formidabile: perfino di fronte al dolore più atroce, al più incolmabile dei vuoti. "È strano", commenta con amarezza Philip; "Ci abitueremo", gli risponde, in russo, Elizabeth.

The Americans: il lungo, doloroso, magnifico addio
Stefano Lo Verme
Redattore
5.0 5.0
Cinecittà World
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