Doveva essere l'occasione del rilancio dopo quasi 8 mesi di stop forzato causa inatteso boom di La Ruota della Fortuna, ma il ritorno in tv di Striscia la Notizia con promozione in prime time su Canale5 si è trasformato in un ampiamente prevedibile De Profundis.
Potrebbe voler dire definitiva chiusura per la quasi quarantennale creatura di Antonio Ricci? Incapace di evolvere, cambiare, scrollarsi di dosso un linguaggio televisivo che negli ultimi 30 anni è inevitabilmente mutato, se non fosse che a Cologno Monzese qualcuno non se ne è ancora reso conto.
Quasi 40 anni e sentirli tutti
Alla vigilia dello sbarco in prima serata dopo decenni di access prime time, Ezio Greggio, Enzo Iacchetti e Antonio Ricci avevano promesso una Striscia la Notizia rinnovata, con l'abito buono da Gran Galà. Avevano garantito novità dopo le ultime complicate edizioni che avevano visto l'odiato Affari Tuoi doppiarla quasi ogni sera in termini di telespettatori e di share, prima con Amadeus e a seguire con Stefano De Martino.
Ma a parte la moltiplicazione delle Veline e la band dal vivo diretta dal maestro Demo Morselli, il programma ha puntualmente ribadito tutta la propria stanchezza. Le sue insostenibili risate finte, gli effetti sonori anni '90, le battute da cabaret da millennio passato, il polveroso Gabibbo e il ritrovato Dario Ballantini in pochi riusciti abiti presidenziali, rubriche e servizi "sociali" troppo spesso sovrapponibili a Le Iene che non hanno portato nulla di particolarmente rivoluzionario. Pezzi da novanta come Maria De Filippi sono stati costretti a seminare "cacchine" di plastica ad automobilisti indisciplinati nell'occupare parcheggi per i disabili.
Persino il famigerato Tapiro d'Oro è stato parzialmente snaturato, svuotato di senso con motivazioni flebili da brandire pur di cedere a consegne rumorose a personaggi di un certo peso come Fiorello, Checco Zalone, Laura Pausini e Carlo Conti.
Neanche l'aver accolto inviati 'guest star' come Alex Del Piero e provato a cavalcare polemiche legate alla diffida di Enzo Iacchetti a Meta e al Gabibbo aggredito durante un servizio hanno aiutato Striscia la Notizia a giustificare una promozione in prime time che a molti era apparsa forzata. Il contentino Mediaset per una colonna come Antonio Ricci a cui già avevano 'depotenziato' Paperissima Sprint la scorsa estate, catapultata improvvisamente nel primo pomeriggio di Italia 1 per lasciare spazio alla travolgente Ruota della Fortuna di Gerry Scotti.
C'era anche chi aveva malignato immaginando un'autentica furbata da parte di Pier Silvio Berlusconi, talmente cosciente dell'insensata prima serata da mandare consapevolmente Striscia la Notizia a sbattere, in moto tale da giustificarne la successiva definitiva chiusura.
Una fine eventuale, per lo storico format, che appare più vicina che mai, visti i risultati a cui Striscia la Notizia è andata incontro nell'ultimo mese.
Il tracollo Auditel
Cinque le puntate previste di questa versione serale, con buon esordio il 22 gennaio dettato quasi esclusivamente da una curiosità di fondo nell'ammirare la potenziale 'nuova' Striscia con tanto di Maria De Filippi 'inviata'.
2.783.000 telespettatori con uno share del 18.6% hanno ammirato il ritorno di Greggio e Iacchetti su Canale5, con Don Matteo 15 su Rai1 comunque vincitore di serata grazie ai 3.770.000 spettatori con share al 22.8%. Ma l'effetto novità ha presto lasciato il segno, perché giovedì 29 gennaio la 2a puntata di Striscia la Notizia è immediatamente precipitata, con 1.807.000 telespettatori e share al 12.3%.
In sette giorni Canale5 ha lasciato per strada quasi un milione di telespettatori e oltre 6 punti percentuali, con Don Matteo 15 in crescita a quota 3.901.000 telespettatori e share al 23.4%. Con la 3a puntata del 5 febbraio Antonio Ricci è riuscito persino a far peggio, con appena 1.717.000 telespettatori e share all'11%, rispetto ai 4.055.000 spettatori con share al 23.2% di Raoul Bova in abiti talari.
Un vero affronto per la prima serata di Canale5, più che doppiata dalla concorrenza diretta di Rai1. Numeri tendenzialmente replicati con la 4a puntata di Striscia la Notizia del 12 febbraio, vista da 1.773.000 telespettatori con share all'11.7% rispetto ai 3.790.000 telespettatori pari al 23.2% di share di Don Matteo 15.
Numeri che di fatto certificano l'inadeguatezza di una versione XXL di un programma nato negli anni '80, esploso negli anni '90, decollato nei primi anni '2000 con una 15esima edizione da quasi 9 milioni di telespettatori di media a puntata.
Dall'anno del Covid-19 in poi, però, Striscia è andato incontro ad un calo irreversibile e sempre più rumoroso, tanto da scendere per la prima volta sotto i 3 milioni di telespettatori di media nella stagione 2024-2025 e addirittura sotto i 2 milioni di telespettatori in questa prima e probabilmente ultima esperienza in prime time.
Striscia la Notizia, è la fine di un'era?
Perché c'è un tempo per tutto anche da un punto di vista televisivo con idee inevitabilmente bisognose di svecchiamento totale e di rubriche che non scimmiottino quanto oramai ampiamente visibile in rete tra Instagram, X e TikTok.
Se La ruota della fortuna ha saputo rianimarsi quando sembrava impossibile anche solo tornare a girare, altrove è forse tempo di un rapido ma inevitabile pensionamento, prima che quanto di buono precedentemente fatto venga, mediaticamente parlando, cancellato da reiterate cadute Auditel.
Tanto da far sorgere una semplice domanda: dopo stasera rivedremo mai Striscia la Notizia su Canale5? E se sì, assisteremo mai alla consegna di un Tapiro d'Oro ad Antonio Ricci?